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Il costo del lavoro soffoca le piccole medie imprese

del 26/02/2013
di: La Redazione
Il costo del lavoro soffoca le piccole medie imprese
All'indomani delle elezioni, ormai spenti i clamori di una campagna elettorale fatta più di urli che di sostanza, è necessario passare ai fatti concreti. Priorità delle priorità per il Paese è il problema disoccupazione la cui risoluzione passa unicamente dallo sviluppo delle pmi. Che, al momento sono strozzate da un costo del lavoro tra i più alti al mondo. Ridurlo vuol dire dare agli imprenditori ossigeno per ripartire e ai lavoratori risorse per alimentare i consumi. «È il primo intervento che si deve attuare», spiega Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. «Non basta che tutti abbiano finalmente riconosciuto il vero problema della disoccupazione, che i consulenti del lavoro hanno evidenziato e segnalato da tempo. Non basta però più parlarne. È trascorso il periodo delle enunciazioni di principio; ora ci vogliono le proposte concrete. E noi ce l'abbiamo e l'abbiamo formulata. Ora si tratta di attuarla e questo spetta a Governo e Parlamento». Il progetto di riduzione del costo del lavoro dell'8% è stato presentato dalla presidente Calderone nel corso del Professional day 2013, svoltosi lo scorso 19 febbraio. L'intervento sarà reso possibile dalla revisione delle tariffe di rischio Inail, da una nuova destinazione delle risorse accumulate con il fondo di tesoreria del tfr, dall'utilizzo del 20% delle risorse recuperate dalla lotta all'evasione fiscale e dalla riduzione di uno dei capitoli della spesa pubblica. «Sono tutti interventi concreti e realizzabili», spiega la presidente dei consulenti del lavoro. «Basterà solo volerlo e avere il coraggio di intervenire. Aziende e lavoratori italiani meritano di avere una prospettiva di sviluppo».

I criteri per la riduzione

Il principio da adottare è quello di restituire alle imprese parte delle somme che versano a vario titolo nelle finanze pubbliche che attualmente sono destinate a finanziare la spesa pubblica. In Italia ci sono circa 15 milioni di lavoratori privati ai quali vengono corrisposte retribuzioni per un ammontare di circa 295 miliardi (dati provvisori 2012). I contribuenti che dichiarano un reddito superiore a 40 mila euro sono circa 1 milione 870 mila persone. Per questa fascia di contribuenti le retribuzioni corrisposte sono circa 138 miliardi 556 milioni di euro. In una prima fase è necessaria una riduzione del carico fiscale e contributivo di 8 punti percentuali, distribuiti al 50% tra datore di lavoro e lavoratore, per coloro che percepiscono una retribuzione non superiore a 40 mila euro. Complessivamente, dunque, sarebbero interessati oltre 13 milioni di lavoratori ai quali sono corrisposte retribuzioni per complessivi 156 miliardi 444 milioni di euro. La riduzione avrebbe una spesa di circa 12 miliardi 500 milioni di euro (156.444.000000 x 8%). Ovviamente, è necessario individuare i necessari mezzi di finanziamento di questa riduzione delle entrate, che si possono individuare con 4 interventi:

1. REVISIONE DELLE TARIFFE DI RISCHIO INAIL

Il Civ dell'Inail (Consiglio di vigilanza) dal 2003 ribadisce l'improrogabilità di dare attuazione a quanto previsto dall'art. 3, dello stesso dlgs 38/2000 in merito alla revisione a ribasso della Tariffa dei premi in virtù della esigenza non solo di ottemperare ad un preciso obbligo di legge ma anche di evitare, nel caso del perdurare di tale situazione, l'esclusivo vantaggio della finanza pubblica e non dei soggetti del rapporto assicurativo. La revisione porterebbe un risparmio annuo per le imprese di circa 800 milioni di euro da destinare integralmente alla riduzione del costo del lavoro;

2. NUOVA DESTINAZIONE DELLE RISORSE ACCUMULATE CON IL FONDO TESORERIA DEL TFR

La Corte dei conti nella determinazione sul bilancio 2010 dell'Inps, ha spiegato che nel 2010 il tfr versato dalle imprese ammonta a 5,4 miliardi di euro (5,6 miliardi nel 2009), mentre le prestazioni erogate (liquidazioni e anticipazioni del tfr) superano l'importo di 1,6 miliardi di euro (1,2 miliardi nel 2009), cui si aggiungono circa 4 miliardi di euro (4,5 miliardi nel 2009) «di trasferimenti passivi allo Stato». Al 31 dicembre 2010, hanno scritto i giudici contabili, «il totale delle somme trasferite allo Stato – a partire dalla istituzione del Fondo – ascende alla notevole cifra di 15,86 miliardi di euro e si traduce sostanzialmente in un crescente debito a carico delle finanze pubbliche per fronteggiare le future prestazioni, senza corrispondente copertura». Non è la prima volta che la Corte dei conti punta il dito contro questa misura; già in altre occasioni, infatti, ha assimilato l'operazione a una sorta di «esproprio senza indennizzo». Le risorse eccedenti le prestazioni devono essere destinati alla riduzione del costo del lavoro.

3. UTILIZZO DEL 20% DELLE RISORSE RECUPERATE DALLA LOTTA ALLA EVASIONE FISCALE

Sono circa 12 miliardi le risorse recuperate ogni anno dalla lotta alla evasione fiscale. È necessario destinare almeno il 50% alla riduzione del costo del lavoro. In questo modo ogni anno si avrebbero a disposizione 6 miliardi di euro.

4. RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA

Al fine di completare l'intervento di finanziamento, è necessario che il Governo si impegni a ridurre uno dei capitoli della spesa pubblica per un valore annuo di 1 miliardo 700 milioni. E qui ci si può sbizzarrire nello scegliere tra le tante voci del bilancio dello Stato su cui intervenire in riduzione. Costi della politica, degli enti locali (province e regioni), delle sovrastrutture statali, delle Authority, dei finanziamenti pubblici a soggetti privati datoriali e sindacali, degli apparati di sottogoverno. Se si vuole , si può intervenire per recuperare risorse da assegnare a chi produce. Unica via d'uscita dalla crisi.

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