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Azione revocatoria ordinaria

del 15/07/2011
CHE COS'È?

Azione revocatoria ordinaria: definizione

L’azione revocatoria ordinaria costituisce un mezzo di conservazione della garanzia patrimoniale. Essa è disciplinata alla sezione II, capo V, titolo III del sesto ed ultimo libro del codice civile, dedicato alle norme predisposte per la tutela dei diritti.
Alla base della previsione di questo specifico mezzo di tutela è il principio della responsabilità patrimoniale, enunciato all’articolo 2740 del codice civile, a norma del quale “il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti a futuri”. Ciascuno è libero di assumere obbligazioni nei confronti di altri, ma correlativamente è chiamato a rispondere del loro eventuale inadempimento con l’intero suo patrimonio, ossia con il complesso dei beni e dei crediti di cui egli sia titolare. In questi termini, il patrimonio personale costituisce garanzia dell’adempimento delle obbligazioni assunte dal suo titolare. Qualora l’adempimento venga a mancare, il creditore potrà soddisfarsi sui beni di cui il debitore inadempiente ha la disponibilità con gli strumenti di tutela messi a disposizione dell’ordinamento.
Ne consegue che qualunque attività del debitore finalizzata alla dispersione dei propri beni in modo da sottrarli al generale vincolo di garanzia in favore dei creditori (un caso tipico è dato dal debitore che aliena i propri beni immobili a terzi compiacenti) costituisce un’evidente lesione delle ragioni di questi ultimi; una lesione che, ove non sussistessero mezzi di reazione, porrebbe nel nulla il principio di responsabilità patrimoniale, finendo per paralizzare l’attività contrattuale cui l’assunzione di obbligazioni inerisce.
Per questo il Legislatore ha predisposto l’azione revocatoria ordinaria, ossia uno specifico mezzo di tutela giurisdizionale con il quale il creditore può reagire alla lesione specifica della garanzia patrimoniale operata dal debitore attraverso atti di disposizione dei propri beni. La pronuncia che revoca l’acquisto del bene da parte del terzo non determina retrocessione del bene nel patrimonio del debitore, ma solo l’inefficacia dell’atto nei confronti del creditore revocante. Questo significa che il bene rimane al terzo e quindi non costituirà cespite per la soddisfazione dell’intero ceto creditorio del debitore, ma costituirà cespite sul quale il solo creditore revocante potrà soddisfare il proprio credito. Non a caso l’articolo 2902 del codice civile dispone che “il creditore, ottenuta la dichiarazione di inefficacia, può promuovere nei confronti dei terzi acquirenti le azioni esecutive o conservative sui beni che formano oggetto dell’atto impugnato”. Così se Tizio, creditore, promuove azione revocatoria contro Caio, debitore e Sempronio, terzo acquirente del bene, una volta conseguita la dichiarazione giudiziale di revoca dell’acquisto, potrà promuovere processo di esecuzione per la soddisfazione del credito vantato nei confronti di Caio direttamente verso Sempronio. In via eccezionale, quindi, l’esecuzione opera nei confronti del terzo e non del debitore. 
Ad ulteriore prova della tutela offerta da questo rimedio, l’azione revocatoria di atti di disposizione di beni immobili è oggetto di trascrizione nei registri immobiliari e la sentenza che accoglie la domanda di revoca, a sua volta oggetto di trascrizione, vedrà i propri effetti retroagire alla data della trascrizione della relativa domanda. Sono così assicurati gli effetti della trascrizione di cui all’articolo 2644 del codice civile, a norma del quale, in particolare, non può avere effetto nei confronti di colui che ha trascritto alcuna trascrizione o iscrizione di diritti acquistati verso il suo autore, quantunque l’acquisto risalga a data anteriore, se tale iscrizione o trascrizione avviene dopo la trascrizione della domanda revocatoria. In questo modo si previene il fenomeno esiziale della successione di alienazioni del medesimo bene, che renderebbe via via più difficile il recupero dello stesso alla garanzia patrimoniale. Qualora inoltre più creditori del medesimo debitore promuovessero in successione una pluralità di azioni revocatorie del medesimo atto di disposizione di un bene, provvedendo alla loro trascrizione, anche ove i diversi giudizi venissero riuniti in ragione dell’unicità del convenuto e terminassero con la dichiarazione di revoca dell’atto, non si verrebbe a creare un concorso paritario tra i creditori. Ognuno di essi godrebbe di un grado di tutela progressivo in ragione dell’ordine della trascrizione delle domande. Nel medesimo ordine verrebbero a susseguirsi le azioni esecutive, onde il primo trascrivente si soddisferebbe sul totale del ricavato delle vendita del bene, il secondo sul rimanente e così via sino ad esaurimento del cespite.

