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Fisco, dati illeciti utilizzabili

del 05/05/2015

Potrebbe apparire come un paradosso, ma lo Stato italiano potrà usare i dati sottratti illecitamente relativi all'evasione fiscale. Ciò a cui facciamo riferimento sono i dati contenuti nella cosiddetta "lista Falciani", cioè la lista di evasori italiani sottratta illecitamente da un ex dipendente della banca HSBC.

La vicenda

La vicenda è nota ai più, ma la riassumiamo per completezza. Nel 2011 l'ex dipendente della divisione svizzera della banca HSBC Hervè Falciani, sottrasse all'istituto di credito una lista contenente i nomi di 7.000 titolari di conto corrente italiani, presunti evasori in quanto titolari di un conto estero ipoteticamente non dichiarato. Falcini consegnò la lista ottenuta indebitamente alle autorità francesi. Successivamente la Francia condivise i file relativi ai nominativi italiani (che include vip, imprenditori e semplici cittadini) con le autorità del nostro paese. Seppure la condivisione è avvenuta legalmente (s tratta di una collaborazione tra le istituzioni dei due paesi), la lista dei nominativi era stata ottenuta in modo illecito. Da qui sono quindi sortele polemiche sulla liceità dell'utilizzo da parte della Guardia di Finanza italiana e dell'Agenzia delle Entrate.

L'utilizzo dei dati da parte del fisco italiano

Come detto la vicenda si protrae ormai da quattro anni. È però di pochi giorni fa la più recente presa di posizione della Corte di Cassazione che con le ordinanze n° 8605 e 8606/15 ha affermato che la lista sottratta possa essere utilizzata dall'Italia, in quanto le autorità nazionali l'hanno acquisita lecitamente. Non conta dunque la provenienza dei dati, anche se sarebbero sottoposti al segreto bancario. In questo caso, secondo i giudici della suprema corte, il segreto a cui le banche sono tenute passerebbe in secondo piano rispetto al principio per il quale tutti i cittadini sono tenuti al pagamento delle tasse. ne consegue che le autorità potranno utilizzare i dati contenuti per effettuare gli accertamenti dovuti e chiedere quindi spiegazione dei conti all'estero ai contribuenti interessati. La vicenda potrebbe sembrare marginale per la maggior parte dei cittadini. Tuttavia la sentenza della Corte è arrivata dopo il ricorso di due contribuenti italiani, che si erano visti accusati di evasione fiscale per non aver incluso le somme possedute nella banca svizzera nella dichiarazione dei redditi. Tuttavia in un caso molto simile e precedente, la Corte aveva deciso che l'Agenzia delle Entrate non potesse sanzionare il cittadino accusato di evasione, in quanto i documenti che attestavano la stessa erano stati acquisiti illecitamente. Parere ribaltato dalle due ordinanze più recenti, che potrebbero quindi aprire la strada ad ulteriori accertamenti (e ricorsi).

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