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Possibilità di dare il cognome della madre ai figli

del 14/01/2014

La Corte europea per i diritti umani di Strasburgo ha condannato l'Italia per il fatto che nel nostro paese i coniugi non hanno la possibilità di dare ai propri figli solo il cognome della madre.

Nella sentenza, pubblicata sul sito web della Corte, i magistrati hanno dato ragione ai due querelanti, una coppia di Milano, che hanno una figlia e ai quali le autorità italiane non hanno concesso la possibilita' di registrare all'anagrafe la figlia con il cognome materno anziché quello paterno. Si è fatto appello agli artt. 8 e 14 della Convenzione dei Diritti dell’uomo per vedersi riconosciuto questo diritto. Il primo degli articoli citati prevede il “diritto al rispetto della vita privata e familiare” stabilendo che non può esservi ingerenza di un’autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto salvo alcuni casi eccezionale e che ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare; il secondo degli articoli sancisce il “divieto di discriminazione” in quanto il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti,devono essere assicurati senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, razza ……., la nascita od ogni altra condizione. Secondo i Giudici di Strasburgo è troppo rigida la regola di dare ai figli unicamente il cognome del padre, senza consentire- ai genitori se lo desiderano - di scegliere invece il cognome della madre.

E’ una evidente discriminazione nei confronti della donna e una violazione del diritto al rispetto della vita familiare e privata. La sentenza diverrà definitiva tra 3 mesi; è stata un nuovo monito all’Italia su una questione di grande attualità considerato che essa ha applicazione generale con riguardo tanto ai figli legittimi quanto ai figli nati fuori dal matrimonio o adottati. In particolare, i giudici sostengono che "se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre  non è (necessariamente) una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l'inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell'iscrizione all'anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne". Nella sentenza i giudici sottolineano, inoltre, che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere semplicemente al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l'eguaglianza tra i coniugi e che quindi le autorità italiane dovranno cambiare la legge o le pratiche interne per mettere fine alla violazione riscontrata.

 Si rende necessario, dunque, un intervento normativo per mettere fine a questa discriminazione ed innovare una legislazione obsoleta, consentendo ai bimbi di assumere il cognome delle madri .Si auspica per una nuova riforma del diritto di famiglia italiano che vada nel senso della sentenza di Strasburgo e nella quale il figlio potrà assumere "il cognome della madre o quello di entrambi i genitori" in caso "di accordo tra i genitori risultante dalla dichiarazione di nascita".

In realtà la risposta del Governo non ha tardato ad arrivare ed infatti è quasi pronta una bozza di Ddl all’esame del Consiglio dei Ministri in corso, il provvedimento, composto di 4 articoli, modifica l’art. 143-bis del c.c.( la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze), prevedendo che il figlio "assume il cognome del padre ovvero, in caso di accordo tra i genitori risultante dalla dichiarazione di nascita, quello della madre o quello di entrambi i genitori". Ciò vale anche per i figli nati fuori dal matrimonio o adottati. Le disposizioni si applicano alle dichiarazioni di nascita successive all'entrata in vigore.

Tuttavia occorrerà attendere i tempi di conclusione dei lavori parlamentari che si annunciano veloci ma complessi perché ci sono tanti aspetti che devono essere analizzati ed approfonditi ma l’obiettivo più importante è quello di superare una cultura che su questa materia è stata profondamente “sessista”!!

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