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Progetto Agenda Digitale costa 12 miliardi l’anno

del 07/10/2013

Progetto Agenda Digitale costa 12 miliardi l’anno

Un miliardo di euro al mese. Dodici miliardi l’anno. Sono queste le cifre dell’ennesimo progetto in cantiere che, come capita spesso nel nostro Paese, non riesce a dirigersi verso la sua naturale conclusione in tempi decenti. Questo spreco vergognoso - specialmente in periodi come questo, in cui ogni cittadino conosce la fatica necessaria per farsi bastare poche migliaia di euro fino a fine mese – fa davvero rabbrividire. Sono i soldi che ci costa il parcheggio di un progetto di grande valore, sia economico sia culturale, per la nostra Italia: l’Agenda Digitale nella Pubblica Amministrazione. Un’opera che ci porterebbe in linea con l’efficienza e l’innovazione di casa nel resto del continente e, soprattutto, significherebbe ingenti risparmi per le casse malandate dello stato.

Eppure, si sa, i Governi vivono un po’ alla giornata e, tentando di racimolare nell’immediato denaro per mettere in ordine i conti e uscire il più presto possibile dalla procedura d’infrazione, si limitano ad affliggere la popolazione di nuove imposizioni fiscali, rinviando iniziative più lungimiranti come la suddetta agenda.

Siamo in perenne stato d’emergenza (vicini alla crisi di Governo, vicini alla bancarotta, vicini al baratro, etc.). Anche per questo, l’esecutivo ha spesso la vista offuscata dalle contingenze e non si spende troppo per l’applicazione di certe soluzioni che, se da un lato non fanno entrare nell’immediato risorse nelle casse dello Stato, farebbero risparmiare somme ingenti nel lungo periodo, come in questo caso, a causa della non applicazione dell’Agenda Digitale nella Pubblica Amministrazione.

Dell’agenda se ne parla già da tanto tempo. Quando sembrava che tutto fosse pronto per dare al Paese una svolta informatica e un notevole risparmio non solo di denaro ma anche in ordine di tempo, tutto resta paralizzato. Poco importa se questo significherebbe Sanità digitale, Fatturazione e ogni tipo di pagamento elettronici, conservazione digitale degli archivi fiscali: tutto fermo.

E purtroppo la lentezza, in un mondo che corre sempre più in fretta, ci sta costando cara. Due le principali conseguenze negative: mancato risparmio, circa 12 Miliardi di euro all’anno; arretratezza dei sistemi utilizzati dalla Pubblica Amministrazione italiana, anche in questo caso fanalino di coda delle altre nazioni europee.

Il risparmio dell’innovazione

L’Osservatorio dell’Agenda digitale della School of Management del Politecnico di Milano, dopo un’attenta analisi della situazione, ha presentato i risultati delle sue indagine sull’agenda digitale durante un incontro che si è tenuto presso l'Aula De Carli del Politecnico di Milano. I dati emersi sono stati diffusi dallo stesso Francesco Caio, Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale.

La morale è semplice: il ritardo italiano nell’attuazione della digitalizzazione della P.A. è palese e sta portando a costi ormai insostenibili. Basti pensare che la sola voce “fatturazione nella Pubblica Amministrazione” costa 1,1 miliardi.

Ancora: l’introduzione della digitalizzazione nell’apparato della Sanità pubblica porterebbe a un risparmio di ben 6,5 miliardi.

Non è da meno la voce Fisco: la sola conservazione degli archivi fiscali in formato digitale porterebbe non solo a un più efficace sistema di controllo ma, anche in questo caso, a risparmiare circa 10 miliardi grazie, ovviamente, alla semplificazione delle verifiche.

Alla luce di questi dati, ce n’è abbastanza per ritenere l’attuazione dell’Agenda Digitale una delle priorità del nostro paese. La logica, in voga da molto tempo nelle recensioni degli analisti e nelle chiacchiere dei cittadini comuni, è sempre la stessa: recuperare competitività è l’unica soluzione per uscire dalla crisi.

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