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Quando è legittimo il trasferimento del lavoratore

del 02/01/2013

Quando è legittimo il trasferimento del lavoratore

E’ concessa al datore di lavoro ampia discrezionalità nel disporre i trasferimenti individuali di lavoratori, a patto che questi avvengano da un'unità produttiva ad altra unità produttiva, nell'ambito della stessa azienda e che siano motivati da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive.

Il controllo sulla legittimità del trasferimento è limitato all'accertamento della sussistenza delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive richieste dalla legge, mentre è insindacabile la scelta del datore di lavoro effettuata tra le diverse soluzioni organizzative adottabili (cfr. Cass. n. 27/01).

In via generale, la giurisprudenza individua i seguenti ulteriori limiti rispetto a quelli legali: i motivi del trasferimento devono sussistere al momento in cui questo viene deciso e non in un momento successivo (cfr. Cass. n.1203/89); le ragioni del trasferimento devono essere di carattere oggettivo e non possono essere determinate da valutazioni soggettive del datore di lavoro (cfr. Cass. n. 5320/06); deve sussistere un rapporto di causalità tra ragioni organizzative e la necessità di trasferire il lavoratore (Pret. Milano 21/10/1982); il trasferimento deve essere finalizzato al miglior funzionamento dell'azienda e la scelta del dipendente deve derivare dalle particolari attitudini di quest'ultimo a ricoprire il nuovo posto di lavoro (Cass. n. 3065/76).

Altre limitazioni possono poi essere contenute nei contratti collettivi. Il trasferimento che soddisfa tutti i suddetti requisiti è sicuramente legittimo e il lavoratore non può opporvisi. In caso di rifiuto da parte del lavoratore, non motivato da valide ragioni, il datore di lavoro può disporre legittimamente licenziamento per giustificato motivo soggettivo.

E' il caso di una recente sentenza della Corte di Cassazione, sez. Lavoro, che ha confermato e arricchito i suddetti principi. Con la sentenza n. 20614 del 22/11/12, infatti, la Suprema Corte ha ritenuto legittimo il licenziamento di un lavoratore che aveva rifiutato il trasferimento ordinatogli dall’azienda, finalizzato ad incrementare la produttività di un suo stabilimento.

La Corte ha sottolineato come il potere datoriale di determinare il luogo della prestazione lavorativa e di trasferire il lavoratore da una unità produttiva ad un'altra è esercitabile a patto che sussistano ragioni tecniche, organizzative e produttive per l'impresa e salvo che, per disposizione di contratto collettivo o individuale, al momento inesistente, non venga stabilito  che la prestazione lavorativa debba essere effettuata in un determinato luogo.

Nel caso in oggetto i giudici hanno avuto modo di accertare che realmente era sorta per la società la necessità di procedere ad un incremento produttivo presso la sede ove era stato disposto il trasferimento dell'operaio, e che effettivamente, a seguito del licenziamento di quest'ultimo, la stessa società aveva provveduto ad assumere un altro operaio, come comprovato attraverso il libro matricola.

Per questo motivo finisce per rivelarsi non decisiva la dedotta e contrastata circostanza della riduzione dell'organico complessivo dell'impresa in determinati periodi.

La Corte, pertanto, non ha fatto altro che applicare quei principi, di cui dicevamo poco fa, in presenza dei quali il trasferimento è sempre legittimo e il lavoratore non può opporsi, pena il licenziamento.

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