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Abusi familiari: provvedimenti

del 11/12/2015
CHE COS'È?

Abusi familiari provvedimenti: definizione

I provvedimenti contro gli abusi familiari sono strumenti di protezione che possono essere disposti con l'obiettivo di garantire una maggiore tutela dei conviventi o dei membri di una famiglia nel momento in cui il comportamento di un coniuge o di un convivente è causa di grave pregiudizio per (e quindi rischia di compromettere) l'integrità morale o fisica, se non addirittura la libertà, dell'altro coniuge o convivente. Si tratta, in altre parole, di misure di protezione che il legislatore prevede per tutelare i soggetti che subiscono delle violenze all'interno del nucleo familiare da parte del coniuge o da parte del convivente.


COME SI FA

Quali sono le circostanze su cui i provvedimenti contro gli abusi familiari si basano?

Le circostanze sono due: la convivenza e un comportamento che sia foriero di un grave pregiudizio per la salute della persona che subisce gli abusi. Per quel che riguarda la convivenza, il ricorso alle misure di protezione può avvenire unicamente nel caso in cui la persona che compie gli abusi e le azioni violente e la persona che li subisce vivano sotto lo stesso tetto. Le norme che riguardano gli ordini di protezione si riferiscono solo ai nuclei composti dai familiari che convivono, sia per evitare che i comportamenti violenti che avvengono nel contesto domestico si protraggano, sia per interrompere situazioni di convivenza non serena. Il requisito di convivenza, per altro, rimane anche nell'eventualità in cui sia stato deciso un allontanamento finalizzato a evitare nuove violenze, benché l'abitazione familiare sia rimasta il centro degli interessi sia affettivi che materiali. 


CHI

Un avvocato.


FAQ

1. Qual è la procedura da seguire per ottenere i provvedimenti desiderati?

La persona che intende richiedere una misura di protezione è tenuta a ricorrere al tribunale del luogo in cui è domiciliata o risiede, anche personalmente. Dopo che il ricorso è stato presentato, viene nominato dal presidente del tribunale un giudice a cui spetta la trattazione della causa. Il giudice, a sua volta, sente le parti e, se lo ritiene necessario, dispone delle indagini sul loro patrimonio, sul loro tenore di vita e sui loro redditi, provvedendo con un decreto motivato che è immediatamente esecutivo. Il decreto può essere emesso, in caso di urgenza, dopo l'assunzione di informazioni anche sommarie: in questo caso l'udienza a cui le parti devono essere presenti viene fissata successivamente. In seguito all'udienza, quindi, l'ordine di protezione viene revocato, modificato o confermato a seconda dei casi. Il decreto può essere impugnato con un reclamo al tribunale, da presentare entro dieci giorni dalla data in cui il decreto è stato notificato o comunicato. A quel punto il tribunale provvede con decreto motivato in camera di consiglio, in composizione collegiale: questo decreto non può essere impugnato, neppure in Corte di Cassazione. 

2. In cosa consistono i provvedimenti?

I provvedimenti adottati ordinano che la condotta pregiudizievole venga cessata e che il coniuge o il convivente che si è reso responsabile degli abusi e delle violenze venga allontanato dalla casa familiare. Possono essere previsti anche dei provvedimenti accessori: per esempio, al destinatario dell'ordine può essere prescritto il divieto di avvicinarsi ai luoghi che la vittima della violenza frequenta abitualmente (la sua casa, ovviamente, ma anche le scuole dei figli, il posto di lavoro, le abitazioni di suoi amici o parenti, e così via). Il giudice può, inoltre, sollecitare l'intervento dei servizi sociali, sia nel caso in cui siano coinvolti dei figli, sia nel caso in cui non vi siano bambini di mezzo, con l'obiettivo di sostenere la vittima ed eventualmente favorire la ricomposizione del nucleo familiare.
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