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Casa Odoni in Almè: un restauro conservativo

del 27/08/2012

Casa Odoni in Almè: un restauro conservativo

Oggetto dell'intervento
L’intervento riguarda le principali facciate, che sono le sole caratterizzate da intonaci con decorazioni. Il palazzo, a pianta rettangolare asimmetrica con avancorpi minori, è definibile come un manufatto residenziale nobiliare di campagna con annessi rustici, giardino e retrostante brolo. E’ databile alla fine del secolo XVIII su preesistenze probabilmente del XVI secolo.

La facciata principale è caratterizzata dalla presenza del portico a piano terra con archi policentrici ribassati poggianti su colonne tuscaniche in pietra arenaria grigia di Sarnico, e da una finestratura a scansione regolare su due livelli. All’impianto  compositivo di facciata, sostanzialmente simmetrico e regolare, si affianca sul lato destro il corpo dei rustici caratterizzato da un’ampia apertura carrale arcuata a tutto centro.

La facciata laterale ovest è invece priva di simmetria anche per effetto di un avancorpo contenente un accesso e un vano scala addossato alla fabbrica antica in epoca recente (anni ’60 del XX secolo); presenta nella parte alta destra tracce di decorazioni dipinte relative alle aperture (pseudo-finestra sub-quadrata dipinta, al cantonale in pseudoelementi di bugnato a diamante ed ai cornicioni).

Le facciate oggetto di intervento sono tutte costituite da muratura mista intonacata; un apparato decorativo dipinto di notevole pregio costituiva motivo di nobilitazione architettonica dell’insieme: era per lo più formato da pseudo-paraste, capitelli, festoni e cornici, balaustra a colonnine nonché timpani tronchi di valorizzazione e accentuazione delle finestre rettangolari in riferimento agli apparati in modellato vero e proprio delle architetture “maggiori”.

Le finestre rettangolari sono dotate di davanzale ed architrave semplice in pietra arenaria grigia di Sarnico e gialla di Castagneta. Le spalle sono talvolta (per le finestre delle ali laterali) in semplice muratura in laterizi pieni, intonacata e decorata.

Gli intonaci decorati e dipinti. E’ tipico del secolo XVIII-XIX l’intonaco di calce e sabbia, steso in spessori variabili tra i 5 e i 15 mm, rifinito a frettazzo (tavoletta rettangolare di legno con maniglia) e dipinto a fresco, a tempera ed a secco, spesso con motivi decorativi ripresi dall'architettura veneto-bizantina, gotica e rinascimentale, in conseguenza del diffondersi dell'arte eclettica (cioè della tendenza ad ispirarsi a diverse fonti artistiche e culturali) ad opera dei principali architetti del tempo.
In questo periodo vi è la vasta produzione di intonaci cosiddetti "civili", in particolare nell'area lombardo-veneta, lavorati a frattazzo e dipinti ad impasto ancora umido, con calce e terre colorate (ocra rossa e gialla), o più semplicemente dipinti di bianco con latte di calce. Questi intonaci andranno pian piano a sostituire tutti gli altri tipi di trattamento superficiale, ad esclusione dei marmorini che continuano ad essere impiegati.

La superficie d’intonaco presenta notevoli zone di distacco avanzato completo e parziale nonché zone di “bollature” che precedono il distacco vero e proprio. Il film pittorico è per lo più in avanzato stato di dilavamento e scolorimento. Si intravedono in alcuni casi gli elementi pittorici di decorazione che supplivano alla funzione decorativa di un  vero e proprio modellato architettonico proprio delle architettura maggiori. Ampie superfici di facciata mostrano il paramento murario per lo più costituito da mattoni rossi concentrati nelle parti “speciali” (spalle e piedritti nonché archi o piattabande di scarico), paramento messo a nudo dal lungo periodo di assenza di interventi manutentivi o riparatori.

Le parti lapidee presentano fenomeni di esfoliazione e sfarinamento; nonché rare parti mancanti

L’obiettivo di intervento conservativo è riconfigurare una visione unitaria dell’architettura originaria, colmando le ampie zone di intonaco decorato mancante e ricreando un effetto cromatico aderente ai caratteri originali, in modo allusivo, senza cioè ripristinare l’intero apparato decorativo, peraltro ormai consunto.
L’apparato decorativo è infatti difficilmente ricostituibile nella sua completezza, a meno di operare un discutibile ed antistorico intervento di ripristino pittorico, che risulterebbe falsificatorio; si conta comunque di ridare una visione cromatica unitaria agendo sui caratteri di finitura degli intonaci di integrazione. Si prefigura pertanto una superficie di intonaco integrativo delle parti mancanti in leggerissimo sottotono cromatico rispetto alle parti conservate e consolidate. Si costituiranno “neutri integrativi” di molteplice valenza cromatica in relazione ai colori dominanti dell’apparato decorativo (andato perduto per dilavamento del film pittorico o per pressoché totale perdita del supporto d’intonaco). Si tracceranno le linee guida delle varie parti decorative senza completarne la definizione.

Architetto Luca Zigrino

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