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Italia-San Marino, procede l'iter dell'accordo fiscale

del 12/06/2013
di: Tancredi Cerne
Italia-San Marino, procede l'iter dell'accordo fiscale
Montecitorio promuove l'intesa fiscale tra Italia e San Marino. La camera dei deputati ha dato ieri all'unanimità il via libera alla ratifica dell'accordo contro le doppie imposizioni firmato un anno fa, il 13 giugno 2012, dagli allora ministri degli esteri, Giulio Terzi e Antonella Mularoni. La convenzione aveva già ricevuto un primo disco verde il 6 dicembre scorso dal consiglio dei ministri che a metà maggio aveva ribadito in via definitiva il proprio assenso al testo e al relativo Protocollo di modifica. In seguito il documento ha superato l'esame delle commissioni bilancio, finanze ed esteri, prima di approdare al voto finale in aula. La nuova convenzione tra Roma e la Rupe che modifica il precedente accordo bilaterale del 2002, promuove un meccanismo di scambio di informazioni disegnato secondo gli standard Ocse. L'intesa prevede alcune novità in materia di trattamento fiscale di dividendi, interessi e canoni stabilendo il principio della loro imponibilità nello stato in cui è residente il percipiente. In particolare, l'accordo sulle doppie imposizioni riguarderà l'imposta sul reddito delle persone fisiche, giuridiche e delle imprese individuali. Inoltre, se il beneficiario è una società diversa da una società di persone che detiene una partecipazione nel soggetto che effettua il pagamento la ritenuta alla fonte sarà pari a zero. La parola passa adesso al senato che dovrà apporre il proprio sigillo sull'accordo consentendo così la fuoriuscita di San Marino dalla black list italiana. L'attuazione della legge di ratifica dell'intesa comporterà, per lo stato italiano, un onere valutato in 3.282.000 euro dal 2014 la cui copertura di bilancio sarà legata a una riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2013-2015, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2013. In particolare, una perdita di gettito di 320 mila euro sarà legata alla non applicazione della ritenuta sugli utili delle imprese, 600 mila alla modifica dell'aliquota sui dividendi; 120 mila alla nuova tassazione degli utili da capitale e 112 mila alla modifica dell'aliquota sulle royalties. Lo stato italiano verrà a perdere 1.950.000 euro dalla modifica dell'aliquota sulle plusvalenze e 180 mila euro per la non applicazione della ritenuta su altri redditi.

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