Con la sentenza n. 4301 del 21 febbraio 2013 la Suprema Corte ha chiarito che il datore di lavoro può esigere dal dipendente lo svolgimento di mansioni dequalificanti se queste ultime si risolvono in adempimenti che implicano un circoscritto impegno temporale e non intaccano lo svolgimento in prevalenza delle mansioni confacenti all'inquadramento di appartenenza.
Legittimamente operano dunque l'azienda o l'ente datore di lavoro che adibiscono il dipendente a mansioni inferiori per esigenze di servizio se allo stesso tempo assicurano in modo prevalente e assorbente l'espletamento di quelle concernenti la qualifica di appartenenza.
Ciò accade, ad esempio, secondo i Giudici di Legittimità, allorquando l'espletamento di mansioni inferiori implichi un impiego di energie lavorative di breve durata (nel caso di specie si era trattato di soli quattro mesi) e pertanto non incide in modo prevalente sullo svolgimento delle mansioni di appartenenza.
La circostanza esclude che possa proprio discutersi di "mutamento di mansioni" in pejus.
