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Operazioni elusive, costi indeducibili

del 21/05/2013
di: di Debora Alberici
Operazioni elusive, costi indeducibili
Giro di vite della Suprema corte sull'abuso del diritto. Sono infatti indeducibili i costi sostenuti dall'impresa nell'ambito di un'operazione elusiva. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 12282 del 20 maggio 2013, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate. In particolare, la sezione tributaria ha ritenuto che potesse essere bollata come elusiva l'operazione commerciale in virtù della quale la società ha ceduto il marchio, riacquistandolo subito dopo a un prezzo maggiore. La questione dell'abuso del diritto è stata sollevata d'ufficio dalla Suprema corte. Sul punto i giudici del Palazzaccio hanno rilevato che l'operazione della vendita del marchio e del successivo riacquisto non poteva che essere considerata antieconomica e che, quindi, fosse un'operazione elusiva nell'ambito della quale i costi non possono essere dedotti. Fatta salva però la prova contraria a carico del contribuente. Secondo la Cassazione, la Ctr di Perugia non ha correttamente applicato i principi generali sull'abuso del diritto, «per non avere considerato che il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, in virtù del quale restava precluso alle contribuenti il conseguimento di vantaggi fiscali, ove ottenuti, mediante l'uso distorto di strumenti giuridici». Tra questi vi rientrano infatti la cessione a terzi, di marchi a prezzo ridotto, e l'immediato successivo acquisto, verso un corrispettivo annuale di gran lunga maggiore, del mero diritto di sfruttamento parziale. Secondo la Corte inoltre, «gli strumenti giuridici in questione devono essere idonei a ottenere un'agevolazione o un risparmio d'imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l'operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici fiscali». Non ha alcun rilevo, inoltre, il fatto che l'operazione posta in essere dalla società non sia tipizzata nel nostro ordinamento come una fattispecie di elusione fiscale. Sul punto, i supremi giudici, hanno chiarito che la manifesta antieconomicità delle operazioni effettuate dalle contribuenti, con la cessione dei marchi e l'immediato successivo riacquisto degli stessi, sulla base di prezzo esageratamente più elevato, offrivano concreti elementi per indurre a ritenere legittimo il ricorso al particolare metodo di accertamento utilizzato nel caso. Con il risultato che, per poter annullare l'accertamento, i giudici di merito avrebbero dovuto specificare, sulla base di una complessiva valutazione degli elementi in atto, e di valide argomentazioni, le ragioni per le quali l'evidente antieconomicità delle operazioni, poste in essere dalle contribuenti, non costituiva sintomo di violazioni di disposizioni tributarie. A conclusione della vicenda, anche la Procura generale della Cassazione ha chiesto di accogliere il ricorso del fisco.

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