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Quando la condotta del pedone è causa del sinistro

del 03/09/2012

Quando la condotta del pedone è causa del sinistro
Numerosi sono i casi in cui la condotta del pedone è causa parziale od esclusiva del verificarsi di un sinistro nel cui egli è inevitabilmente la vittima. Purtroppo oggi come oggi una forte disinformazione affligge l'utente comune, il che, di concerto con la notevole intensità di traffico acquisita lungo le nostre strade, può sovente portare ad esiti più o meno spiacevoli. La presenza delle "strisce pedonali" non autorizza all'attraversamento indiscriminato e, soprattutto, non è garanzia di incolumità. Occorre al riguardo ricordare come il pedone sia assimilato all'utente della strada e dunque debba soggiacere ai medesimi obblighi di prudenza.

In caso di loro inosservanza, nel malaugurato caso d’investimento da parte del conducente di un veicolo, la responsabilità dell’accaduto può ricadere, parzialmente o integralmente, sulla stessa vittima. Numerosi sono gli articoli del Nuovo Codice della Strada che impongono particolari obblighi di comportamento, oltre che ai conducenti di un autoveicolo, anche ai pedoni. Così è ad esempio per la circolazione a piedi negli appositi spazi (Art.190): "I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qual ora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione."Quest'ultima norma è spesso disattesa ed è principale causa di sinistri data l'impossibilità per il pedone di percepire tempestivamente i veicoli provenienti da tergo ed evitare ad esempio movimenti anomali o improvvisi.

La stessa rilevanza è data dall'obbligo di evitare in tali situazioni la marcia appaiata: "da mezz'ora dopo il tramonto del sole a mezz'ora prima del suo sorgere, ai pedoni che circolano sulla carreggiata di strade esterne ai centri abitati, prive di illuminazione pubblica, è fatto obbligo di marciare su unica fila. L'uso delle zebrature è ovviamente sacrosanto e la mancata osservanza di tale elementare precetto configura una grave responsabilità: "i pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei sovrappassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sè o per altri."
Quest'ultima frase è chiara nell'identificare l'incidenza causale di un comportamento imprudente nella causazione del sinistro e quindi (fatte salve tutte le opportune valutazioni del caso) di alleggerire il profilo di responsabilità del conducente il veicolo investitore.
Ancora, è indispensabile mantenere la massima prudenza nelle sezioni stradali particolari: "È vietato ai pedoni attraversare diagonalmente le intersezioni; è inoltre vietato attraversare le piazze e i larghi al di fuori degli attraversamenti pedonali, qualora esistano, anche se sono, distanza superiore a quella indicata nel comma 2." I cento metri cioè in questi casi non rilevano più e l'uso delle strisce pedonali è tassativo.
Ovviamente, l'ingombro della carreggiata deve essere risolto al minor tempo possibile, ovvero non è ammesso fermarsi a chiacchierare o a svolgere altre attività futili: "È vietato ai pedoni sostare o indugiare sulla carreggiata, salvo i casi di necessità; è, altresì vietato, sostando in gruppo sui marciapiedi, sulle banchine o presso gli attraversamenti pedonali, causare intralcio al transito normale degli altri pedoni." Difatti, come ricorda quest'ultimo passaggio, in questa maniera si può creare pericolo per gli altri oltre che per se stessi. Al di fuori delle zebrature è indispensabile agire con la massima prudenza e dando la precedenza a tutto il traffico veicolare: "I pedoni che si accingono ad attraversare la carreggiata in zona sprovvista di attraversamenti pedonali devono dare la precedenza ai conducenti."
Una discreta casistica di sinistri anche molto gravi riguarda l'attraversamento in corrispondenza di fermate del servizio pubblico e di scuole o altri luoghi di grande frequenza: "È vietato ai pedoni effettuare l’attraversamento stradale passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate."
Per questi ed altri motivi, in sede di accertamento penale, così come durante il procedimento civile, laddove si tratti di un sinistro coinvolgente un pedone ed un veicolo investitore, è compito dell'organo inquirente o giudicante valutare se il comportamento del pedone abbia potuto essere esente da responsabilità ovvero possa essere considerato concausa piuttosto che causa esclusiva dell’accaduto.
Non si pensi che quest'ultimo caso sia esente da riscontro nella pratica.
Secondo giurisprudenza, ad esempio, il pedone deve assicurarsi della possibilità di attraversamento non solo al momento iniziale dell’immissione sulla carreggiata, ma durante tutto lo svolgimento dell’attraversamento e fino al suo completamento. Questo perché egli deve conservare la possibilità di interrompere immediatamente l'attraversamento non appena si dovesse configurare una situazione di pericolo.
Tanto vale anche nel caso di attraversamento sulle apposite strisce pedonali, ove i pedoni sono sempre tenuti ad assicurarsi che l’attraversamento non costituisca pericolo per sé o per la circolazione.
La Corte di Cassazione con sentenza del 2001 ha definito la figura del "pedone pirata", con riferimento ad un sinistro avvenuto sulle strisce pedonali nel quale l'automobilista non è stato riconosciuto responsabile dell’accaduto: "Le strisce non impongono al conducente dell'auto l'obbligo di fermarsi in ogni caso, come invece il segnale di stop, ma solo di moderare la velocità nell'approssimarsi alle stesse". Laddove il "pedone pirata" attraversi all'improvviso o comunque persista nei propri intenti nonostante il veicolo sia troppo vicino per compiere l'attraversamento in sicurezza, rimanendo investito, la colpa di quanto accaduto è soltanto sua, non del conducente, il quale non può far fronte ad una circostanza dal Codice della Strada definita "imprevedibile".

In quest'ottica è dunque da ritenersi fortemente imprudente oltre che colposa la condotta di quanti a piedi, forzino l'attraversamento creando una situazione di pericolo, al di fuori o dentro le strisce pedonali.

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