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Criteri di base: esenzione Iva solo nella sfera privata

del 01/03/2013
di: Franco Ricca
Criteri di base: esenzione Iva solo nella sfera privata
La persona fisica che è soggetto passivo dell'Iva deve applicare l'imposta anche alle operazioni effettuate in via occasionale ed estranea all'attività esercitata, salvo che rientrino nella sfera privata. Questo il parere che l'avvocato generale presso la Corte di giustizia Ue, Melchior Whatelet, ha depositato ieri, 28 febbraio 2013, nel procedimento pregiudiziale C-62/12. Soltanto in subordine l'avvocato propone una soluzione più morbida, secondo cui, per stabilire se tali operazioni debbano essere assoggettate o meno all'Iva, occorre tenere in considerazione tutte le circostanze del caso concreto.

Le questioni, sollevate dai giudici bulgari, sono scaturite da un accertamento che l'amministrazione finanziaria aveva notificato ad una persona che svolge, in forma di lavoro autonomo, l'attività di ufficiale giudiziario ed è, in quanto tale, soggetto passivo dell'Iva. Nel 2008 il contribuente aveva reso una prestazione di servizi, in qualità di mandatario, nei confronti di una società, in relazione ad un acquisto immobiliare, a fronte della quale aveva percepito un compenso su cui non aveva versato l'Iva, ritenendo trattarsi di un'operazione occasionale, completamente estranea all'oggetto della propria attività professionale. Il fisco era però di diverso avviso, per cui notificava un avviso di rettifica con il quale pretendeva l'Iva sulla somma percepita dal soggetto passivo quale corrispettivo di una prestazione di servizi. In questo contesto, i giudici bulgari hanno deciso di sospendere la causa per chiedere alla corte di giustizia se una persona fisica, registrata ai fini Iva per l'esercizio dell'attività di ufficiale giudiziario privato, debba essere considerata soggetto passivo ai sensi della direttiva Iva per una prestazione svolta occasionalmente e non attinente alla funzione di ufficiale giudiziario privato, e sia quindi debitrice dell'imposta.

Al riguardo, nelle sue conclusioni l'avvocato generale ha osservato in primo luogo che le prestazioni in questione rientrano nell'esercizio di un'attività economica e non nella sfera privata del prestatore, in quanto non risulta che egli abbia svolto l'operazione per un motivo diverso da quello di conseguire profitti, né che il compenso sia un semplice rimborso delle spese. In secondo luogo, ad avviso dell'avvocato, un soggetto passivo non è tale esclusivamente per le attività che egli dichiari quali attività abituali, ma per qualsiasi attività retribuita rientrante nella definizione di attività economica fornita dalla direttiva.

Infine, quanto al fatto che si tratta di prestazioni solo occasionali, l'avvocato rileva che la direttiva Iva non prevede in materia di assoggettamento alcuna eccezione per le attività occasionali esercitate da soggetti passivi se le medesime non rientrano nella sfera delle loro attività private o non vengono svolte nell'ambito dell'amministrazione del loro patrimonio privato. Alla luce delle argomentazioni sinteticamente riportate sopra, l'avvocato giunge alla conclusione, certamente tutt'altro che pacifica e foriera di possibili conseguenze importanti, che operazioni come quelle descritte sopra devono essere assoggettate all'Iva. In via subordinata, l'avvocato propone alla corte, qualora essa ritenga che, in linea di principio, le operazioni occasionali effettuate sia da persone non soggette all'imposta che da soggetti passivi siano estranee all'Iva, di individuare i criteri in base ai quali il giudice nazionale dovrebbe decidere, caso per caso, come qualificare tali operazioni, valutando ad esempio l'attinenza delle stesse con la formazione professionale del contribuente, la natura commerciale dei fabbricati oggetto del mandato, la rilevanza del compenso.

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