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Mediazione familiare

del 16/11/2015
CHE COS'È?

Mediazione familiare: definizione

La mediazione familiare è un tipo di intervento professionale che si pone lo scopo di riorganizzare le relazioni familiari nel caso in cui una coppia sia intenzionata a separarsi e / o a divorziare. L'obiettivo principale di questo intervento è quello di favorire la cosiddetta bigenitorialità, o cogenitorialità che dir si voglia, vale a dire la salvaguardia della responsabilità genitoriale - quella che un tempo veniva definita come potestà genitoriale - nei confronti dei figli. 



COME SI FA

Come si fa

Quali sono i requisiti per l'applicazione della mediazione familiare?

La principale condizione da cui non si può prescindere è che non vi sia in corso alcun conflitto giudiziale: questo dipende dal fatto che il raggiungimento degli obiettivi nell'ambito della mediazione familiare deve avvenire al di fuori del sistema giudiziario. 

A chi si rivolge questo intervento?

La mediazione familiare può rivolgersi a coppie di qualsiasi tipo: con o senza figli, conviventi o sposate, in fase di separazione, già separate o già divorziate. Una coppia decide di fare riferimento a questo istituto se ha bisogno di cambiare gli accordi nel corso del processo di separazione. Inoltre, la mediazione può riguardare anche le famiglie ricostituite e le coppie di fatto. Ovviamente, sono soprattutto le coppie con figli a ricorrervi, visto che tra le sue finalità principali c'è quella di riorganizzare le relazioni familiari per favorire la continuità genitoriale prestando attenzione agli interessi dei figli. 


CHI

Un mediatore familiare.


FAQ

1. Che cosa fa il mediatore familiare?

La figura del mediatore familiare è quella di una persona che vanta una certa esperienza nella gestione dei conflitti: non deve dare giudizi e, soprattutto, deve essere imparziale, in quanto il suo compito è quello di fornire un aiuto alla coppia che ha intenzione di riaprire i canali di comunicazione che si sono interrotti a causa di un conflitto. Il mediatore familiare, di conseguenza, è tenuto a mantenere una posizione neutrale: il suo ruolo non è quello di fornire una soluzione ai problemi esistenti, e non è nemmeno quello di valutare se le proposte dei genitori siano adeguate o meno. Egli, invece, deve favorire la nascita e lo sviluppo di forme di cooperazione, incentivando i coniugi ad andare alla ricerca e alla scoperta di soluzioni personalizzate e innovative. Il mediatore familiare deve tentare di instaurare un clima positivo, che agevoli la creazione di un rapporto empatico con la coppia e la collaborazione, così che ognuno dei due partner sia in grado di ridefinire nel miglior modo possibile la propria identità personale. 

2. Cosa prevede la legge a proposito della mediazione familiare?

Il contesto non è dei più semplici, nel senso che allo stato attuale, nel nostro Paese, la mediazione familiare non viene considerata come una professione regolamentata. In altre parole non esiste un ordine professionale, un albo o qualsiasi altro organo istituzionale di vigilanza che si occupi del controllo, e lo Stato non definisce dei requisiti minimi per diventare mediatore familiare. Ecco, quindi, che questo ruolo può essere ricoperto da altre figure professionali definite: un assistente sociale, per esempio, ma anche uno psicologo o un avvocato. La professionalità del mediatore professionale, quindi, non è regolamentata, anche se alcune agenzie formative accreditate possono erogare dei corsi di formazione riconosciuti a livello regionale che provvedono al rilascio di un attestato.

3. Che differenza c'è tra la mediazione familiare e la psicoterapia familiare?

Bisogna precisare che la mediazione familiare si presenta come un intervento a breve termine, a cui i figli di una coppia non possono prendere parte, che intende favorire un accordo e la comunicazione, pur avendo come obiettivo la separazione o il divorzio (consensuali, ovviamente); la psicoterapia familiare, invece, è un intervento a medio o lungo termine, a cui i figli di una coppia possono prendere parte, che ha lo scopo di curare.
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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

Alessandro

03/02/2012 23:06:45

Egregio Dott. Mario Alberto Catarozzo,
nel momento che lei scrive la seguente frase: " ... le questioni attinenti all'esercizio della genitorialità (diritto di visita del papà ....", si schiera in modo esplicito contro la bi-genitorialità.
La invito ad andarsi a leggere il documento ufficiale scritto dall'Ordine degli Psicologi" e depositato alla commissione Giustizia del Senato Italiano.
Un mediatore che esprime esplicitamente la sua posizione a favore di un modello monogenitorialie con la madre "collocataria" e il padre avente un banale diritto di visita, forese sarebbe meglio che si occupasse di altro, perchè questo NON è il bene dei minori. Si vada a laggere i riscontri scintifici certificati secondo i più rigidi criteri accadameci.

MARIO ALBERTO CATAROZZO

06/02/2012 10:02:27

Gent.mo Alessandro,
temo che lei abbia letto male quanto sopra. Si figuri se io mi schiero contro la bigenitorialità! E' ASSOLUTAMENTE ovvio che la bigenitorialità è quanto di meglio si possa auspicare in una separazione, per il bene dei figli innanzitutto. Tra l'altro, faccio parte io stesso della categoria dei separati con figli, per cui si figuri lei se per me la bigenitorialità piena non è quanto di meglio si possa sperare. Mi lascia, devo dirle, un po' perplesso il tono che usa e il fatto che (non ho capito se lei è uno psicologo) non ha chiesto eventualmente chiarimenti se le erano venuti dubbi sul senso di quanto letto, ma ha dato per scontato che la sua interpretazione fosse quella corretta, cosa alquanto bizzarra per chi dovrebbe essere abituato a non partire da preconcetti e a non arrivare a conclusioni soggettive. Per il resto se si vuole confrontare con me su i temi della mediazione, da quelli giuridici in poi sono a sua completa disposizione.
Se lei affronta questi argomenti, non mi è chiaro, sa bene che una cosa è la teoria e una è la pratica, per cui anche nella miglior separazione con affido condiviso dei figli è sempre buona regola specificare per iscritto le modalità di relazione, oltre che obbligatoriamente inserito nel ricorso di separazione consensuale se vuole ottenere l'omologa del giudice. Sui termini di "collocatario" o meglio "assegnatario" e "affidatario" dovrebbe conoscere la differenza, spero, quindi ancora una volta la sua polemica fastidiosa e inutile non mi è chiara.

Paola

29/02/2012 16:07:23

Salve Dott. Catarozzo, sono una sua ex corsista del Master in Mediazione Familiare tenutosi a Roma nel 2008 nonchè mediatrice familiare e docente dell'area psicologica. Le faccio i complimenti per la pagina web sulla MF, molto esaustiva e schematica. Cordialità.

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