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L’indicazione delle causali della somministrazione di lavoro: nuovo orientamento giurisprudenziale

LAVORO

di Avv. Luca Failla del 17/05/2011
L’indicazione delle causali della somministrazione di lavoro: nuovo orientamento giurisprudenziale

Un nuovo orientamento giurisprudenziale inizia a farsi strada in materia di somministrazione di lavoro e sembra valutare con minore rigore, rispetto all’orientamento dominante, l’indicazione e la sussistenza della causale del ricorso alla somministrazione a tempo determinato. Si tratta dell’orientamento recentemente espresso dai Tribunali di Vicenza 17 febbraio 2011; 18 febbraio 2011; 26 gennaio 2011; 4 febbraio 2011; Treviso 22 febbraio 2011; Bassano del Grappa 22 marzo 2011, i quali sottolineano che, per valutare la causale del ricorso alla somministrazione di lavoro sia necessario considerare le significative differenze tra contratto di somministrazione e contratto a termine, con la conseguenza che “la valutazione in sede giudiziale delle ragioni di cui all’art. 20, comma 4° D.Lgs. N. 276/2003 – cioè delle ragioni che consentono la somministrazione di lavoro, è volutamente limitata all’accertamento della sussistenza delle ragioni (come dichiarate dall’utilizzatore finale) che la giustificano e non può essere estesa fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive che – afferma il testo normativo – spettano solo all’utilizzatore”...
Infatti, sulla scorta di quanto previsto proprio dall’art. 20, c. 4 D.Lgs n. 276/2003, secondo il quale “la somministrazione di lavoro a tempo determinato è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'utilizzatore”, la giurisprudenza ha sempre risolto il problema delle causali nel contratto di somministrazione alla stessa stregua dei criteri stabiliti per il contratto a tempo determinato. Ciò ha determinato il formarsi di quell’orientamento maggioritario che considera necessaria la specificazione della causale anche per il contratto – commerciale – di somministrazione.
Sul punto, la giurisprudenza pronunciatasi fino ad oggi, in linea con gli stessi canoni interpretativi utilizzati per il contratto a termine, ha sostenuto che le causali della somministrazione devono essere indicate in maniera specifica e dettagliata nel contratto con la conseguenza che, in caso di indicazioni generiche si formerebbe in capo al lavoratore il diritto a richiedere la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze dell’impresa utilizzatrice. Infatti, tale giurisprudenza ha affermato che “(…) non si può infatti, non sottolineare come la clausola di cui all’art. 20, c. 4 cit. consenta alle parti una autonomia di ampiezza identica a quella stabilita per il contratto a tempo determinato dall’art. 1, c. 1 del D.lgs. 368/01, cosicchè appare conforme alla ratio legislativa e certamente “compatibile” con l’impostazione dell’articolato nella materia della somministrazione la previsione del secondo comma dell’art. 1del Dlgs. 368/01 relativa agli oneri di specificazione, essendo finalizzata a consentire al lavoratore ed al giudice – a fronte dell’evidente estensione delle possibilità di ricorso al lavoro somministrato dovute alla formula suddetta – la controllabilità dell’effettiva esistenza delle esigenze che, nel contratto di lavoro di cui all’art. 22., siano dichiarate dal somministratore, in accordo con l’utilizzatore (…)” (Trib. Milano, 28 maggio 2005. In senso conforme, Trib. Bologna, 8 febbraio 2008; Trib. Milano, 4 luglio 2007).
Diversamente, col nuovo indirizzo inizia a farsi strada, nella giurisprudenza di merito, un’interpretazione meno restrittiva sia in merito alla necessità di specificare le causali a fondamento del contratto, sia con riferimento alla sanzione applicata. Tale orientamento sostiene che nella somministrazione a tempo determinato la causale generica non determina la natura irregolare del contratto.
Infatti, secondo l’interpretazione fornita dai Giudici, l’obbligo di specificazione delle causali del contratto di somministrazione deve essere valutato in maniera diversa e meno rigorosa rispetto a quello previsto dal legislatore per l’ipotesi del contratto a termine. La disciplina del contratto di somministrazione non è perfettamente sovrapponibile a quella del contratto a tempo determinato, differenziandosi sia sotto il profilo del dato testuale che della ratio. In merito, il nuovo orientamento sostiene che “è vero che il contratto di lavoro a tempo determinato e la somministrazione a termine sono consentiti in presenza di identici presupposti, ovverosia le “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'utilizzatore”, e che per l’uno e per l’altro è prescritto che tali ragioni risultino dal contratto, tuttavia, il legislatore ha richiesto nell’un caso, la “specificazioni” delle predette ragioni e, nell’altro, che esse siano contenute nel contratto”.
Pertanto, la mancata prescrizione, da parte della legge, della specificazione delle ragioni giustificatrici della somministrazione a termine potrebbe legittimamente lasciare intendere che, in questo caso è richiesto qualcosa in meno che nel contratto a termine.
Ciò significherebbe che, in caso di contenzioso, il giudice non dovrà controllare se la causale del contratto di somministrazione è indicata in maniera generica o specifica, ma solo verificare, ai sensi di quanto previsto dall’art. 21 Dlgs. 276/2003, che siano stati rispettati i requisiti di forma del contratto e i limiti previsti dal contratto collettivo con la conseguenza che la valutazione da parte del giudice non potrà essere estesa fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive che spettano solo all’utilizzatore.

Avv. Luca Failla
LABLAW Studio Legale Failla, Rotondi & Partners


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