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Diritto di cronaca e di oblio

del 08/04/2015

La tutela della privacy relativa ai dati restituiti da Google è un tema di grande attualità, soprattutto alla luce delle recenti modifiche normative nel rapporto fra il motore di ricerca e il diritto alla riservatezza.

Il diritto all'oblio finisce laddove comincia il diritto di cronaca e viceversa. Un confine che tuttavia è spesso labile. Ma ricostruiamo cosa si intende esattamente per diritto all'oblio. Esso consiste nel diritto di ogni cittadino di richiedere la cancellazione dei propri dati sensibili dai risultati di ricerca di Google. Una richiesta che può essere presentata direttamente online mediante una procedura che Google mette a disposizione, in accordo con il Garante della Privacy. Ma la cancellazione non avviene automaticamente: la società americana decide caso per caso e, rispetto all'ingente volume di richieste, quelle accolte sono una minoranza.

Negli ultimi giorni un caso in particolare ha fatto tornare alla ribalta il diritto all'oblio. Un uomo coinvolto in un'inchiesta giudiziaria ha richiesto la cancellazione del suo nome dai risultati del motore di ricerca, ma si è visto respingere la domanda. Google ha motivato la sua decisione con il fatto che la notizia contenente le generalità del soggetto in questione rispondeva al diritto di cronaca. Si trattava infatti di un caso di cronaca che aveva avuto un ampio risalto, se pure soltanto a livello locale. Inoltre le notizie riportate erano veritiere; e in caso contrario l'interessato avrebbe avuto diritto a chiederne rettifica all'editore del sito o della testata che le aveva pubblicate.

Tuttavia la richiesta dell'uomo ha avuto comunque un effetto. Google ha accettato di modificare lo snippet, ovvero il piccolo riassunto che compare sotto il titolo nei risultati di ricerca. Nel testo che lo riguardava, infatti, il suo nome era associato a reati più gravi rispetto a quelli che le indagini in corso stavano accertando e dai quali era invece completamente estraneo. Dunque la società che gestisce il motore di ricerca ha accettato di apportare modifiche allo snippet ma non di cancellare il nome del richiedente dai risultati, facendo così valere il diritto di cronaca riconosciuto dal Garante della Privacy.

Un caso che dimostra ancora una volta quanto sia complesso il compito di tutelare la privacy dei cittadini senza per questo dover limitare il diritto di cronaca e quello di tutte le persone a essere informati sui fatti che accadono.

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