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Praticantato

del 23/12/2011
CHE COS'È?

Praticantato: definizione

Per praticantato si intende il rapporto che si instaura tra un professionista iscritto ad un Ordine Professionale, che nel rapporto assume la posizione di dominus (o dante pratica), e un soggetto praticante, al fine dell’acquisizione da parte di quest’ultimo della formazione teorico-pratica necessaria all’espletamento dell’esame di Stato, grazie al superamento del quale potrà accedere all’esercizio della libera professione.

COME SI FA
Ogni libera professione, il cui accesso è subordinato all’iscrizione ad un Ordine (ad esempio Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Avvocati, Consulenti del Lavoro, Ingegneri, Architetti, Psicologi, Periti Industriali, Geometri, eccetera) ha un proprio regolamento e, parimenti, un regolamento inerente il rapporto di praticantato. Tali regolamenti normano, tra l’altro, i titoli di studio per l’accesso al praticantato, i modi, i termini e la durata del periodo di formazione. Il rapporto di praticantato si differenzia da qualsiasi altra forma di collaborazione. Per la sua particolare natura e per le peculiari finalità presenta connotazioni esclusive non riscontrabili in altri rapporti a contenuto formativo e/o lavorativo.
Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, la causa di un tipico rapporto di praticantato professionale “è quella di assicurare da parte di un professionista al giovane praticante quelle nozioni indispensabili per l’attuazione, nella prospettiva e nell’ambito di una futura e determinata professione intellettuale, della formazione teorica ricevuta in ambito scolastico” (Cassazione, sezione lavoro, 19 luglio 1997, n. 6645).
E’, quindi, sia nella formazione altamente specialistica impartita dal dominus, sia nella differente finalità che nei diversi contenuti, che si giustifica l’essenziale gratuità del praticantato e che lo distingue dai rapporti a contenuto misto (formativo e di lavoro).
L’attività svolta dal praticante non può considerarsi elemento distinto e costitutivo del rapporto ma parte dell’iter formativo diretto al futuro libero professionista.
Siccome l’unico onere del praticante è quello di acquisire con diligenza, lealtà, dignità e riservatezza le conoscenze teorico-pratiche e la preparazione idonea all’esercizio dell’attività professionale, per converso, da parte del dominus non vi é l’onere di garantire controprestazioni economiche. Il sinallagma è costituito esclusivamente dall’obbligo da parte del dominus di impartire al praticante tutte le nozioni formative necessarie per il raggiungimento dell’abilitazione professionale e da parte del praticante impegno nell’apprendimento.
Il rapporto di praticantato non è un rapporto in cui si riscontrano gli obblighi della prestazione lavorativa e della controprestazione economica, propri di altri rapporti di natura autonoma o subordinata. Nel praticantato, inoltre, non sono presenti gli altri elementi essenziali e costitutivi dei rapporti di lavoro subordinato (inserimento del lavoratore nella struttura organizzativa, sottoposizione al potere gerarchico e disciplinare, rispetto dell’orario di lavoro) o autonomo (obbligo di prestare senza subordinazione un’opera o un servizio verso un corrispettivo) o di collaborazione a progetto. In tali rapporti, infatti, all’addestramento teorico-pratico, ove esistente come nell’apprendistato, si aggiunge una prestazione lavorativa retribuita che, sebbene talvolta qualitativamente e quantitativamente ridotta rispetto a quella espletata da un lavoratore qualificato, costituisce un elemento essenziale del rapporto stesso.
Ferma restando la sempre presente possibilità di corrispondere al praticante un rimborso spese o una borsa di studio (con trattamento fiscale adeguato), attualmente i regolamenti di alcune professioni (vedasi ad esempio quello dei consulenti del lavoro), tenuto conto del decreto legge 138 del 2011, riconoscono pongono l’obbligo di riconoscere al praticante un compenso di natura indennitaria (articolo 12 comma 2, regolamento praticantato consulenti del lavoro) commisurato ad analoghe situazioni esistenti nella zona di svolgimento del praticantato stesso. Tale nuovo regolamento, inoltre, prevede anche l’ipotesi di un praticantato a tempo parziale, nel senso che il soggetto può compiere la pratica professionale con una parziale presenza in Studio, non inferiore alle 20 ore settimanali e 1800 ore nel biennio (articolo 13, comma 2, regolamento praticantato consulenti del lavoro). In tal caso non è esclusa la possibilità di instaurazione di un rapporto di lavoro dipendente part-time anche con lo stesso professionista.

CHI
Rivolgersi alle specifiche sedi degli Ordini Professionali inerenti la professione di proprio interesse.

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