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Intervista a Buzzetti (ANCE) sul futuro dell'Edilizia

del 04/12/2012

Intervista a Buzzetti (ANCE) sul futuro dell'Edilizia

 “Non si può parlare di un problema di domanda nel nostro Paese, anzi. Il bisogno di casa c’è ed è ancora molto forte”: Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance – l’Associazione nazionale costruttori edili, aderenti a Confindustria – non ha dubbi. Il futuro dell’edilizia, che naturalmente riguarda da vicino quello della professione dell’architettura, non ha un problema di scarsa domanda, ma di burocrazia, tassazione e credito difficile.


 

“La domanda c’è”, continua Buzzetti, “e questo non solo per un fatto culturale, poichè la casa rappresenta il bene primario per le famiglie italiane, quello su cui investire i risparmi di una vita e riporre le speranze di un futuro sereno per i figli, ma anche perché i nuclei familiari che si formano ogni anno sono in costante crescita. Pensiamo proprio all’incremento di immigrati o alle giovani coppie: dal confronto tra abitazioni messe in cantiere negli ultimi anni e nuove famiglie risulta un fabbisogno potenziale di circa 600 mila unità. Quindi le difficoltà del mercato vanno individuate sotto altri aspetti: la forte incertezza dei cittadini dovuta alla crisi economica, la paralisi nell’erogazione dei mutui, che si sono praticamente dimezzati, la scure dell’Imu che è stata la vera patrimoniale sulla casa”.




>Però, presidente, la spinta propulsiva sulle grandi infrastrutture che si sperava dal governo Monti si direbbe esaurita, anzi mai partita. Concorda e, se sì, per quali ragioni?

“Il problema delle infrastrutture in Italia è legato alla scarsità di risorse pubbliche. Sempre meno fondi vengono infatti destinati agli investimenti infrastrutturali, seppure strategici. Naturalmente il rilancio delle grandi opere è un obiettivo importantissimo, che l’Ance condivide. Tuttavia, dev’essere tenuto anche presente il fatto che il Paese necessita, oltre alle grandi infrastrutture, di interventi di dimensioni adeguate alle problematiche che lo caratterizzano; pensiamo, ad esempio, alla necessità di mettere in sicurezza il territorio, o ai numerosi interventi che devono essere realizzati nelle scuole, o, ancora, al costante bisogno di manutenzione della rete stradale e autostradale. In questo senso, quindi, riveste un interesse fondamentale anche l’incentivazione di interventi a carattere medio piccolo, che, peraltro, garantirebbero il coinvolgimento delle realtà imprenditoriali di minori dimensioni. Quanto alle azioni di governo, posso dire che con il Decreto Salva Italia è stato opportunamente introdotto nel Codice dei contratti il principio secondo cui le stazioni appaltanti devono, laddove possibile ed economicamente conveniente, suddividere gli appalti in lotti funzionali, nonché quello che afferma che la realizzazione di grandi infrastrutture deve garantire modalità di coinvolgimento delle piccole e medie imprese. Questo primo passo, secondo l’Ance, merita indubbiamente un apprezzamento, ma ritengo che siano necessarie ancora ulteriori misure, che possano dare concretezza ai principi in questione”.




>Le gare al massimo ribasso sono criticate da tutti – ultimo a farlo è stato, con grande forza, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni - ma restano il criterio prevalente per l'assegnazione dei grandi appalti: pensa che si riuscirà a superarle?

