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Debiti fiscali rateizzati? Salta partecipazione all'appalto

del 07/03/2013
di: di Beatrice Migliorini
Debiti fiscali rateizzati? Salta partecipazione all'appalto
Brutta sorpresa per le imprese che a causa della crisi o per altri motivi hanno dovuto rateizzare il debito fiscale. Esse, infatti, non possono partecipare alle gare d'appalto. Perché chi vuole lavorare con la pubblica amministrazione deve rispettare gli obblighi di lealtà e correttezza. E la rateizzazione di un debito fiscale non implica che esso venga necessariamente estinto. La terza sezione del Consiglio di stato, con la sentenza n. 6389, depositata il 5 marzo 2013, traccia una strada che non farà sicuramente piacere alle aziende già alle prese con la crisi economica e finanziaria. Dal punto di vista giuridico, i giudici di palazzo Spada, ribaltando la decisione della prima sezione del Tar di Napoli., evidenziano che l'accordo di ristrutturazione del debito non ha natura novativa. Tanto più nel caso di specie, in cui la dichiarazione circa il quantum era risultata poi essere mendace.

La vicenda

La vicenda vede protagonisti tre istituti di vigilanza privata, tutti contemporaneamente concorrenti alla gara d'appalto indetta dalla pubblica amministrazione per la sorveglianza della Azienda sanitaria locale di Caserta. Se in prima battuta una delle tre imprese era risultata essere provvisoriamente aggiudicataria, questa stessa in un secondo momento vedeva sottrarsi l'assegnazione della gara in favore della seconda classificata. Questo a seguito della verifica della regolarità dei requisiti previsti dall'articolo 38, I comma, lett. g), del dlgs 163/2006, così come modificata dalla legge 106/2011. La norma, facente parte del Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, prevede che «Debbano essere esclusi dalla partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni di appalti di lavori, forniture e servizi, né possono essere affidatari di subappalti e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti che: hanno commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello stato in cui sono stabiliti». Ricorrendo in prima battuta di fronte Tar, l'azienda interessata asseriva l'illegittimità della revoca della aggiudicazione provvisoria per irregolarità fiscale, sostenendo che i debiti tributari che gli venivano eccepiti, erano stati oggetto di rateizzazione prima che venisse accolta la loro richiesta di partecipazione alla gara, non sussistendo quindi alcuna violazione definitivamente accertata. La prima sezione, accogliendo il ricorso, andava ad annullare la prima assegnazione, affermando che sia la concessione della rateizzazione del debito tributario, sia la successiva stipula di una transazione fiscale, presupponevano un accordo tra il contribuente e l'amministrazione erariale, tale per cui il concorrente interessato non potesse essere considerato in situazione di irregolarità fiscale». Secondo questa opinione, sia la rateizzazione sia l'accordo di ristrutturazione avrebbero quindi avuto natura novativa. Di tutt'altro avviso si dimostrerà essere il Consiglio di stato. Divenuta ricorrente, la ditta a cui viene sottratta l'assegnazione, eccepisce non solo la falsità circa l'effettivo ammontare del debito in capo all' azienda aggiudicataria, che era in realtà quasi dieci volte tanto, ma anche l'inesistenza vera e propria dell'accordo transattivo, che in realtà non sarebbe mai stato iscritto al ruolo.

Il no dei giudici

In punto di diritto però, i giudici di palazzo Spada si pronunciano mettendo in evidenza due elementi fondamentali. Il primo proprio in relazione alla falsità della dichiarazione. Per il Consiglio «è opinione largamente condivisa in giurisprudenza che costituisca in sé motivo di esclusione dalla gara, il fatto che l'autodichiarazione presentata dalla concorrente, sia risultata non veritiera». Il secondo elemento evidenziato riguarda la natura degli accordi tra contribuente e amministrazione erariale. Viene infatti negata, ribaltando quanto sostenuto dalla prima sezione del Tar di Napoli, la natura novativa sia della rateizzazione, sia dell'accordo di ristrutturazione. Al di là del caso di specie quindi, il Consiglio di stato prende posizione circa i requisiti necessari per la partecipazione alle gare di appalto indette dalle pubbliche amministrazioni. Per i giudici infatti, «i soggetti che contraggono con la pubblica amministrazione devono rispettare obblighi di lealtà e correttezza», per tanto non ha più rilevanza il quantum del debito, né qualsiasi tipo di accordo volto a regolarizzarlo. I requisiti previsti dall'articolo 38, I comma, lett. g) del dlgs 163/2006, così come modificato dalla legge 106/2011, indispensabili per la partecipazione alle gare di appalto e alla successiva stipula dei contratti, si ritengono soddisfatti solo in assenza di qualsiasi tipo di irregolarità.

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