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Privacy, stop alle chiamate mute

del 15/04/2014

Di cosa stiamo parlando? Sarà capitato a tutti di ricevere chiamate alle ore più impensabili che, una volta presa in mano la cornetta, non davano adito a nessuna risposta dall’altro lato del filo. Sono queste le cosiddette "telefonate mute", cioè chiamate effettuate in automatico da parte deicall centersenza però una comunicazione alla risposta. La notizia è che ilGarante per la Protezione dei Dati Personali, conosciuto anche come garante per la privacy, ha deciso di vietarle.

Perché?Questo tipo di chiamata, oltre ad essere piuttosto fastidiosa per l'interlocutore, suscita spesso anche apprensione da parte di chi risponde che teme di avere a che fare, dall'altro capo della cornetta, con malintenzionati pronti a svaligiare il suo appartamento o a mettere in atto ogni tipo di persecuzione. La situazione, inoltre, allarma e spaventa soprattutto lapopolazione più anziana, e per questo motivo il Garante ha deciso di intervenire con un provvedimentoad hoc.

Il provvedimento del Garante- n. 83 del 20 febbraio 2014, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2014-, impone inoltre agli operatori di telemarketing, e ai call center in genere, di mettere in campo tutte le misure necessarie per ridurre il disturbo derivante da queste chiamate.

Ad esempio, il tempo di attesa prima di percepire la voce del chiamante non potrà essere superiore ai tre secondi, e inoltre si dovrà percepire unrumore di sottofondoche faccia quindi pensare a un'attività lavorativa e non, ad esempio, a uno scherzo telefonico.

Quest’ultima questione interessa soprattutto i call center, che utilizzano sistemi di chiamata automaticache attivano chiamate anche quando un operatore reale non può effettivamente occuparsene, lasciando così la chiamata "muta" alla risposta da parte dell'utente.

Attenzione. Pur comprendendone i limiti, il Garante non ha definito illegale le “chiamate mute”, ma ha imposto che i call center siano costretti a ridurre il limite delle chiamate al3% rispetto a tutte quelle effettuate per ogni campagna di marketinge che, ripetiamolo, la durata dell'assenza di voce non possa essere superiore aitre secondi.

Guardando al passato, ci si accorge che non è la prima volta che il Garante interviene in merito alle comunicazioni telefoniche.

Nel novembre 2013, era intervenuto per regolamentare l'acquisizione dei dati personali effettuata dai call center situati all'esterno dell'Unione Europea. Il Garante ha stabilito che il cittadino debba essere a conoscenza dell'ubicazione del call center e che gli debba essere garantita un'alternativa nel caso non voglia avvalersi di call center esteri alla UE. Inoltre, il trattamento dei dati di cittadini italiani deve avvenire dopo una comunicazione apposita diretta allo stesso Garante. Quest’ultimo specifica che, anche se ubicati all'estero, i call center hanno gli stessi obblighi previsti per il territorio nazionale, e che gli operatori dovranno essere formati adeguatamente per trattare i dati secondo quanto stabilito dalle norme in vigore in Italia.

Terreno insidioso, quello delle comunicazioni telefoniche a fini commerciali, della nostra vita quotidiana. Apprendiamo con piacere, allora, che le autorità preposte stanno lavorando sodo per mettere un po’ d’ordine anche in questavera e propria jungla contemporanea.


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