Istigazione a delinquere: definizione
L'istigazione
a delinquere è un reato previsto dal Codice Penale all'articolo 414, che
stabilisce che debba essere punito chiunque istighi pubblicamente a commettere
un altro reato (o più reati). Il solo fatto dell'istigazione, quindi, viene
sanzionato, fermo restando che - secondo l'articolo 115 del Codice Penale -
l'istigato non è punibile se l'istigazione stessa non viene accolta e, quindi,
il reato non viene commesso. In termini più semplici, A può istigare
pubblicamente B a rubare e viene punito per l'istigazione a delinquere sia che
B rubi sia che B non rubi. Una caratteristica importante per la rilevanza
penale è proprio la pubblicità del comportamento della persona che
istiga. Per quel che riguarda le pene, nel caso in cui si sia in presenza di
un'istigazione a commettere delitti è prevista la reclusione per un periodo
minimo di un anno e per un periodo massimo di cinque anni; nel caso in cui si
sia in presenza di un'istigazione a commettere contravvenzioni, invece, è
prevista la reclusione per un periodo massimo di un anno o, in alternativa, una
multa fino a 206 euro.
Qual è la ratio legis?
Lo scopo
della norma è quello di tutelare l'ordine pubblico: in effetti, il
regolare andamento e il buon assetto della vita sociale potrebbero essere
minacciati da condotte di apologia e istigazione a delinquere.
1. L'esposizione di striscioni che invitano alla violenza nel corso di una partita di calcio può essere considerata come istigazione a delinquere?
La risposta
è affermativa, come si può dedurre dalla sentenza numero 25833 della Cassazione
del 2012, relativa alla vicenda riguardante l'esposizione, nel corso di un
incontro calcistico, di uno striscione che riportava la scritta "Sotto
l'ombra del cappello non ti fa capire se tira fuori il suo coltello o ti chiede
come stai" accompagnata dalla sigla B.I.S.L., acronimo di "Basta
infami solo lame". Ebbene, in questo caso gli ermellini hanno ritenuto che
il reato di istigazione a delinquere potesse sussistere, in quanto si è
trattato dell'esaltazione di un fatto di reato con lo scopo di invitare
altre persone a commettere lo stesso delitto.
2. Che cos'è l'apologia di reato?
L'apologia
di reato consiste nel difendere in pubblico o nell'esaltare - apologizzare,
per l'appunto - un'azione che la legge riconosce come reato. Il comma 3
dell'articolo 414 stabilisce il divieto di apologia di delitto: ecco, quindi,
che vengono sanzionati dall'ordinamento nostrano unicamente le apologie di
reati gravi, ma non le apologie di contravvenzioni. In questo l'apologia di
reato si differenzia dall'istigazione a delinquere, che - come si è visto - ha
a che fare anche con le contravvenzioni. La Corte di Cassazione in
passato - attraverso la sentenza numero 40552 del 2009 - ha avuto modo di
precisare che l'apologia di reato non consiste solo in una mera manifestazione
di pensiero che ha il fine di criticare la giurisprudenza o la legislazione o
di invitare all'abolizione della norma che sanziona il reato, ma si identifica
nella pubblica rievocazione di un fatto criminoso che ha l'obiettivo di
invitare a non rispettare e a violare le norme penali. Insomma, si può parlare
di apologia di reato - e dunque la si può sanzionare - solo se l'azione
è concretamente e realmente in grado di causare l'esecuzione immediata di un
delitto o, comunque, di aumentare la probabilità che in un futuro più o meno
lontano il delitto possa essere compiuto.