“Anche questo è un tema delicato, in merito al quale l’Ance si è sempre spesa nelle sedi opportune. Sebbene, infatti, la legge preveda la possibilità di utilizzare il massimo ribasso come criterio di aggiudicazione, accanto a quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, i fatti dimostrano che il fenomeno dei ribassi temerari nuoce gravemente al mercato e costringe le imprese a concorrere in condizioni non eque, finendo talvolta per privilegiare chi utilizza pratiche spregiudicate. Proprio per scoraggiare il fenomeno dei ribassi temerari, l’Ance ritiene che, per i contratti sotto soglia comunitaria, sia sempre preferibile il ricorso all'esclusione automatica delle offerte anomale, ora previsto in via facoltativa. Criterio che, però, necessita di alcuni correttivi, che l’Ance sollecita da tempo. In particolare, proponiamo di individuare mediante sorteggio, da fare nella fase successiva alla presentazione delle offerte, il criterio per la determinazione della soglia di anomalia, oltre la quale procedere all’esclusione automatica. Tale elemento di casualità appare più che idoneo a scongiurare pratiche distorsive, nonchè a contenere il fenomeno dei ribassi troppo marcati. Questa proposta realizzerebbe pienamente sia gli interessi delle imprese serie, che operano sul mercato onestamente e nel pieno rispetto delle regole, sia delle amministrazioni aggiudicatrici, che potrebbero contare su un meccanismo efficace per la selezione della migliore offerta per la realizzazione dell’opera”.




>Si era sperato molto nell'housing sociale delle Fondazioni: è una realtà importante, a suo avviso, o è ancora troppo piccola per essere rilevante?

“Va detto innanzitutto che in questo momento l’housing sociale è fondamentale non solo per rilanciare l’attività del settore, ma per rispondere ai bisogni della collettività e dare una spinta importante alle trasformazioni urbane. Il ruolo delle Fondazioni va sicuramente valutato favorevolmente ma deve essere realmente sinergico rispetto a quello delle imprese. Ritengo anzi che in questa difficile fase economica sia ancora più utile per aiutare a superare la stretta del credito, con la messa in campo di linee di finanziamento mirate per i soggetti deboli. Considero quindi l’impegno delle Fondazioni, così come di altri soggetti di estrazione finanziaria (Cdp, Casse di previdenza), soprattutto finalizzato a sostenere la domanda e a supportare la fase gestionale degli interventi piuttosto che la loro promozione, che per esperienza e know how  “spetta” alle imprese di costruzione”.

 

 

>Recentemente l'architetto Portoghesi ha affermato che la nostra edilizia non decolla perchè minata da un'eccessiva pervasività della delinquenza organizzata. Concorda o le sembra un'affermazione eccessiva?

“E’ innegabile che l’intera filiera delle costruzioni sia da sempre oggetto dei tentativi di infiltrazioni da parte di operatori sleali e senza scrupoli, pronti ad aggirare le regole. Un fenomeno che in questo momento di crisi economica si fa ancora più preoccupante e che l’Ance ha sempre combattuto con forza, convinta che è nel rispetto della legge e nella trasparenza che si tutelano i diritti delle imprese e dei cittadini. Ed è proprio per sostenere e difendere la legalità su tutto il territorio che abbiamo proposto le “white list” dei soggetti che operano nelle attività a rischio. Uno strumento molto importante che è stato inserito nella legge anticorruzione e ci auguriamo diventi obbligatorio come già previsto per la ricostruzione in Emilia Romagna. Detto questo, ritengo che il vero ostacolo al decollo dell’edilizia nel nostro Paese sia la burocrazia opprimente, che dilata e rende inaccettabili i tempi di realizzazione delle opere, ostacolando l’attività degli imprenditori corretti che si trovano ad operare tra mille difficoltà e soffocati da una giungla di norme spesso ridondanti e contraddittorie.

 

 

>La sburocratizzazione del sistema è sufficiente o mancano ancora molti passi?

“Sicuramente dei passi in avanti in questo senso ci sono stati, e penso ad esempio al Piano città, che prevede importanti semplificazioni. Nel Piano trovano ampio spazio, infatti, interventi di demolizione e ricostruzione, come già da tempo avviene in Europa, in una logica non solo di sostituzione del singolo edificio ma di recupero e rigenerazione di ampie parti della città. Ma bisogna ancora lavorare molto e con decisione sul terreno della semplificazione burocratica, specie sul fronte fiscale, che rappresenta una delle micce fondamentali per far ripartire concretamente il settore”.

 

 

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