Avv. Giuseppe Pellegrino
Ordine degli Avvocati di Milano
Avvocato Giuseppe Pellegrino

COME SI FA
Il vittorioso esperimento dell’azione revocatoria richiede la sussistenza di una pluralità di requisiti che di seguito si elencano.

Requisito oggettivo: il pregiudizio a danno del creditore

Il primo requisito dell’azione revocatoria è che il debitore abbia recato pregiudizio alle ragioni del creditore attraverso un atto dispositivo di propri beni. Atti che determinino la fuoriuscita di cespiti dal patrimonio del debitore devono intendersi suscettibili di revoca, ma la sussistenza di un debito, di per sé, non comporta per il debitore un vincolo assoluto di indisponibilità del proprio patrimonio. Pertanto, una volta verificata la fuoriuscita del bene, occorre valutare se essa determini un pregiudizio per il creditore. A tal proposito, la giurisprudenza non assume una posizione restrittiva, affermando che qualsiasi atto che renda disagevole il recupero del credito deve ritenersi suscettibile di revoca. È ritenuto sufficiente un pericolo potenziale: una ragionevole tutela del creditore non può limitare l’esperibilità del rimedio alla sola circostanza dell’intervenuta insufficienza della garanzia patrimoniale.

Requisiti soggettivi: il debitore e il terzo acquirente

L’atto di disposizione deve essere altresì connotato da uno specifico atteggiamento psicologico che deve riscontrarsi nel debitore e nel terzo. A tale proposito, dal momento che l’atto in questione può avere titolo oneroso o gratuito, nonché essere antecedente o successivo al sorgere del credito, il legislatore ha diversamente graduato il requisito soggettivo al concorrere del quale l’azione revocatoria può essere accolta. Di seguito si analizzano le diverse ipotesi:

1) Elemento soggettivo del debitore

  • se l’atto dispositivo è successivo al sorgere del credito, occorre provare che il debitore era a conoscenza del pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore. Tale atteggiamento psicologico può essere definito come il dolo contrassegnato dalla coscienza e volontà di determinare la lesione della garanzia, ovvero anche come l’accettazione del rischio che tale lesione si verifichi;
  • se l’atto dispositivo è anteriore al sorgere del credito, l’elemento soggettivo deve essere più forte, con conseguente maggiore gravosità della prova a carico del creditore revocante: in questo caso è necessario provare che l’atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicare il soddisfacimento delle ragioni del creditore. Tale atteggiamento psicologico può essere definito come dolo intenzionale o preordinazione, cioè come dolo specifico consistente nella volontà di ledere la propria garanzia patrimoniale prima di contrarre debiti.

2) Elemento soggettivo del terzo

In questo caso occorre distinguere:

  • l’atto di disposizione è a titolo gratuito: non sussistono requisiti sul piano psicologico che debbano essere provati a carico del terzo e l’onere probatoria a carico del revocante si semplifica;
  • l’atto di disposizione è a titolo oneroso; occorrerà ulteriormente distinguere: a) se l’atto dispositivo è successivo al sorgere del credito, occorre provare che il debitore fosse consapevole della sua efficacia pregiudizievole nei confronti del creditore; b) se l’atto di disposizione è antecedente al sorgere del credito, occorre provare la partecipazione del terzo alla macchinazione preordinata dal debitore per compiere la traslazione in frode al creditore. 
Qualora il debitore abbia prestato garanzia in favore di un terzo (ad esempio il debitore ha concluso contratto di fideiussione a favore di un terzo che sia creditore di un altro soggetto e a garanzia di un debito di quest’ultimo), tale atto non è considerato dal legislatore come gratuito ipso facto, ma occorrerà distinguere:

  • la garanzia è contestuale al sorgere del credito garantito. In questo caso l’atto deve considerarsi a titolo oneroso, con i noti oneri probatori in relazione all’atteggiamento psicologico del debitore e del terzo che sarà individuato, in questo caso, nel garantito;
  • la garanzia è successiva al sorgere del credito garantito. In questo caso tale atto è da ritenersi pacificamente gratuito, con conseguente alleggerimento degli oneri probatori.

