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Corte Europea di Giustizia

del 04/12/2013
CHE COS'È?

Corte Europea di Giustizia: definizione

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, la cui sede è fissata a Lussemburgo è l'istituzione giurisdizionale dell'Unione Europea e della Comunità europea dell'energia atomica (CEEA). Non va confusa con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), organo previsto dalla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali. La CEDU ha sede a Strasburgo e non è un’Istituzione dell’Unione Europea. La Corte di Giustizia comprende tre organi giurisdizionali: la Corte (creata nel 1952 ma operante dal 1958), il Tribunale (creato nel 1988), il Tribunale della funzione pubblica (creato nel 2004). La Corte di Giustizia dell'Unione Europea funge da organo di ultima istanza ed ha il compito di assicurare il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati; dunque, essa vigila sulla corretta applicazione del diritto dell’Unione, sia da parte delle istituzioni dell'Unione Europea, quanto alla legittimità degli atti emessi, sia da parte degli Stati Membri, quanto al rispetto degli obblighi contenuti nei trattati. A titolo d’esempio, diremo come la Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali fa parte dei testi vincolanti per ciascuno Stato Membro: attraverso questa “porta”, la Corte di Giustizia promuove pari libertà e salvaguardia dei diritti fondamentali in pari misura per tutti i cittadini dell’Unione. Inoltre, la Corte interpreta il diritto dell'Unione su domanda dei giudici nazionali. Lo scopo ultimo, di rilievo per i cittadini, è evidentemente quello di assicurare un’applicazione uniforme del diritto europeo, inteso in senso lato, in tutti gli Stati Membri. Ciò comporta un’attività assai varia ed eterogenea, che assicura però un’unità di giurisprudenza, presupposto indispensabile per un’effettiva integrazione tra Stati e dunque tra cittadini dell’Unione.

COME SI FA
Per garantire un lavoro efficiente ed il raggiungimento dei propri obiettivi, la Corte esercita le proprie funzioni tramite il procedimento del rinvio pregiudiziale nonché in via giudiziale attraverso l’esame di varie categorie di ricorsi. Quanto al primo strumento, lo stesso è attivato dai giudici nazionali che possono, e talvolta devono, rivolgersi alla Corte per chiederle di precisare una questione di interpretazione del diritto dell'Unione, al fine di poter, ad esempio, verificare la conformità con tale diritto della loro normativa nazionale. La Corte di giustizia non risponde con un semplice parere ma attraverso una sentenza o un'ordinanza motivata. Il giudice nazionale destinatario è vincolato dall'interpretazione fornita quando definisce la controversia dinanzi ad esso pendente. La sentenza della Corte di giustizia vincola egualmente gli altri giudici nazionali ai quali venga sottoposta un'identica questione. Anche i diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali, in quanto risultanti dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati Membri, fanno parte del diritto dell’Unione in quanto principi generali e meritano dunque l’attenzione della Corte. Quanto al secondo strumento, la Corte esamina ricorsi proposti da Istituzioni, Organi o Organismi dell’Unione ovvero da uno Stato Membro, a seconda della materia trattata. La Corte ha anche funzione di organo di impugnazione rispetto alle decisioni del Tribunale; infine, assume ruolo di organo del riesame, in eccezionali e specifici casi.

CHI
Nell'ambito dei rinvii pregiudiziali, ciascun cittadino europeo può far chiarire le norme dell'Unione che lo riguardano, sia in ambiti specifici che in tema di libertà fondamentali, in quanto espressi nelle Convenzioni europee a cui lo Stato Membro deve attenersi. Infatti, sebbene detto rinvio possa essere effettuato solo da un giudice nazionale, tutte le parti già presenti dinanzi a quest'ultimo giudice, gli Stati membri e le istituzioni dell'Unione possono partecipare al procedimento promosso dinanzi alla Corte di giustizia. Per il deposito dei ricorsi, invece, alla Corte giungono quelli proposti da Istituzioni, Organi o Organismi dell’Unione ovvero da uno Stato Membro; incidentalmente, diremo invece come al Tribunale possono giungere ricorsi depositati da persone fisiche e giuridiche, per decisioni alle stesse sfavorevoli che le riguardano direttamente ed individualmente.

FAQ

E’ possibile per un cittadino dell’Unione chiedere il ristoro di danni patiti a causa di azione /omissione da parte del proprio o di altro Stato, davanti alla Corte di Giustizia?

Si: tale tutela è infatti possibile spesso tramite rinvii pregiudiziali proposti da giudici nazionali alla Corte. Infatti, nella sentenza Francovich, la Corte ha elaborato un concetto fondamentale, ossia quello di responsabilità di uno Stato Membro nei confronti dei singoli per i danni che siano stati loro causati dalla violazione del diritto comunitario da parte dello Stato in questione. Dal 1991, i cittadini europei dispongono quindi di un'azione di risarcimento contro lo Stato che violi una norma comunitaria.

E’ possibile chiedere alla Corte di obbligare lo Stato al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, di cui si denuncia la violazione a scapito del cittadino?

Dichiarando che il rispetto dei diritti fondamentali fa parte integrante dei principi generali del diritto di cui essa garantisce l'osservanza, la Corte ha notevolmente contribuito all'aumento del livello di tutela di questi diritti. A partire dall'entrata in vigore del Trattato di Lisbona (gennaio 2009), la Corte potrà applicare e interpretare la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 7 dicembre 2000, cui il Trattato di Lisbona riconosce valore giuridico pari a quello dei Trattati.

E’ possibile chiedere alla Corte la tutela del proprio diritto di soggiorno sul territorio dell’Unione, benché non nel proprio Stato Membro, sebbene privo di risorse economiche dirette?

Per quanto riguarda la cittadinanza dell'Unione, che il Trattato sul funzionamento dell'Unione europea riconosce a qualsiasi cittadino degli Stati membri, la Corte ha confermato che quest'ultima implica il diritto di soggiornare sul territorio di un altro Stato membro. Quindi, un cittadino minorenne di uno Stato membro, che disponga di un'assicurazione malattia e di risorse sufficienti, beneficia anche di un siffatto diritto di soggiorno. Essa ha sottolineato che il diritto comunitario non richiede che il minore disponga, egli stesso, di risorse necessarie e che il rifiuto di accordare contestualmente un diritto di soggiorno alla madre, cittadina di uno Stato terzo, priverebbe di qualsiasi effetto utile il diritto di soggiorno della figlia (sentenza Zhu e Chen, 2004).
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