Diffondere contenuti e immagini sul social network più popolare non equivale a dire che tutti possano riutilizzarle a piacimento. Non si tratta di una convenzione, ma di un principio affermato in una recente sentenza italiana.
La vicenda
Un ragazzo romano, dopo una serata trascorsa in discoteca, aveva postato sul proprio profilo sociale di Facebook delle foto che ritraevano alcune cubiste del locale. Dopo alcuni giorni il ragazzo ha visto le proprie fotografie su un quotidiano, e riconosciutele, ha deciso di rivolgersi ad un avvocato in quanto il giornale in questione non gli aveva chiesto alcuna autorizzazione per l'utilizzo delle stesse. Dopo il mancato accordo tra le parti, la vicenda è arrivata alla discussione in tribunale, che ha accolto la richiesta di risarcimento del ragazzo (sentenza 12976/2015 Tribunale di Roma).
Le motivazioni della sentenza e l'uso di materiale altrui
La sentenza del tribunale romano ha di fatto riconosciuto il diritto
d'autore anche sui materiali resi pubblici tramite i social network,
individuando tra l'altro un possibile danno morale e patrimoniale
per il ragazzo che aveva scattato le foto in questione. Nel caso specifico il
quotidiano dovrà risarcire 600 euro per ogni fotografia pubblicata (2.400 euro
totali). Entrando nel dettaglio della questione, il tribunale ha affermato che
pubblicare dei contenuti su Facebook non comporta in automatico che essi siano
a disposizione di tutti per l'utilizzo, in quanto la proprietà rimane di chi ha
creato il contenuto stesso.
Solo Facebook potrebbe utilizzare le immagini e i contenuti, in quanto nell'accettazione del contratto che regola i rapporti tra social network e gli utenti, l'utente dichiara di mettere a disposizione del sito i materiali pubblicati (anche se non a titolo esclusivo).
Se il caso potrebbe essere applicato ad altre vicende simili che hanno come protagonista il social, diversa è invece la questione che riguarda l'utilizzo di altri materiali diffusi sulla rete, che nascondono una complessità per la quale è necessaria un'analisi approfondita di ogni caso specifico.
La sentenza romana ribadisce però un concetto che dovrebbe essere chiaro anche agli utenti dei social network: anche in rete valgono gli stessi principi che regolano la vita nel mondo reale, come ad esempio le leggi che vietano la diffamazione, lo stalking o la diffusione di contenuti che violino le leggi dello stato.
Per qualsiasi reato, anche compiuto tramite i social, è sempre possibile rivolgersi alle forze dell'ordine, che sono tenute ad intervenire anche per i reati compiuti tramite e su Intenet, social network compresi.
