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La famiglia di fatto tra regole e prassi

del 15/05/2013

La famiglia di fatto, quella cioè non fondata sul matrimonio, nel nostro ordinamento non trova riconoscimento quale entità giuridica.  Di conseguenza, non esiste una normativa che la riguardi.

La dottrina giuridica applica alla famiglia di fatto, attraverso il meccanismo dell'analogia, le norme che riguardano la famiglia legittima.

Esistono delle leggi speciali che fanno riferimento alla famiglia di fatto chiamandola “convivenza more uxorio” e ne disciplinano i profili penali, assicurativi, previdenziali ed assistenziali ed i profili inerenti alla materia abitativa.

In particolare la legge n. 354/1975 sull'ordinamento penitenziario consente al detenuto di ottenere il permesso per visitare un familiare o il convivente in pericolo di vita; la legge n.405/1975 istituisce i consultori familiari e ammette a fruire del servizio non solo le famiglie riconosciute dalla legge ma anche le coppie di fatto; l'art. 2 della legge n.184/1983 sull’affidamento familiare del minore temporaneamente sprovvisto di un ambiente familiare idoneo ammette anche la famiglia di fatto ad espletare le funzioni di nucleo provvisorio di accoglienza.

La giurisprudenza, da parte sua, attribuisce al partner convivente il diritto di essere risarcito in caso di morte del compagno, conseguente ad un illecito; il convivente affidatario di prole naturale succede nel contratto di locazione del defunto convivente, etcetera.

Non esistono in capo ai conviventi i diritti e doveri reciproci di coabitazione, fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione e contribuzione propri dei soggetti che contraggono matrimonio.

Anche i rapporti di natura patrimoniale tra conviventi non trovano riconoscimento nella legge come avviene all’interno della famiglia legittima. Ad esempio: gli acquisti compiuti da uno dei conviventi non si estendono anche all’altro; nessun diritto di natura successoria è configurabile a favore del convivente superstite in caso di morte dell'altro.

Ciò non toglie tuttavia che  i rapporti tra conviventi, sia di natura personale che patrimoniale, possano essere regolati tramite accordi privati.

La Corte di Cassazione, da una parte riconosce che la convivenza non fa instaurare in capo al convivente non proprietario un diritto possessorio sull’immobile di proprietà dell’altro, dall’altra nega che la posizione del convivente possa essere equiparata alla posizione di un mero ospite che possa essere allontanato dall’abitazione in qualsiasi momento.

Ne consegue che a chi gode di un rapporto stabile con il partner proprietario dell’immobile deve essere riconosciuta la qualifica di “detentore autonomo”. Pertanto, se questi venisse estromesso improvvisamente dall’abitazione potrebbe legittimamente tutelarsi nelle competenti sedi giudiziarie esperendo le azioni a tutela del possesso che discendono dall’art. 1168 del codice civile per poter essere riammesso, a seguito di uno “spoglio violento”,  nell’abitazione dove si è svolta la relazione familiare di fatto.

Il convivente proprietario dell’immobile che voglia interrompere la convivenza dovrà perciò concedere un ragionevole termine all’ex compagno affinchè questi si trovi altro alloggio!

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