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Slot manomesse è frode informatica

del 27/08/2013

Slot manomesse è frode informatica

Slot manomesse per non pagare i tributi al Monopolio? E' frode informatica

Cassazione penale, sez. II, sentenza 30.04.2013 n° 18909

L’alterazione di apparecchi elettronici destinati a “giochi di abilità”, trasformati in slot machine, integra il reato di truffa informatica, non essendo, i relativi proventi, tassati con la maggiore imposta del 13,5% che pertiene agli apparecchi dotati di aleatorietà. Al contrario, l’appropriazione delle somme giocate alle slot machine ma non contabilizzate e non versate all’Erario, integra il reato del peculato. E' quanto emerge dalla sentenza della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza 30 aprile 2013, n. 18909.

Il caso vedeva un gestore di una sala giochi manomettere alcune slot machine, mediante alterazione del loro sistema informatico, prima che venissero installate all'interno dei locali. A causa della condotta fraudolenta, che vedeva la partecipazione dei concessionari del pubblico servizio, l’amministrazione dei Monopoli veniva tratta in inganno in quanto non messa in condizioni di riscuotere il tributo dovuto nella misura del 13,5 per cento delle somme giocate: il denaro risultava trattenuto illecitamente dal gestore e dagli stessi concessionari che lo avevano aiutato a nascondere gli apparecchi all’Erario.

I giudici della Suprema corte hanno affermato il principio secondo il quale "l’elemento distintivo tra il delitto di peculato e quello di frode informatica, aggravata ai danni dello Stato, ai sensi dell'art. 649-ter, secondo comma, c.p., nonché ai sensi dell’art. 61, n. 9, c.p., è simile a quello fra il delitto di peculato ed il delitto di truffa aggravata ex art. 61, n. 9, c.p.".

I concessionari del servizio, incaricati di pubblico servizio, insieme con il gestore della sala giochi, avevano posto in essere i raggiri prima dell’appropriazione del denaro spettante allo Stato, con la conseguenza che la stessa appropriazione rappresentava solo un effetto dell’attività fraudolenta. Se, invece, l’amministrazione dei Monopoli fosse stata messa in grado di controllare le giocate, di quantificare il tributo, e gli artifici fossero stati posti in essere per occultare l’appropriazione, si sarebbe potuto configurare il diverso reato di peculato.

 

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