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Occhio di riguardo su chi evade per sopravvivere

del 24/05/2012

Occhio di riguardo su chi evade per sopravvivere
Le cronache e i mass media sono quotidianamente rivolti a evidenziare i gravi effetti della crisi sulla mente delle persone che in taluni casi giungono a gesti estremi: da un lato i suicidi degli imprenditori e degli ex lavoratori schiacciati dal pesante fardello dei debiti; dall'altro le ritorsioni nei confronti degli agenti accertatori e di riscossione delle imposte (Equitalia e Agenzia delle Entrate), nei quali verrebbero individuati i presunti responsabili dei suicidi.
Vi è anche chi incita a sottoscrivere in massa una denuncia contro i dirigenti di tali enti per il reato di induzione al suicidio. Probabilmente sottovalutando sia la reale portata della previsione dell'articolo 580 del codice penale (che richiede la conoscenza da parte dell'agente del proposito suicida di taluno, nonché la sussistenza del dolo, ossia la coscienza e volontà di rafforzare od indurre qualcuno al suicidio, attraverso il proprio comportamento teso al recupero delle tasse non pagate), sia la possibilità che chi firma con leggerezza una simile denuncia possa in seguito essere chiamato a rispondere del reato di calunnia.
Alcuni psicologi invitano a valutare il fenomeno sociologico con cautela, ossia non attribuendo ogni colpa dell'estremo gesto alla difficoltà economica, dovendo invece ogni singolo suicidio essere contestualizzato con la situazione personale, familiare e di contorno (per esempio: assenza di reali amicizie, crisi familiari che hanno portato a dolorose separazioni, depressioni ed esaurimenti non individuati e non curati eccetera).
Si sarebbe creato in tal modo un vuoto, un senso di solitudine attorno all'individuo, tanto da non consentirgli di ottenere un conforto e un confronto con qualcuno, per poter superare psicologicamente il momento di difficoltà economica, per non sentirsi solo.
Tutti si interrogano sulle possibili soluzioni: Emma Marcegaglia esorta il Governo a rimettere al centro la crescita e l’occupazione, attuando misure concrete per aiutare gli imprenditori, ad esempio consentendo compensazione di crediti e debiti della pubblica amministrazione e fornendo aiuti agli imprenditori che non riescono a ottenere crediti dalle banche; Roberto Saviano chiede che vengano istituiti sportelli cui possano rivolgersi gli imprenditori, in caso di difficoltà, sottolineando come le più fragili siano le imprese che hanno sempre agito correttamente ed hanno sempre pagato; Luigi Magistro (direttore centrale dell'accertamento dell'Agenzia delle Entrate) afferma che, specie in periodo di crisi, anche chi si occupa dei controlli fiscali deve tener conto del contesto economico, posto che chi è costretto a evadere per sopravvivere alla crisi (per carenza di liquidità) dovrà essere tenuto distinto da chi si sottrae volontariamente al pagamento delle imposte; il PM Carlo Nocerino rappresenta i fenomeni di evasori totali, truffe, frodi carosello, crediti IVA fasulli, gente che ruba le tasse o i contributi versati da altri quali più gravi, da perseguire con priorità rispetto ai piccoli imprenditori soffocati dalla crisi che non riescono a rispettare i propri impegni con il fisco.
Alla luce di tali appelli e spunti di riflessione, non v’è dubbio che anche la Giurisprudenza potrà fornire il proprio contributo positivo: trovandosi ad esaminare nel merito casi particolari di chi sia stato, in qualche modo, “costretto” ad evadere, potrà ricorrere alla propria interpretazione evolutiva della norma astratta per adeguarla al particolare momento storico ed al caso concreto, attingendo agli strumenti che il codice pone a sua disposizione.
Così la commissione di tali illeciti potrà essere eventualmente contemperata attraverso le “scriminanti” dello Stato di necessità o della Legittima Difesa, al fine di escludere la punibilità del reato, in presenza di determinati presupposti; ovvero attraverso le circostanze attenuanti (articoli 62 e 62-bis codice penale), al fine di ridurre le sanzioni penali; oppure ancora attraverso il potere discrezionale del Giudice nell’applicazione della pena, di cui agli articoli 132, 133 e successivi del codice penale, incluso l’articolo 133-bis che prevede la possibilità di tener conto delle condizioni economiche del reo agli effetti della pena pecuniaria.
Tutto ciò, naturalmente, a fronte di elementi probatori oggettivi forniti dall’imputato, a riprova dello stato oggettivo di difficoltà e di pressione psicologica in cui egli versava nel momento della commissione del reato.

Avv. Barbara Sartirana
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