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Pubblicazioni e spettacoli osceni

del 08/11/2016
CHE COS'È?

Pubblicazioni e spettacoli osceni: definizione

Il reato di pubblicazioni e spettacoli osceni, previsto dall’articolo 528 del Codice Penale, riguarda chiunque introduca nel territorio dello Stato, fabbrichi, metta in circolazione, sporti, detenga o acquisti immagini, disegni, scritti o altri oggetti osceni di qualunque tipo con lo scopo di esporli in pubblico, di distribuirli o di farne commercio. Per tale delitto è stabilita una sanzione amministrativa che va da un minimo di 10mila a un massimo di 50mila euro; la stessa sanzione deve essere applicata anche per chi mette in commercio oggetti osceni in modo clandestino. Una multa di non meno di 103 euro e la reclusione da un minimo di tre mesi a un massimo di tre anni devono essere comminate a chi sia protagonista di recitazioni o audizioni pubbliche o di spettacoli cinematografici o teatrali con carattere di oscenità, così come a chi favorisca il commercio o la circolazione di oggetti osceni con qualunque mezzo di pubblicità. Il reato di pubblicazioni e spettacoli osceni è stato depenalizzato dal d.lgs. n. 8 del 15 gennaio del 2016.


COME SI FA

Che cosa si intende con “osceno”?

Un oggetto viene considerato osceno nel momento in cui è in grado di provocare una sensazione di oscenità, e cioè ferisce, turba o vìola il comune senso del riserbo rispetto a manifestazioni e fatti che hanno a che fare con la sfera sessuale. Devono essere esclusi dalla punibilità gli addetti alla rivendita di riviste e giornali e i titolari di edicole: essi, infatti, non possono essere imputati per il semplice fatto di esporre, rivendere o detenere pubblicazioni provenienti da distributori ed editori che hanno ricevuto autorizzazioni ad hoc nel rispetto delle norme in vigore. Gli edicolanti, quindi, possono dedicarsi al normale esercizio delle proprie attività, a condizione che le pubblicazioni oscene non vengano vendute ai minori di sedici anni e non vengano esposte, almeno nelle loro parti che risultano palesemente oscene, in modo che siano percepibili facilmente dal pubblico.

Qual è la ratio legis?

Lo scopo della disposizione è quello di tutelare il pubblico pudore in quanto bene collettivo: esso deve essere inteso come un sentimento di riservatezza che ha a che fare con la morale sessuale.


CHI

 Un avvocato penalista.


FAQ

1. Le videocassette sono paragonabili alle riviste e ai giornali?

No, per quel che riguarda il reato di pubblicazioni e spettacoli osceni la causa di non punibilità a cui si fa riferimento nell’articolo unico della legge n. 355 del 17 luglio del 1975 non può essere applicata a chi detiene videocassette con carattere osceno con lo scopo di metterle in vendita. Come riporta la sentenza n. 34417 del 2005 della Corte di Cassazione, infatti, le videocassette devono essere considerate come un mezzo di comunicazione differente rispetto alle riproduzioni a stampa, dal momento che in teoria permettono una rapida riproduzione di un numero di copie potenzialmente illimitato. La sentenza in oggetto risale al 2005 e riguarda le videocassette, cioè supporti che, a distanza di pochi anni, sono diventati ormai obsoleti: lo stesso discorso, in ogni caso, può essere applicato anche a dvd e cd.

2. I videogiochi possono essere annoverati tra le pubblicazioni e gli spettacoli osceni?

Sì, secondo la sentenza n. 4118 del 2000 della Corte di Cassazione: anche i videogiochi destinati in modo esplicito ai bambini e agli adolescenti possono rientrare tra le pubblicazioni sanzionabili penalmente secondo l’articolo 528 del Codice Penale. 
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