Domanda. La pressione fiscale e il costo del lavoro, soffocano le realtà produttive. Come invertire la rotta?
Risposta. Una delle idee è sicuramente usare il «tesoretto» composto dai versamenti in eccesso delle aziende all'Inail: i vecchi premi di tariffa sono, infatti, fermi a vent'anni fa, però nel frattempo, grazie a investimenti e piani per la sicurezza dell'istituto, gli infortuni sono calati. Quelle risorse, ampiamente sufficienti per gestire le indennità e le coperture assicurative, che si trovano presso la Tesoreria dello stato, potrebbero essere date indietro parzialmente alle imprese per colmare il divario fra il netto in busta paga, e le spese per mantenere un lavoratore. Riequilibrare il cuneo fiscale ed il gettito previdenziale è una priorità. Così come lo è valorizzare le attività professionali.
D. In che modo dovrebbe avvenire?
R. La carenza di opportunità d'impiego è sì un'emergenza, tuttavia non mi stancherò mai di dire che non è più possibile pensare di creare lavoro subordinato, laddove non ce ne sono le condizioni. Al contrario, è lungimirante investire sui giovani professionisti permettendogli di intraprendere una carriera, incarico dopo incarico, avvalendosi di un vero welfare. In tal modo, potranno rimanere sul mercato, contando su una «rete» di protezione che eviti loro di soccombere.
D. Come possono, invece, le categorie professionali supportare lo stato?
R. Innanzitutto, sia le figure economico-giuridiche sia quelle tecniche, forti delle loro competenze, saprebbero svolgere una funzione di verifica propedeutica all'emanazione dei provvedimenti legislativi, perché il monitoraggio a posteriori degli effetti di una norma è quasi sempre inutile. E, poi, dare un supporto alla pubblica amministrazione, agendo come partner esterni, per ricondurre all'efficienza le strutture pubbliche.
