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Impedito controllo

del 07/11/2016
CHE COS'È?

Impedito controllo: definizione

L’articolo 2525 del Codice Civile parla di impedito controllo per identificare il comportamento degli amministratori che ostacolano o addirittura impediscono lo svolgimento delle attività di revisione o di controllo che spettano ai soci, alle società di revisione o ad altri organi sociali, attraverso l’occultamento di documenti o comunque con altri artifici ad hoc. Per tale comportamento è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria, con una multa che può arrivare fino a 10.329 euro, mentre è prevista la reclusione fino a un anno nel caso in cui la condotta abbia provocato un danno ai soci (in tale circostanze, però, si può procedere unicamente a querela della persona offesa). Inoltre, se si tratta di una società con titoli diffusi tra il pubblico in misura significativa, con titoli quotati in mercati regolamentati italiani o con titoli quotati in mercati regolamentati di altri Stati dell’Unione Europea, la pena viene raddoppiata.


COME SI FA

Qual è la ratio legis?

Lo scopo è quello di tutelare l’esercizio regolare dell’attività di controllo.

Quando si verifica il reato di impedito controllo?

Secondo la sentenza n. 11639/2012, il reato di impedito controllo si consuma nel momento in cui l’evento di danno previsto dalla fattispecie incriminatrice si verifica: esso è, ovviamente, sempre successivo rispetto al comportamento di impedimento del controllo. Per questo motivo, il termine per la presentazione della querela decorre unicamente a partire dal momento in cui si concretizza il danno.


CHI

Un avvocato civilista o un penalista d’impresa.


FAQ

1. Quali sono il soggetto attivo e il soggetto passivo del reato?

Il soggetto attivo è rappresentato dall’amministratore o dagli amministratori, mentre il soggetto passivo non si identifica nella società ma nei soci: infatti, anche se l’impedito controllo può avere ostacolato o reso impossibile il controllo degli organi della società, tale comportamento diventa un reato unicamente nel momento in cui causa un danno ai soci. Lo stesso fatto tipico, per altro, può essere oggetto di delitto o di illecito amministrativo: si tratta, pertanto, di un reato di evento, in quanto la sanzione penale non scatta con la messa in atto della condotta ma con il concretizzarsi del danno per i soci. Il dolo specifico è l’elemento soggettivo, dal momento che gli amministratori devono essersi comportati in modo da impedire l’attività di controllo.

2. Il reato è stato depenalizzato?

Sì, il decreto legislativo n. 8 del 15 gennaio del 2016, che è entrato in vigore a partire dal 6 febbraio dello stesso anno, ha depenalizzato la fattispecie contravvenzionale prevista dall’articolo 29 del decreto legge 39 del 2010 al comma 1. La depenalizzazione ha ridotto le pene previste precedentemente: fino al 6 febbraio del 2016, infatti, non solo l’ammenda prevista era fino a 75mila euro, ma il periodo di reclusione poteva durare fino a diciotto mesi. Questa fattispecie di impedito controllo è stata trasformata in illecito amministrativo; inoltre, è stato ridotto l’importo della sanzione, che è passato a 75mila euro a 50mila euro (10mila euro nel caso di impedito controllo “interno”). Sin dall’introduzione dei reati societari nel decreto legge 231 l’impedito controllo rappresenta un reato presupposto della responsabilità dell’ente, con una sanzione pecuniaria che va da 100 a 180 quote secondo quanto previsto dal testo della disposizione (in realtà le quote previste vanno da 200 a 360 perché la legge n. 262/2005 sulla riforma del risparmio ha previsto il raddoppio del loro numero). 
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