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Famiglia di fatto: diritto alla casa familiare

del 15/05/2012
CHE COS'È?

Famiglia di fatto diritto alla casa familiare: definizione

L’unico modello familiare disciplinato compiutamente dall’ordinamento italiano è la “famiglia legittima” (articolo 29 Costituzione “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale basata sul matrimonio”), mentre per quanto concerne la “famiglia di fatto”, che è stata qualificata dalla Corte Costituzionale unicamente come formazione sociale ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione, non esiste ancora una normativa che dettagliatamente la regolamenti.
Pur tuttavia come i coniugi, anche le coppie di fatto - oggi sempre più numerose - possono incontrare nel proprio cammino una crisi irreversibile. Ove ciò si verifichi, se in presenza di prole, le situazioni da risolvere sono del tutto simili a quelle che si verificano con la separazione dei coniugi: affidamento dei figli, loro mantenimento e tra queste, fondamentale, la questione relativa all’assegnazione della casa adibita durante la convivenza a residenza comune.
Al riguardo, sin dal 1998 la Corte Costituzionale ha affermato che la mancanza di una specifica norma che regoli le conseguenze della cessazione del rapporto di convivenza non impedisce al Giudice di provvedere egualmente all’assegnazione della casa familiare, dovendo la condizione dei figli essere considerata come unica a prescindere dalla qualificazione del loro status (figlio legittimo o naturale) e rientrando il diritto del minore a conservare l’ambiente domestico nel più ampio concetto di mantenimento, che è un dovere del genitore, specificatamente previsto dalle norme sulla filiazione.
L’importante riconoscimento effettuato dalla Corte Costituzionale è stato oggi recepito dalla legge n. 54 del 2006 la quale prevede all’articolo 4, comma secondo, che l’articolo 155-quater, primo comma, codice civile ("Assegnazione della casa coniugale") si applichi anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati: “Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli. Dell'assegnazione il Giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l'eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell'articolo 2643”.
E’ bene tenere presente che non è invece possibile assegnare la casa familiare in favore del convivente in assenza di figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti, perchè oggetto di tutela è, come detto, il diritto del figlio a conservare l’habitat domestico quale luogo degli affetti, degli interessi e delle consuetudini di vita. In assenza di figli, l’assegnazione della casa familiare non è prevista neppure per le coppie matrimoniali.




COME SI FA
L’assegnazione della casa familiare, che la giurisprudenza ha definito come un diritto personale di godimento atipico, ha la finalità di salvaguardare l’interesse e la tutela dei figli a cui deve essere data la possibilità di continuare a vivere nelle stessa casa abitata quando la famiglia era unita e che rappresenta per il figlio il luogo degli affetti, degli interessi e delle consuetudini di vita.
Il legislatore del 2006 ha lasciato una certa discrezionalità al Giudice nel decidere se e a chi attribuire la casa familiare. I criteri a cui il Giudice dovrà comunque fare riferimento sono le esigenze dei figli e inoltre i tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore, dato che la stabile convivenza del genitore con i figli minorenni o maggiorenni non economicamente indipendenti è requisito essenziale per l’assegnazione della casa familiare.
Poiché, oggi - riconosciuto dalla novella del 2006 il principio di bigenitorialità, ovvero il diritto dei figli a mantenere rapporti equilibrati con entrambi i genitori - l’ipotesi di affido più ricorrente è quella dell’affido condiviso, la casa familiare potrà essere assegnata dal Giudice a quello tra i due genitori presso cui i figli minori sono collocati e con cui vivono per un più lungo periodo di tempo.
Nell’ipotesi di affido in via esclusiva, l’assegnazione della casa familiare dovrebbe invece essere come avveniva per giurisprudenza costante prima della legge del 2006, disposta nei confronti del genitore affidatario. L’assegnazione della casa familiare può essere disposta dal Giudice anche quando il genitore, con cui i figli continueranno a vivere, non sia il proprietario dell’immobile.
Della compromissione del diritto di proprietà, che si determina a seguito dell’assegnazione della casa familiare, il Giudice - come espressamente prevede l’articolo 155-quater, primo comma codice civile - dovrà tenerne conto in quella che sarà la regolazione dei rapporti economici tra i genitori per il mantenimento dei figli.
Il diritto all’assegnazione della casa coniugale viene meno, come prevede l’articolo 155-quater codice civile, quando l’assegnatario non abiti la casa familiare o cessi di abitarvi stabilmente, quando instauri una convivenza more uxorio nella casa familiare, quando contragga nuovo matrimonio, oppure, anche se non espressamente elencate dal legislatore, quando viene ripresa la convivenza tra i coniugi e/o i due partner, quando muore l’assegnatario, quando la prole raggiunge la maggiore età e l’autosufficienza economica e/o cessa di vivere con il genitore affidatario.

CHI
A differenza che nella separazione dei coniugi, quando la famiglia di fatto entra in crisi, la competenza, vale a dire il Giudice al quale rivolgersi per quanto riguarda l’assegnazione della casa familiare, dipende da diversi elementi. Anzitutto bisogna guardare l’età dei figli. Se i figli sono minorenni competente è il Tribunale per i minorenni relativo al territorio ove il minore abita, che è il Tribunale preposto a decidere le questioni che riguardano l’affidamento dei figli naturali e, a seguito dell’ Ordinanza della Suprema Corte 3 aprile 2007, se le domande sono contestuali, anche del loro mantenimento e dell’assegnazione della casa familiare. Nell’ipotesi, invece, in cui non vi siano domande contestuali di affidamento e mantenimento del figlio minore, perchè i genitori hanno già raggiunto accordi in merito al regime d’affido, competente sarà il Tribunale ordinario. Qualora i genitori dovessero autonomamente raggiungere un accordo sull’assegnazione della casa coniugale, non essendovi alcuna normativa specifica che preveda, come per i coniugi che intendono separarsi, un obbligo di verifica da parte dei Giudici degli accordi relativi alla prole minorenne (omologazione), si è diffusa la prassi di depositare egualmente avanti al Tribunale per i minorenni un ricorso congiunto al fine di ottenere un provvedimento che nel recepire l’accordo raggiunto tra i genitori, attribuisca allo stesso stabilità e certezza. Se i figli sono maggiorenni competente sarà sempre il Tribunale ordinario.

