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Patti di famiglia: contratto

del 28/02/2013
CHE COS'È?

Patti di famiglia contratto: definizione

L’istituto del patto di famiglia è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico con la L. 14 febbraio 2006, n. 55 che ha introdotto ex novo gli artt. 768 bis c.c. e ss.

L’istituto del patto di famiglia consente al titolare di un’impresa di trasferire, in tutto o in parte,  l’azienda o al titolare di partecipazioni societarie le proprie quote ad uno o più discendenti che si siano dimostrati maggiormente idonei alla gestione dell’impresa.

Esso consente all’imprenditore di realizzare un duplice obiettivo: prevenire ed evitare l’insorgere di liti ereditarie e la disgregazione di aziende o di partecipazioni societarie che si verificherebbero all’apertura della successione nel suo patrimonio con il suo decesso – da un parte – e l’assegnazione del complesso di beni a soggetti idonei ad assicurare la continuità gestionale dell’impresa – dall’altra.


COME SI FA

Il patto di famiglia è un contratto plurilaterale, inter vivos, ad effetti reali rientrante negli atti tra vivi a titolo gratuito e deve essere concluso, a pena di nullità, per atto pubblico.

Il patto di famiglia può essere impugnato dai partecipanti per vizi del consenso (errore, violenza, dolo), ai sensi dell’art. 1427 e ss. c.c. e la relativa azione si prescrive in un anno.

Il contratto può essere sciolto o modificato dagli stessi partecipanti al patto, che si intende sciogliere o modificare, mediante la stipula di un diverso contratto, dalle medesime caratteristiche e medesimi presupposti di cui alle norme che disciplinano il patto di famiglia; oppure mediante recesso, se espressamente previsto nel contratto stesso, attraverso espressa dichiarazione agli altri contraenti certificata da un notaio.


CHI

Devono partecipare al contratto non solo il disponente ed il beneficiario ma anche il coniuge dell’imprenditore e tutti coloro che sarebbero legittimari se si aprisse in quel momento la successione nel patrimonio dell’imprenditore.

L’assegnatario dell’azienda o delle partecipazioni societarie deve versare agli altri partecipanti al contratto non assegnatari, ed ove questi non vi rinunzino in tutto o in parte, una somma di denaro corrispondente al valore delle quote previste dagli artt. 536 e ss. c.c.; i contraenti possono anche concordare che detta liquidazione avvenga, in tutto o in parte, in natura.

I beni assegnati ai partecipanti non assegnatari dell’azienda sono imputati alle quote di legittima loro spettanti. Quanto ricevuto dai contraenti non è soggetto a collazione o riduzione.

 


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