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Transfer pricing: imprese al riparo da sanzioni

del 09/04/2013
di: di Valerio Stroppa
Transfer pricing: imprese al riparo da sanzioni
Gli oneri documentali sul transfer pricing tutelano le imprese dalle sanzioni nella maggior parte delle verifiche. Infatti, solo nel 23% dei casi lo sforzo di trasparenza del contribuente viene disconosciuto dall'Agenzia delle entrate, impedendo l'accesso alla protezione. Nel 10% dei casi, questo accade per motivi di merito, nel restante 13% per ragioni formali. Questo emerge da una ricognizione effettuata da Ernst&Young, su un campione di circa 250 aziende per le quali sono state rilevate informazioni in relazione alla documentazione sui prezzi di trasferimento, introdotta dal dl 78/2010. La documentazione, quando è riconosciuta come valida dall'amministrazione finanziaria, garantisce infatti alla società la protezione dalle sanzioni, in caso di rettifica dei prezzi praticati nelle transazioni infragruppo. “Secondo le nostre osservazioni”, commenta Davide Bergami, tax partner di Ernst&Young, che ha elaborato le informazioni insieme al chief economist Livio Zallo “solo una parte inferiore al 10% è stata disconosciuta nel merito per questioni connesse a una descrizione di profili funzionali giudicati non in linea col modello di business adottato, all'applicazione di metodologie ritenute non corrette e alla mancata analisi di transazioni infragruppo considerate rilevanti”. La casistica monitorata dalla società di consulenza, ancorché non generalizzabile, è comunque significativa. Si ricorda che le multinazionali che avevano comunicato il possesso dei documenti in sede di prima applicazione erano state circa 1.300. “L'esperienza sul campo ci ha permesso di sottoporre ad osservazione 250 società per il periodo 2006-2011”, spiega Bergami “Il campione analizzato presenta un mix tra gruppi con casa madre italiana e gruppi esteri, con divisioni italiane a vario titolo”. La maggior parte dei soggetti, una volta deciso di predisporre la documentazione, ne ha poi comunicato il possesso al fisco. Solo in alcuni casi ciò non è avvenuto. Negli anni 2010 e 2011, per i quali il possesso andava reso noto in dichiarazione dei redditi, circa il 10% del campione ha predisposto la documentazione senza poi comunicarla. “Ciò può sembrare un paradosso, ma il fenomeno può essere in realtà comprensibile analizzando i singoli casi», osservano Bergami e Zallo “possono infatti esserci ragioni legate alla relativa novità della disciplina, alle complesse tecniche che la contraddistinguono, alla pressione della crisi”. Altro fenomeno analizzato è quello dell'incidenza delle verifiche. Il 37% delle società del campione, ha subito un controllo in almeno uno degli anni osservati, contro il 30% dell'analisi dello scorso anno (si veda ItaliaOggi del 9 maggio 2012). Con riferimento agli esiti delle verifiche, la documentazione a supporto delle politiche di prezzo, già in prima battuta, è stata ritenuta idonea nel 30% dei casi. Per il 47% la decisione in merito all'idoneità è ancora pendente. Nel 23% dei casi i controlli hanno portato al mancato riconoscimento del regime premiale. Nella maggior parte delle volte “a compromettere la validità hanno giocato fattori quali l'assenza o la tardività della comunicazione e la scelta di rimandare la redazione della stessa documentazione al futuro”, puntualizzano i due professionisti.

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