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Comunione: amministrazione dei beni

del 09/08/2017
CHE COS'È?

Comunione amministrazione dei beni: definizione

L'amministrazione dei beni in comunione è regolamentata dall'articolo 180 del Codice Civile: la disciplina riflette il principio di parità tra i coniugi che è stabilito all'articolo 210. In sostanza, la rappresentanza in giudizio per gli atti che riguardano l'amministrazione dei beni della comunione e l'amministrazione stessa spettano a tutti e due i coniugi in maniera disgiunta. Spettano a tutti e due i coniugi, ma in maniera congiunta, il compimento degli atti che non rientrano nell'ordinaria amministrazione e la sottoscrizione dei contratti attraverso cui i diritti personali di godimento vengono acquistati i concessi.


COME SI FA

Come deve essere gestita l'amministrazione dei beni in comunione?

Gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti da ognuno dei due coniugi senza l'obbligo di ottenere il consenso dell'altro: lo stesso vale anche per la rappresentanza processuale relativa. Diverso è il caso degli atti di straordinaria amministrazione, che per essere compiuti richiedono il consenso di tutti e due i coniugi, così come l'acquisto di diritti personali di godimento, la loro cessione e la rappresentanza processuale relativa (un esempio di diritto personale di godimento è rappresentato dalla locazione). Ovviamente, non è detto che i coniugi siano obbligati a prestare il proprio consenso: nel caso in cui esso venga negato, l'atto in questione non può essere compiuto legittimamente, sempre a condizione che lo stesso non venga reputato necessario nell'interesse della famiglia. Anche l'interesse dell'azienda gestita da tutti e due i coniugi rientra in questa casistica, se essa è stata costituita dopo il matrimonio. Per tutelare l'interesse della famiglia e dell'azienda, pertanto, l'altro coniuge ha il diritto di chiedere l'autorizzazione a compiere l'atto, a dispetto del dissenso: tale richiesta deve essere inoltrata a un giudice.


CHI

Un avvocato civilista.


FAQ

1. Che cosa succede quando il consenso non viene né prestato né negato?

Può succedere che il consenso non venga prestato ma, al tempo stesso, non venga negato. Le eventualità che si concretizzano in questo caso sono due: l'atto che uno dei due coniugi compie senza avere ottenuto il consenso dell'altro, infatti, può essere convalidato - se il consenso arriva - o non essere convalidato. Nel secondo caso, si aprono altre due strade: nel caso in cui l'atto riguardi un bene mobile registrato o un bene immobile, lo si può annullare nell'arco di tempo massimo di un anno a partire dalla data in cui la comunione è stata sciolta, l'atto è stato trascritto o l'altro coniuge ne è venuto a conoscenza; nel caso in cui l'atto riguardi un bene mobile non registrato, invece, non lo si può annullare, in quanto esso è efficace. Il coniuge che lo ha posto in essere, tuttavia, è tenuto a ricostituire la comunione riportandola alla condizione precedente al compimento dell'atto: nell'eventualità in cui questo sia impossibile, è indispensabile il pagamento dell'equivalente. 

2. In cosa consiste l'amministrazione affidata a un coniuge solo?

L'amministrazione dei beni in comunione in certe situazioni può venire affidata a un coniuge solo: può accadere, per esempio, se uno dei due coniugi si trova lontano o comunque è impossibilitato a gestire effettivamente l'amministrazione, oppure nei casi in cui un'azienda sia gestita in comune e ci sia bisogno di atti indispensabili per l'attività di impresa. Nella prima circostanza occorre un'autorizzazione del giudice, mentre nella seconda è sufficiente la procura del coniuge. Non possono essere dimenticati, poi, i provvedimenti giudiziali che escludono dall'amministrazione dei beni uno dei due coniugi, per esempio per interdizione o per mala amministrazione.
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