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Sanatorie: non per il box del cane

del 14/04/2016

Sanatorie: non per il box del cane

Trattiamo oggi un caso relativo alle sanatorie per le costruzioni edilizie, dopo la sentenza emessa in merito dal Tar dell'Emilia Romagna, chiamato a dirimere una questione tra vicini di casa sorta dopo un condono edilizio.

La vicenda: il condono e il box abusivo

La vicenda della quale si è occupato di recente il tribunale amministrativo emiliano riguarda la costruzione di un box per ospitare i cani, costruito a ridosso di un'abitazione e a poca distanza dalla proprietà confinante. La casa dove il box è ospitato era stata oggetto di interventi edilizi eseguiti con la cosiddetta "sanatoria" sulle opere edilizie. La vicenda non riguarda però l'abitazione, giudicata conforme a quanto previsto per le costruzioni e non oggetto quindi di dibattito.

La questione sulla legittimità del box per i cani è stata invece sollevata proprio per la collocazione dello stesso; infatti secondo i vicini di casa la costruzione non rispetterebbe le distanze previste tra due proprietà.

La sentenza del Tar: il box non è oggetto di sanatoria

La sentenza del tribunale regionale ha dato ragione al vicino di casa. Infatti il box rappresenta un elemento diverso dall'abitazione e quindi a sé stante. Per questo motivo la sua costruzione non può essere oggetto di sanatoria insieme all'edificio principale, ma andrebbe invece intesa come una costruzione indipendente. In particolare il ricorso del vicino contro il condono è stato accolto in quanto il box è stato costruito a una distanza che non rispetta le misure minime previste tra una proprietà e l'altra, peraltro approvate e riconosciute dallo stesso comune. Nonostante la volontà del costruttore e proprietario dell'abitazione di ridurne le dimensioni, la proposta non potrà essere accolta in quanto successiva alla rilevazione dell'illecito commesso.

Oltre alla questione relativa alla distanza, erano stati sollevati dubbi anche sulle norme igieniche del box in questione. Anche questo aspetto specifico è stato affrontato dal tribunale regionale, in quanto i ricoveri, anche esterni, destinati agli animali domestici sono soggetti a norme specifiche alla stregua di quanto avviene ad esempio per gli animali di allevamento o utilizzati per scopi di reddito. 

Tuttavia la colpa della mancata verifica è ricaduta sul Comune dove sono ubicate le due proprietà, che non ha proceduto con gli accertamenti necessari prima di concedere il condono dell'immobile. Per questo motivo l'amministrazione comunale è stata costretta a risarcire le spese processuali sostenute dalla parte in causa.

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