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Atti osceni

del 12/10/2016
CHE COS'È?

Atti osceni: definizione

Il reato di atti osceni, previsto dall'articolo 527 del Codice Penale italiano, impone una sanzione amministrativa da un minimo di 5mila a un massimo di 30mila euro per chiunque compia atti osceni in un luogo esposto o aperto al pubblico o in un luogo pubblico. 


COME SI FA

Cosa si intende per "atti osceni"?

Gli atti osceni sono quelli che offendono il pudore secondo il comune sentimento, come specificato dall'articolo 529 del Codice Penale. Vengono considerati in maniera equivalente gli atti e gli oggetti: sono osceni quelli che, stando alla sentenza della Cassazione n. 37395 del 2004, provocano una immediata reazione emotiva di repulsione, di turbamento o di disagio per ciò che concerne comportamenti sessuali o organi del corpo. A proposito dei comportamenti sessuali, si considerato il fatto che essi, per esigenze morali, per stratificazione dei costumi, per continuità pedagogica o per istintività ancestrale, debbano essere svolti nel riserbo e nell'intimità. La sentenza della Cassazione n. 5308 del 1984 parla, inoltre, di levatura sociale, intellettuale e morale, tenendo conto della sensibilità delle persone, in funzione di un criterio storico ed evolutivo e, dunque, del momento storico in cui il fatto incriminato si verifica.


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Qual è il bene giuridico che viene tutelato?

Il bene giuridico che viene tutelato è l'interesse pubblico ad assicurare la tutela del buon costume e della moralità pubblica, come si può intuire dal fatto che la fattispecie delittuosa degli atti osceni è collocata nel libro II, all'interno del titolo IX, proprio là dove sono specificati i delitti contro questi due valori. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 368 del 1992, parla in proposito di una convivenza sociale che, in rapporto alle modalità di espressione del costume sessuale e ai contenuti morali, deve essere in linea con i principi costituzionali del reciproco rispetto tra le persone e della tutela della dignità umana. In particolare, i cosiddetti atti osceni vanno a colpire e ad offendere il pudore sulla base del sentimento comune, cioè il sentimento di un uomo medio e maturo sia dal punto di vista psicologico che dal punto di vista etico, che considera il fenomeno sessuale come elemento fondamentale per qualsiasi individuo.

2. Che cosa si intende con pudore?

Per risalire alla concezione giuridica di pudore si può fare riferimento a una giurisprudenza non troppo recente ma non per questo poco attuale: la sentenza n. 1809 del 1976 della Cassazione, per esempio, parla del pudore come di un fenomeno umano e biologico che si traduce in una reazione irriflessa di repulsione e disagio. 

3. Qual è l'elemento oggettivo del reato?

Il compimento degli atti osceni rappresenta l'elemento materiale del reato: un reato di pericolo e comune. Perché gli atti osceni siano realizzati, è sufficiente - secondo la sentenza n. 11541 del 1999 della Cassazione - la visibilità astratta degli stessi da parte di altre persone non consenzienti. Ecco perché la capacità offensiva del fatto dipende dal contesto ambientale nel quale si verifica: la capacità di offendere il pudore deriva dalla percepibilità dell'evento da parte di un certo numero di persone, essendo connessa strutturalmente al requisito della pubblicità, come indicato dalla sentenza n. 48532 della Cassazione. L'osceno è tale solo nel momento in cui può arrivare alla percezione della collettività: quello che avviene nella sfera privata non può essere mai considerato osceno, almeno dal punto di vista giuridico.
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