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Remissione del debito

del 31/03/2011
CHE COS'È?

Remissione del debito: definizione

La remissione del debito è un beneficio di tipo economico che la legge riserva ai condannati (sia che siano stati detenuti sia che abbiano subito un processo senza carcerazione). Questi soggetti possono cioè vedersi “scontare” le spese sostenute dall’erario (e quindi dallo Stato) per la celebrazione del processo a loro carico e per l’eventuale loro mantenimento negli istituti di pena, a condizione che abbiano tenuto un comportamento regolare e si trovino in condizioni economiche disagiate.
(Decreto del Presidente della Repubblica 30 Maggio 2002 n.115 articolo 6 e Legge 26 Luglio 1975 n.354)

Avvocato Barbara Bruno
Ordine degli Avvocati di Milano
Studio Legale Avv. Barbara Bruno


COME SI FA

Una volta ricevuta la notifica dell’invito al pagamento, si può avanzare l’istanza per la remissione del debito al Magistrato di Sorveglianza competente. E’ possibile presentare l’istanza fino a che la procedura per il recupero delle somme dovute non si sia conclusa. Se essa, al momento della presentazione della domanda, è in corso, resta sospesa fino alla decisione del Magistrato.


CHI

La richiesta di remissione può essere presentata personalmente dall’interessato, o anche dai suoi prossimi congiunti. Anche il consiglio di disciplina interno al carcere può proporre istanza di remissione del debito. In ogni caso, dal momento che sussistono delle condizioni di ammissibilità dell’istanza e che appare utile corredarla da una serie di documenti che comprovino la sussistenza dei requisiti richiesti per l’ottenimento del beneficio, è consigliabile sempre avvalersi dell’assistenza di un avvocato penalista.


FAQ

Qual è la finalità della norma?

La legge ha inteso evitare che coloro che abbiano espiato con buoni risultati la pena ed abbiano dimostrato di essere diventati responsabili, avendo riacquisito le regole minime del vivere civile, si vedano ostacolati proprio nel momento del reinserimento nella società, a causa dei debiti residui nei confronti dello Stato, costituiti dalle spese processuali e da quelle per il mantenimento. Infatti, le difficoltà maggiori per un soggetto sono proprio quelle che egli incontra nel periodo successivo alla liberazione o comunque alla celebrazione del processo penale. Rimettendo il debito, lo Stato aiuta il soggetto meritevole a ritornare alla normalità. 

Quali sono le spese rimettibili?

Le spese che possono essere fatte oggetto di remissione sono solo quelle relative alla celebrazione del processo e quelle necessitate per il mantenimento all’interno del carcere. Non possono quindi essere rimesse le multe, le ammende e ogni altra sanzione pecuniaria. L’istanza di remissione che abbia ad oggetto queste ultime, sarà dichiarata inammissibile. 

Quali sono le spese che vengono anticipate dall’erario e poi richieste all’interessato?

Sono spese cosiddette “ripetibili”, che cioè lo Stato può richiedere a chi sia stato sottoposto a processo: le spese di spedizione, i diritti e le indennità di trasferta degli ufficiali giudiziari per le notificazioni, le spese relative alle trasferte per il compimento di atti fuori dalla sede in cui si celebra il processo, le spese e le indennità per i testimoni,  gli onorari, le spese e le indennità di trasferta e le spese per l’adempimento dell’incarico degli ausiliari del magistrato, le indennità di custodia, le spese per la pubblicazione dei provvedimento del magistrato, le spese per la demolizione di opere abusive e la riduzione in pristino dei luoghi, le spese straordinarie e quelle di mantenimento dei detenuti. 

Cosa si intende per condizioni economiche disagiate?

Perché ricorra il requisito, non è necessario che il soggetto versi in una situazione di completa insolvibilità (condizione di chi non può in alcun modo pagare) o di indigenza. E’ sufficiente che siano riscontrate difficoltà e ristrettezze economiche che, in riferimento alla normalità, impediscano di far fronte alle fondamentali esigenze di vita. In altri termini, le disagiate condizioni economiche non coincidono con la totale mancanza di mezzi economici, ma con una stato di difficoltà estrema a far fronte alle normali esigenze di una vita decorosa.

Come si valuta il requisito della regolarità della condotta?

Se il soggetto non è stato detenuto, il Magistrato dovrà accertare che in libertà egli abbia tenuto una condotta regolare, per tale intendendosi l’assenza ovviamente di commissione di reati, di frequentazioni che abbiano dato adito a segnalazioni, come anche lo svolgimento di attività lavorative o di studio.  Per i soggetti che invece siano stati detenuti, la regolarità della condotta va valutata con riferimento al periodo trascorso in carcere (o anche –se concessa- in regime di misura alternativa). La buona condotta deve consistere nella costante manifestazione di senso di responsabilità e correttezza nel comportamento personale e in ogni attività  che si svolga nel carcere. Il Giudice, nel valutare la sussistenza del requisito, tiene in considerazione l’evoluzione della condotta carceraria, valorizzando i progressi e tenendo conto della condizione comportamentale di partenza. Se il detenuto è stato sottoposto a procedimenti disciplinari e quindi sia incorso in sanzioni, è possibile escludere la regolarità della condotta, con conseguente rigetto dell’istanza di remissione del debito.  

E’ sufficiente uno solo dei requisiti per la concessione della remissione del debito?

No. La regolare condotta e le condizioni economiche disagiate devono coesistere. Mancando uno dei due requisiti, la domanda sarà rigettata. 

La situazione di disagio economico deve sussistere al momento della proposizione dell’istanza?

Sì. La valutazione del requisito delle disagiate condizioni economiche dell'istante, ai fini della richiesta di remissione del debito, va fatta con riferimento all'attualità e, comunque, ai periodi di tempo cronologicamente prossimi al momento dell’istanza stessa, non a tempi passati. Bisogna prestare attenzione a situazioni di difficoltà connesse al momento del dovuto pagamento, non a situazioni pregresse, potenzialmente anche superate e dunque non più significative ai fini in parola. 

Le spese per il mantenimento in carcere che possono essere rimesse sono anche quelle della custodia cautelare?

Sì. Le spese di mantenimento rimettibili sono quelle relative alla carcerazione o all’internamento intesi nel senso più ampio, senza distinzione cioè tra detenzione cautelare o in via definitiva.

Cosa deve contenere l’istanza di remissione del debito?

L’istanza di remissione del debito deve necessariamente indicare (a pena di inammissibilità) l’ammontare del debito e  il titolo da cui discende (estremi del provvedimento con cui è stata inflitta la condanna al pagamento delle spese o che ne ha richiesto la rifusione). Bisogna infatti consentire al Magistrato di verificare l’attualità e l’esigibilità del debito, nonché la solvibilità o meno del condannato. L’istruttoria circa le condizioni economiche ovvero in punto di regolare comportamento può invece essere lasciata all’Ufficio del Magistrato, che svolgerà gli accertamenti ritenuti opportuni e formulerà le richieste di informazioni agli enti ed agli uffici competenti. E’ avvio che allegare all’istanza documenti o atti che comprovino la sussistenza dei requisiti resta sempre e comunque utile, non solo per la completezza del fascicolo ma anche sotto il profilo del contenimento dei tempi di istruttoria (e quindi di decisione).

Se il Magistrato rigetta l’istanza di remissione del debito, cosa si può fare?

Il Magistrato decide con un’ordinanza. Contro l’ordinanza di rigetto si può proporre ricorso per Cassazione.
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