Consulenza o Preventivo Gratuito

Le nuove norme per i reati tributari in caso di fatture false

del 11/10/2011

Le nuove norme per i reati tributari in caso di fatture false

Con le disposizioni contenute nel decreto legge n.138/2011 e cioè nella cosiddetta “manovra di ferragosto” anche il diritto penale tributario è stato modificato dal legislatore con il chiaro intento di colpire con maggiore efficacia la dilagante evasione fiscale: tale intento è stato perseguito senza modificare le figure criminose a suo tempo introdotte dal decreto legislativo n. 74/2000 ma bensì abbassando le soglie di punibilità, allungando i tempi necessari per il decorso della prescrizione e limitando sia la possibilità di patteggiamento che, nei casi più gravi, la concessione della sospensione condizionale della pena.
Le fattispecie penali possono sostanzialmente dividersi in tre gruppi: il primo è incentrato sulla violazione dell’obbligo di completa e veritiera compilazione delle dichiarazioni fiscali e, quindi, della corretta autoliquidazione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto; il secondo, invece, è incentrato su tutte le violazioni non connesse alla dichiarazione; il terzo, infine, sugli omessi versamenti delle predette imposte.
Relativamente al primo gruppo bisogna evidenziare che non hanno rilevanza penale tutte le dichiarazioni tributarie ma solo e soltanto quelle annuali previste ai fini delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto.
In tale ambito la fattispecie più grave è sicuramente quella di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti: è evidente che la condotta tipica di tale reato e il momento di rilevanza della fattispecie penale coincidono con la presentazione della dichiarazione nella quale sono stati indicati elementi attivi e/o passivi fittizi, mentre alcuna rilevanza ha la sola registrazione e/o conservazione dei documenti falsi.
Secondo la precisa definizione fornita dal legislatore, possono avere rilevanza penale solo le fatture o gli altri documenti per operazioni inesistenti che attestino elementi passivi fittizi, ove per altri documenti devono intendersi solo quelli fiscalmente tipici, come la ricevuta fiscale, lo scontrino fiscale, la scheda carburante, l’autofattura, le note di debito e credito, le bollette doganali e i contratti, se rappresentano l’unico documento probatorio previsto dalla normativa tributaria.
Per la sussistenza del predetto reato è richiesto, inoltre, il dolo specifico e cioè la piena consapevolezza di aver agito al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, mentre non sono previste per la sua esistenza soglie di punibilità e/o una effettiva evasione; tale reato è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.
Sicuramente la modifica più significativa introdotta dal citato decreto legge n. 138/2011 è stata apportata proprio al predetto reato di dichiarazione fraudolenta mediante annotazione di fatture false: infatti, è stata abrogata l’attenuante che nel caso in cui le operazioni inesistenti non fossero superiori a euro 154.937,07 prevedeva in luogo della pena edittale innanzi indicata quella più favorevole della reclusione da sei mesi a due anni.
E’ evidente che tale abrogazione rende applicabile la pena edittale all’emissione e alla registrazione di ogni e qualunque documento relativo ad operazioni inesistenti di rilevanza penale e cioè a quelli emessi per operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte, che indicano i corrispettivi o l’Iva in misura maggiore a quella reale e che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi, senza alcuna distinzione di importo; paradossalmente, quindi, l’emissione e/o l’utilizzo di una fattura falsa di pochi euro viene punita alla medesima maniera di una da milioni di euro.
Fra le fattispecie criminose non connesse alla dichiarazione, sicuramente quella più grave è quella di emissione di fatture false o altri documenti per operazioni inesistenti diretti a consentire a terzi l’evasione delle imposte sul reddito o sul valore aggiunto.
La falsità deve essere riferita ai documenti di rilevanza penale già indicati per la precedente fattispecie, con l’unica esclusione della scheda carburanti che viene, di regola, formata dallo stesso utilizzatore; chiaramente non basta la sola formazione del documento falso per la sussistenza del reato ma occorre che il soggetto attivo lo abbia poi effettivamente consegnato all’utilizzatore o all’intermediario per il successivo uso.
Anche per tale reato è richiesto il dolo specifico e cioè che l’agente agisca al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, mentre è del tutto ininfluente l’eventuale mancato uso da parte del destinatario/utilizzatore.
La nuova disciplina ha eliminato anche per tale fattispecie di reato l’ipotesi attenuata, per cui la pena applicabile è sempre la reclusione da un anno e sei mese a sei anni e ciò indipendentemente dall’importo dei documenti falsi.
Per entrambi i predetti reati il decreto legge n. 138/2011 ha introdotto anche una significativa limitazione alla possibilità di avvalersi della sospensione condizionale della pena, che non può essere più concessa qualora l’imposta evasa sia superiore a tre milioni di euro e al 30% del volume di affari dichiarato.
Anche la possibilità di poter beneficiare della riduzione di pena prevista per la scelta del rito alternativo del patteggiamento è stata fortemente limitata in quanto con la nuova disciplina l’accesso al rito è condizionato al preventivo pagamento di tutte le imposte oggetto della contestazione e delle relative sanzioni.
Parimenti le attenuanti riconosciute in favore del contribuente che prima dell’apertura del dibattimento ha provveduto a estinguere il debito d’imposta sono state ridotte dalla metà a un terzo della pena inflitta.
Per tali reati, infine, è stato previsto un aumento di un terzo degli ordinari termini di prescrizione: conseguentemente il termine ordinario di sei anni viene elevato a otto anni ovvero, qualora ricorra una delle cause di interruzione previste dall’articolo 17 del decreto legislativo n. 74/2000, a dieci anni.

Avv. Domenico De Sciscio
Studio Avv. Domenico De Sciscio

vota  

COMMENTI

Domenico Di Giacinto

14/12/2017 19:55:41

Una ditta che emette fatture ad altra società per lavori effettuati prima della sua costituzione (es. ditta costituita a dic. 2008 attivata a gennaio 2009 emette fattura per noleggi attrezzature edili nel periodo ott.,nov. dic. 2008) come si può considerare fattura falsa, frode ecc.
Distinti saluti.

Inserendo i miei dati accetto le Condizioni d'uso e il trattamento dati
Voglio ricevere le newsletter di Axélero S.p.A. come specificato nel paragrafo 2b
Voglio ricevere le newsletter di società terze come specificato nel paragrafo 2c
SULLO STESSO ARGOMENTO
A Milano il fisco si paga a rate

del 16/07/2010

Secondo i dati della società che dal 2006 si occupa della riscossione delle imposte per conto dello...

I Dottori commercialisti e la nuova tariffa unificata

del 16/07/2010

Ieri il Consiglio di Stato ha dato parere positivo sulla nuova tariffa unificata dei dottori comme...

La quantificazione del tasso alcolico

del 19/07/2010

Tribunale di Monza 17-07-2008 Giudice Monocratico Barbara - ART. 186 C.D.S. Poiché oggi la quantific...