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Diritto all'oblio anche per Bing

del 11/11/2014

Le danze sono state aperte dal colosso Google, costretto a rispettare il diritto degli utenti di cancellare, su richiesta, i dati personali assorbiti dal celebre motore di ricerca.

Anche Bing, il motore di ricerca di proprietà Microsoft, non è da meno e ha da poco deciso di concedere ai propri utenti tale opportunità.


La procedura per la richiesta è agli stadi finali della messa a punto. Va precisato che l'iniziativa del motore americano appare spontanea, dal momento che nessuna istituzione locale o internazionale gli ha intimato una richiesta in tal senso. Ovviamente, la strategia alle spalle di tale mossa è anticipare probabili obblighi futuri, dando al contempo agli utenti un'immagine positiva e rispettosa della loro privacy.

Dal punto di vista puramente tecnico, il motore di ricerca, prima di mettere in azione un vero e proprio piano per le richieste, dovrà trovare un punto d'incontro anche con Yahoo, che utilizza lo stesso Bing per i propri risultati di ricerca.

E se in rete tutto è interconnesso, non ci stupisce che, nonostante quello di Bing rappresenti un passo avanti vero la tutela dei dati degli utenti, esso non è un risultato definitivo: gli stessi risultati presenti su Bing potrebbero essere visualizzati anche su Google o su altri motori. Teoricamente, quindi, l'utente che vuole veder cancellati i proprio dati dovrebbe fare un'apposita richiesta verso tutti i motori, sovrani del web, che al momento però non prevedono né una procedura specifica né unitaria.

D’altronde, la cancellazione dei dati si sta rivelando piuttosto complessa anche per quanto riguarda Google. Le richieste avanzate da parte di cittadini europei sarebbero valide solo per l'Europa e quindi i dati possono nella maggior parte dei casi essere visualizzati nel resto del mondo.

Inoltre, per quanto riguarda il nostro Paese, le richieste pervenute a Google sono costrette a fare i conti con le leggi ancora non chiare della diffamazione a mezzo stampa applicata alla rete e con il diritto di cronaca, che se da un lato dovrebbe preservare la libertà dei giornalisti di affrontare qualsiasi argomento, dall'altro pone proprio la questione del rispetto dei dati personali in rete.

Questo, chiaramente, è il complesso discorso che interessa le personalità pubbliche o coloro che si trovano coinvolti in fatti di cronaca.

Per la restante platea dei cittadini comuni, discorso ormai di circostanza nell’era digitale, in attesa dell'applicazione ad ampio raggio del diritto di oblio, sarebbe bene considerare attentamente l'immissione dei dati in rete, in quanto la rimozione in autonomia risulta poi quasi impossibile.

Detto in parole povere: il primo passo per tutelare la propria privacy consiste nel limitare al massimo le informazioni che si mettono a disposizione della collettività, sui social network in primis.

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