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Calcio scommesse: giustizia ordinaria e sportiva

del 07/06/2012

Calcio scommesse: giustizia ordinaria e sportiva
I recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti calciatori, allenatori e dirigenti di serie A e B nello scandalo del calcio scommesse rilevano sul doppio piano del diritto penale e del diritto sportivo. Piani che sono indipendenti e autonomi anche nei relativi giudizi.
Sul piano del diritto penale il reato che in particolare viene contestato agli indagati è il delitto di cui all'articolo 416 codice penale, ovvero l'associazione per delinquere. La fattispecie delittuosa si verifica quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti. Gli indagati rischiano da 3 a 7 anni di reclusione oltre alle circostanze aggravanti che venissero riconosciute.
Per ciò che riguarda il diritto sportivo, i recenti fatti legati al calcio scommesse realizzano diverse fattispecie previste da alcuni articoli del codice di giustizia sportiva della FIGC, al cui rispetto sono tenuti tutti i tesserati e dirigenti delle squadre di calcio.
In primo luogo l'articolo 6, comma 1 stabilisce che “ai soggetti dell’ordinamento federale, ai dirigenti, ai soci e ai tesserati delle società appartenenti al settore professionistico è fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, o di agevolare scommesse di altri con atti univocamente funzionali alla effettuazione delle stesse, che abbiano ad oggetto i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIFA, della UEFA e della FIGC.”
Secondo il comma 5 dell'articolo 6, inoltre, tesserati, dirigenti e alcuni soci della società che comunque abbiano avuto rapporti con società o persone che abbiano posto o stiano per porre in essere taluno degli atti indicati ai commi precedenti ovvero che siano venuti a conoscenza in qualunque modo che società o persone abbiano posto o stiano per porre in essere taluno di detti atti, “hanno l'obbligo di informarne, senza indugio, la Procura federale della FIGC”. L'articolo 7 definisce invece il cosiddetto illecito sportivo, ovvero “il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica”. Inoltre, anche l'articolo 7 al comma 7 prevede l'analogo obbligo di denuncia previsto dall'articolo 6 comma 5.
Infine l'articolo 9 punisce l'associazione finalizzata alla commissione di illeciti che si realizza quando “tre o più soggetti tenuti all’osservanza delle norme e degli atti federali si associano allo scopo di commettere illeciti”.
Sul piano sportivo, pertanto, queste sono le condotte punibili dalla giustizia sportiva (l'organo di I° grado competente in materia è la Commissione disciplinare nazionale presso la FIGC) nelle recenti vicende del calcio scommesse.
Sempre dal punto di vista della giustizia sportiva, che pene rischiano dirigenti e tesserati? Rischiano anche le società? Anche tali quesiti trovano risposta nel Codice di giustizia sportiva della FIGC.
Per quanto riguarda le società, l'articolo 4 distingue tra responsabilità diretta, responsabilità presunta e responsabilità oggettiva. La responsabilità diretta presuppone che un dirigente si sia reso colpevole dell'illecito; la presunta riguarda quegli illeciti che sono stati consumati a favore di una società, ma senza che i suoi dirigenti ne fossero a conoscenza; infine c'è la responsabilità oggettiva per cui una società viene punita per il solo fatto che un suo tesserato abbia commesso o tentato l'illecito. In ogni caso, pertanto, le società sono chiamate a rispondere dell'illecito commesso, seppur diverso sia il peso della pena a seconda del tipo di responsabilità accertata (più grave nel caso di responsabilità diretta). La pena va dalla penalizzazione di punti in classifica, fino alla retrocessione e alla esclusione dal campionato (articoli 7 e 18 ).
Per quanto riguarda invece dirigenti, tesserati e, soprattutto, calciatori che abbiano realizzato attivamente le condotte previste dagli articoli 6 e 7 le pene sono la squalifica di almeno 2 anni per violazione dell'art. 6, e di almeno 3 anni per violazione dell'articolo 7, oltre ad ammende non inferiori a euro 25.000 (articoli 6,7,19).
L'omessa denuncia previsto dall'articolo 6, comma 5, comporta, invece, la sanzione della inibizione o della squalifica non inferiore a 3 mesi e dell’ammenda non inferiore ad euro 15.000, mentre l'omissione della denuncia prevista dall'articolo 7 comma 7 comporta la sanzione della inibizione o della squalifica non inferiore a 6 mesi e dell’ammenda non inferiore a euro 30.000.
Bisogna tenere presente, però, che ai sensi dell'articoolo 24 del codice di giustizia sportiva, tali pene possono essere ridotte o commutate, su proposta della Procura federale, in caso di ammissione di responsabilità e di collaborazione fattiva da parte dei soggetti sottoposti a procedimento disciplinare. In tal caso, la riduzione può essere estesa anche alle società che rispondono a titolo di responsabilità diretta od oggettiva.
La notorietà che è stata data alla vicenda fa presupporre da parte della giustizia sportiva l'applicazione di pene esemplari per società e tesserati. E' opportuno però che le garanzie previste dal nostro ordinamento, come la presunzione d'innocenza, vengano rispettate finchè non si arriverà ad un quadro certo e inconfutabile. Il cammino, tuttavia, che porterà a tale risultato appare lungo e delicato e sembra che la vicenda sia destinata a diventare ancora più grande e complessa. Di sicuro l'esplodere di un nuovo scandalo sul calcio scommesse non giova al calcio italiano (già martoriato da numerosi problemi) soprattutto in vista degli imminenti campionati europei di calcio.

Avv. Roberto Bentani
Studio Legale Bentani
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