È sottratto a revoca l’atto del debitore consistente nel pagamento di un debito sussistente nei confronti di un terzo e che risulti scaduto. Così è disposto al comma 3 dell’articolo 2901 del codice civile. Questa norma deve essere tuttavia interpretata con attenzione, potendo sussistere rischi di confusione sul concetto esatto di “pagamento”, con conseguenti indebite restrizioni degli ambiti di tutela dell’azione revocatoria. Il termine pagamento ha significato di esatta esecuzione della prestazione dedotta in obbligazione. Se l’obbligazione assunta dal debitore nei confronti di un terzo aveva ad oggetto il pagamento di una somma di denaro quale, ad esempio, la restituzione di un capitale mutuato, la consegna di tale somma dal debitore al terzo costituisce certamente adempimento di debito scaduto e come tale il creditore non ne potrà chiedere la revoca in giudizio. Tuttavia, qualora il debitore, in luogo della consegna della somma di denaro, trasferisca un cespite patrimoniale al terzo, con conseguente compensazione tra il debito e il valore del bene attribuito, esso non procede all’esatto adempimento dell’obbligazione assunta, bensì allo svolgimento di nuova attività contrattuale. L’estinzione del debito non avviene in via automatica, bensì attraverso la stipulazione di un successivo contratto che, nel momento in cui porta allo scioglimento dell’obbligazione, comporta altresì la dimidiazione della garanzia patrimoniale: ad un bene chiaramente individuabile prima presente nel patrimonio del debitore (ad esempio un immobile), si sostituisce il semplice venire meno di un debito o, al limite, un conguaglio in denaro facilmente occultabile. Per questo le prestazioni in luogo di adempimento e non gli esatti adempimenti sono soggette di revoca.
L’azione revocatoria ordinaria è soggetta a termine di prescrizione quinquennale, che decorre dalla data dell’atto che si intende assoggettare a revoca.

CHI
L’azione revocatoria ordinaria può essere promossa dal creditore nei confronti del debitore che abbia compiuto atti di disposizione del patrimonio con i quali ha arrecato pregiudizio delle sue ragioni.  
Dal momento che l’atto di disposizione patrimoniale implica la partecipazione di un terzo acquirente in frode al creditore e l’accoglimento dell’azione revocatoria legittima il creditore ad agire esecutivamente direttamente sul bene oggetto di disposizione e nei confronti del terzo, quest’ultimo deve essere chiamato in giudizio congiuntamente al debitore. Il giudizio revocatorio costituisce un caso di litisconsorzio necessario a norma dell’articolo 102 del codice di procedura civile, poiché la decisione non può essere pronunciata che in confronto di tutte le parti. Qualora l’azione revocatoria fosse promossa contro il solo debitore, il giudice provvederebbe a ordinare l’integrazione del contraddittorio in un termine perentorio da lui stabilito.

FAQ

E' possibile proporre azione revocatoria di un atto dispositivo per il quale sia stata già proposta azione revocatoria da parte di un altro creditore?

Il concorso successivo di una pluralità di azioni revocatorie del medesimo atto dispositivo proposte da diversi creditori del medesimo debitore può certamente configurarsi. I relativi procedimenti possono essere riuniti, tuttavia ciascun creditore, che avrà provveduto alla trascrizione della propria domanda in tempi diversi, in seguito alla pronuncia dichiarativa di inefficacia dell’atto di disposizione, godrà di una tutela graduata progressivamente in ragione dell’ordine temporale di trascrizione delle domande. Il primo a trascrivere agirà esecutivamente per soddisfarsi sul bene in ragione dell’intero credito vantato; il secondo a trascrivere agirà esecutivamente per soddisfarsi sul rimanente per il proprio credito e così via.

Se il debitore provvede al pagamento di un proprio debito nei confronti di un terzo, tale atto potrà essere soggetto a revoca?

In merito occorre distinguere: se per pagamento si intende l’esatto adempimento di una prestazione assunta come oggetto di obbligazione nei confronti del terzo tale atto è dovuto e non cade in revoca. Ma potrà essere revocato la prestazione in luogo di adempimento, ossia, ad esempio, il contratto con il quale il debitore, in luogo di adempiere l’obbligazione assunta, trasferisca un bene del proprio patrimonio al terzo al fine di compensare con il suo valore il debito già sussistente.

La conclusione di un contratto definitivo di compravendita da parte del debitore con il terzo che sia parte del preliminare può essere soggetto a revoca da parte del creditore?

Per quanto l’attività del debitore, in questo caso specifico, si configuri come negoziale, in quanto si sostanzia nella conclusione di un contratto, essa non si configura come prestazione in luogo di adempimento, bensì come esatto adempimento di un’obbligazione assunta con il contratto preliminare di compravendita, la quale era costituita proprio dalla conclusione del contratta definitivo traslativo della proprietà. Ne consegue la non revocabilità dell'esecuzione di tale prestazione.

Può essere promossa azione revocatoria da parte del titolare di un credito litigioso, sottoposto a termine o a condizione?

La risposta non può che essere affermativa: lo stesso dato testuale dell’articolo 2901 del codice civile dà conto del fatto che il creditore può proporre azione revocatoria anche se il credito è sottoposto a termine o condizione. In questo modo l’azione revocatoria assume un carattere conservativo.
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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

rossella minisci

08/03/2012 12:36:17

(Corte di Cassazione - Sezione Terza Civile, Sentenza 7 ottobre 2008, n.24757: Azione revocatoria ordinaria - Dolo generico - Sufficienza). In base a questa interpretazione della Suprema Corte credo che quanto ho letto sopra debba essere aggiornato nella parte in cui si spiegano i requisiti soggettivi necessari per proporre azione revocatoria ordinaria. Grazie.

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