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Pagamenti, professionisti al tracollo

del 26/01/2013
di: da Ragusa Simona D'Alessio
Pagamenti, professionisti al tracollo
Comuni col fiato corto, fra il terrore di sforare il Patto di stabilità e la necessità di rispettare la norma (direttiva europea 2011/7, recepita dal dlgs 192/2012, entrata in vigore il 1° gennaio 2013) che impone, entro 30 giorni dalla fine dei lavori, di pagare le fatture alle imprese. E aziende e professionisti alle prese con una crisi sempre più feroce, che tanto al Sud, quanto nel resto d'Italia, riduce fatturato, incarichi e opportunità occupazionali, soprattutto per i giovani.

Temi affrontati ieri, a Ragusa, al convegno dell'Anc, Associazione nazionale commercialisti, dedicato ad economia ed etica, durante il quale Paolo Amenta, vice presidente regionale dell'Anci, ha messo il dito nella piaga delle amministrazioni locali che «subendo già un taglio dei trasferimenti statali, devono conciliare l'obbligo di liquidare il compenso ai fornitori in un mese con i vincoli dettati dal Patto di stabilità, da cui bisognerebbe far uscire la spesa per gli investimenti. Altrimenti, è un cane che si morde la coda. E non è giusto si pensi ai comuni, che erogano servizi, come enti che non retribuiscono imprenditori e impongono nuove tasse. Non siamo», ha puntualizzato, «lo sceriffo di Nottingham».

I commercialisti, dal canto loro, chiedono alla politica (rappresentata da Roberto Centaro di Grande Sud e Marco Causi del Pd), a poche settimane dal voto che darà il via alla XVII legislatura, un impegno per lavorare «più agevolmente». Secondo Marco Cuchel, presidente dell'Anc, infatti, «fra le circolari dell'Agenzia delle Entrate che sconfessano altre norme, uno Statuto del contribuente sempre più disatteso ed il recente riconoscimento delle professioni non regolamentate (la legge sarà pubblicata proprio oggi, sabato 26 gennaio, sulla Gazzetta Ufficiale n. 22, probabilmente col numero 4/2013, ndr), la categoria è in reale difficoltà».

Tesi confermata da Paolo Saltarelli, al vertice della cassa di previdenza dei ragionieri, poiché «aumenta la morosità contributiva, diretta conseguenza del calo delle entrate dei nostri iscritti».

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