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Le dichiarazioni fiscali non bloccano il fallimento

Le dichiarazioni fiscali non bloccano il fallimento
Una recente sentenza resa dalla Corte di Appello di Torino e precisamente la n. 652 depositata il 12 aprile 2012 ha riportato alla ribalta l'annoso problema del fallimento del piccolo imprenditore: da un primo esame tale decisione potrebbe sembrare contraria sia allo spirito della riforma fallimentare avviata dal Legislatore con il decreto legislativo n. 5/2006, che all'articolo 1, comma 2, della richiamata Legge Fallimentare così come novellato dall'articolo 22 del decreto legislativo n.169/2007, ma così non è.
Com'è noto il legislatore con il predetto articolo 1 ha finalmente individuato in modo preciso ed inequivocabile i requisiti dimensionali che consentono l'attribuzione della qualifica di piccolo imprenditore e quindi di godere dell'esonero dalla fallibilità, così eliminando del tutto la rilevanza del parametro della prevalenza del lavoro personale rispetto all'organizzazione aziendale fondata sul capitale e sul lavoro altrui, che in passato non aveva consentito di applicare tale esonero alle società commerciali.
Tale esonero, però, non è automatico nel senso che una volta che viene avviata la procedura prefallimentare è posto a carico del debitore l'onere di provare in modo certo il possesso dei requisiti soggettivi richiesti dalla norma predetta per il riconoscimento della qualifica di piccolo imprenditore: sul punto la Suprema Corte di Cassazione, con giurisprudenza costante, ha affermato l'inderogabilità di tale onere posto dalla legge a carico del debitore in base al principio cosiddetto della "prossimità della prova", secondo il quale quest'ultimo è gravato da tale onere probatorio in quanto è nella disponibilità dei dati all'uopo utilizzabili (Ex multis, Cass.n.ri 13533/2001, 9439/2008 e 17874/2007); di converso il creditore ha solo l'onere di provare la qualità d'imprenditore del debitore e di dare la dimostrazione della sussistenza del proprio credito (Cass. n.11309/2009).
E' evidente, pertanto, che il piccolo imprenditore per evitare la declaratoria di fallimento non può restare passivo di fronte all'avvio di una procedura prefallimentare ma deve prontamente attivarsi al fine di dare la prova certa del contemporaneo possesso dei requisiti soggettivi richiesti dal citato articolo 1 Legge Fallimentare: in particolare lo stesso deve tempestivamente depositare le scritture contabili e fiscali relative agli ultimi tre esercizi, alle quali è attribuito un valore probatorio fondamentale; la Suprema Corte, infatti, ha espressamente affermato che “nel verificare la sussistenza del requisito della fallibilità posto dall'art.1, comma 2, lettera c), Legge Fallimentare, è prioritario il dato ricavabile dalle scritture contabili” (Cass. n.25870/2011).
Il valore probatorio delle scritture contabili e fiscali, tuttavia, non è assoluto per cui se il creditore o altri organi pubblici provano l'esistenza di elementi soggettivi non inseriti in tali scritture formate e depositate dal debitore, come per esempio maggiori debiti e/o ricavi, tali elementi devono essere considerati dal Tribunale adito nella valutazione del superamento delle soglie dimensionali individuate dal Legislatore per il riconoscimento della qualifica di piccolo imprenditore, con conseguente declaratoria di fallimento in caso di esito positivo (ex multis, Cass. n.25870/2011).
La Corte di Appello di Torino nella richiamata sentenza, conformandosi alla giurisprudenza citata, non ha riconosciuto alle dichiarazioni fiscali depositate dal debitore il valore di prova certa ed assoluta in quanto, in assenza delle scritture contabili richieste dall’articolo 2214 codice civile, le stesse possono essere legittimamente smentite da altri elementi indicati dal creditore dai quali risulti il conseguimento di un maggiore volume di affari e quindi il superamento delle soglie richieste per l’esonero dalla fallibilità.
Alla luce di quanto innanzi risulta evidente, quindi, che il piccolo imprenditore deve prestare grande attenzione all'avvio di una procedura prefallimentare in quanto la sua eventuale inerzia è sempre sanzionata con la declaratoria di fallimento ed il deposito delle sole dichiarazioni fiscali non è sempre garanzia di riconoscimento dell’esonero dalla fallibilità.

Avv.Domenico De Sciscio

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