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Il caso Knox: e adesso che succede?

del 07/10/2011

Il caso Knox: e adesso che succede?

Il 3 ottobre 2011 la Corte d’Assise d’appello di Perugia ha emesso la tanto attesa sentenza del processo che vedeva imputati Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio della giovane studentessa inglese Meredith Kercher, uccisa nella sua camera da letto la notte del 1 novembre 2007.
Ribaltando l’esito del primo grado di giudizio, al termine del quale la Corte d’Assise del capoluogo umbro aveva condannato i due giovani rispettivamente a 26 e 25 anni di reclusione, i giudici investiti dell’appello hanno infatti assolto gli imputati per i reati loro ascritti (salvo quello di calunnia, per il quale alla Knox è stata inflitta una condanna a 3 anni di reclusione, peraltro già scontata poiché il tempo trascorso in carcere preventivo si scomputa dalla pena da eseguire).
Il proscioglimento dalle accuse ha comportato, come prima conseguenza, l’immediato rilascio di entrambi. Sia Amanda Knox, sia Raffaele Sollecito erano infatti detenuti presso il carcere di Capanne (il secondo era stato in seguito trasferito presso il “super carcere” di Terni) in forza di un’ordinanza di custodia cautelare emessa nei loro confronti dal GIP pochi giorni dopo il tragico evento.
Il pubblico ministero, com’era prevedibile, ha già espresso chiaramente la volontà di ricorrere in Cassazione: quali sono, a questo punto, i possibili scenari futuri?
Come molti sanno il nostro ordinamento prevede un iter processuale che consente al massimo tre gradi: qualora infatti le parti nel rito ordinario presentino tutti i mezzi di impugnazione possibili, il processo può avere un primo grado, un appello e infine un giudizio da celebrarsi dinnanzi alla Corte di Cassazione, in seguito al quale la sentenza “passa in giudicato”, ovvero diviene definitiva.
Nel noto caso menzionato all’inizio, spetterà quindi a tale autorità giudiziaria l’ultima parola sulla vicenda. Vediamo in concreto cosa potrà accadere.
Dopo essersi pronunciata in merito all’ammissibilità del ricorso, due sono, sostanzialmente, i provvedimenti che la Suprema Corte potrà emettere: uno con il quale annulli la sentenza di assoluzione impugnata o, all’opposto, un altro che rigetti il ricorso e confermi la sentenza medesima.
Nel primo caso si tratterebbe con ogni probabilità di annullamento con rinvio, in forza del quale la Suprema Corte annulla, appunto, la sentenza e rinvia il processo ad altra sezione della Corte d’Assise d’appello di Perugia per un nuovo giudizio nell’ambito del quale il giudice del rinvio deve attenersi al principio di diritto stabilito dalla Cassazione.
Nel secondo, col rigetto del ricorso, la sentenza di assoluzione diviene definitiva e la innocenza dei due imputati non può più in alcun modo essere messa in discussione, almeno in una sede giudiziaria.
Ma, tornando all’ipotesi di un annullamento con rinvio della Cassazione, in una simile evenienza, probabilmente qualcuno si chiederà, dal momento che Amanda Knox ha già fatto ritorno nel suo Paese (e presumibilmente ci resterà), cosa succederebbe: nulla, in termini di possibilità di celebrare il processo. La non comparizione dell’imputato, infatti, non impedisce lo svolgimento del giudizio. Nel linguaggio giuridico, in questi casi, si dice che “l’imputato sarà giudicato in contumacia”. Si potrebbe quindi assistere ad un secondo processo d’appello a carico della giovane cittadina americana anche qualora questa non si presentasse davanti alla corte.
Diverso problema si porrebbe invece nel differente caso in cui l’imputata fosse condannata (magari dal giudice del rinvio dopo l’annullamento da parte della Cassazione), o fosse oggetto di un provvedimento restrittivo della libertà personale di natura cautelare, e si trovasse all’estero. Per simili ipotesi, qualora l’interessato non si consegni spontaneamente, si dovrebbe fare ricorso all’istituto dell’estradizione, ovvero quello strumento di cooperazione internazionale, nel campo del diritto penale, che consiste nella consegna di un individuo, imputato o condannato, da parte di uno stato nazionale (richiesto) ad un altro (richiedente).
Nel caso in esame, considerato anche il grande clamore che la vicenda ha suscitato nell’opinione pubblica americana, pare difficile credere che un Paese come gli Stati Uniti (da questo punto di vista dimostratosi sempre molto “protettivo” nei confronti dei propri cittadini) possa accogliere un’eventuale richiesta di estradizione avanzata dal nostro ministro di grazia e giustizia.
Al di là, comunque, di tutte le ipotesi sul possibile esito finale della vicenda giudiziaria e senza entrare nel merito di un processo assai complesso, ancora una volta, uno degli aspetti che emergono con triste evidenza è la ormai patologica dilatazione dei tempi della giustizia italiana, che ne esce piuttosto “malconcia”, se non altro da questo punto di vista.
Indipendentemente dal rovesciamento della decisione di primo grado, infatti, pare comunque da sottolineare che i due imputati hanno dovuto trascorrere quasi 4 anni in carcere, un lasso di tempo tutt’altro che trascurabile, prima di ascoltare la Corte d’Assise d’appello proclamarli (provvisoriamente) innocenti.

Avv. Carlo Melzi d'Eril
ACCMS Studio Legale

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