FAQ

Quando il genitore assegnatario instaura una convivenza more uxorio e/o nuovo matrimonio, la cessazione dell’assegnazione della casa familiare interviene automaticamente?

Non appena è entrata in vigore la novella del 2006, la dottrina e la giurisprudenza si sono divise tra chi sosteneva che la convivenza more uxorio e/o il nuovo matrimonio facesse venire automaticamente meno il diritto all’assegnazione della casa familiare e chi invece riteneva che bisognava comunque valutare quello che era l’interesse dei figli a continuare a vivere nella casa familiare. La Corte Costituzionale con un’importante sentenza ha nel 2008 chiarito che l’assegnazione della casa familiare deve sempre essere subordinata all’interesse del minore. Sarà dunque rimessa al prudente e delicato accertamento del Giudice la valutazione circa la presenza e continuità dell’interesse dei figli a godere di quell’ambiente che era stato centro degli affetti, degli interessi della famiglia unita, nonostante la presenza di un nuovo partner e/o marito del genitore assegnatario.

Il genitore di prole naturale a cui è stata assegnata la casa familiare ha diritto di ottenere la trascrizione del provvedimento?

Sì, nel 2005 la Corte Costituzionale, richiamando i principi già enunciati nel precedente del 1998 (Corte Costituzionale 13.05.1998 n. 166), con un'importante sentenza ha chiarito che - Corte Costituzionale 21.10.2005 n. 394 - : “Se il diritto all'assegnazione della casa familiare al genitore affidatario di prole naturale può trarsi in via di interpretazione sistematica dalle norme che disciplinano i doveri dei genitori verso i figli, alle medesime conclusioni deve pervenirsi con riguardo alla possibilità per il genitore naturale affidatario di minore - e che non sia titolare di diritti reali o di godimento sull'immobile - di trascrivere il provvedimento di assegnazione nei registri immobiliari, onde garantire effettività alla tutela dei diritti della prole anche in caso di conflitto con i terzi”. Oggi peraltro tale diritto è stato espressamente previsto dalla legge mediante il richiamo effettuato dalla novella del 2006 con riferimento all’applicazione l’articolo 155-quater, primo comma, codice civile, anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati.

La trascrizione del provvedimento di assegnazione è necessaria ai fini dell'opponibilità ai terzi?

Secondo alcuni autori la novella del 2006 non avrebbe portato alcuna modifica al sistema precedentemente in vigore e dunque l’assegnazione della casa familiare è sempre opponibile ai terzi entro i nove anni, mentre dopo i nove anni per essere opponibile deve essere trascritta, così come disposto dall’articolo 6 comma 6 della legge sul divorzio. Altri autori sostengono invece che la nuova legge ha implicitamente abrogato l’articolo 6 comma 6 della legge sul divorzio e che per essere opponibile ai terzi il provvedimento di assegnazione vada sempre trascritto. Nella pratica, in attesa di chiare indicazioni giurisprudenziali, è prudenzialmente provvedere a trascrivere non appena ottenuto il provvedimento di assegnazione della casa familiare.

Per quanto tempo il genitore assegnatario ha diritto di permanere nella casa familiare?

E’ molto importante tenere presente che il provvedimento di assegnazione non ha la finalità di attribuire ad uno dei genitori un titolo di legittimazione ad abitare nella casa familiare, ma è strumentale alla conservazione della comunità domestica e giustificato esclusivamente dall'interesse morale e materiale della prole affidatagli. Conseguentemente il provvedimento di assegnazione si esaurisce quando i figli non abitano più con il genitore o divenuti maggiorenni abbiano raggiunto l’indipendenza economica.

Può essere assegnata la casa familiare condotta in locazione?

La casa familiare abitata in virtù di un contratto di locazione può essere oggetto di assegnazione. Peraltro la legge 392 /78 dettagliatamente regolamenta al suo articolo 6 la successione nel contratto di locazione, prevedendo che “nel caso di separazione giudiziale, di scioglimento del matrimonio, o di cessazione degli effetti civili dello stesso, nel contratto di locazione succede al conduttore l’altro coniuge, se il diritto di abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo”. La Corte Costituzionale sin dal 1988 ha inoltre, (Corte Costituzionale 7.04.1988, n. 404) affermato che la successione nel contratto si ha anche a favore del convivente quando vi sia prole naturale.

Può essere assegnata quale casa familiare una abitazione diversa da quella in cui la famiglia viveva?

L’assegnazione della casa familiare, rispondendo all’esigenza di conservare l’habitat domestico, inteso come il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime e si articola la vita familiare, è consentita unicamente con riguardo a quell’immobile che abbia costituito il centro d’aggregazione della famiglia durante la convivenza, con esclusione d’ogni altro immobile di cui i coniugi possano avere la disponibilità.

Se il figlio maggiorenne è disabile ed è titolare di pensione di invalidità o altro sussidio può essere disposta egualmente l’assegnazione della casa familiare?

La novella del 2006 ha equiparato i figli maggiorenni, la cui autonomia personale sia ridotta al punto da necessitare di un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale, ai figli minori; quindi anche se economicamente autosufficiente potrà essere disposta a sua tutela l’assegnazione della casa familiare.
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