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L'impresa femminile cresce. Soprattutto al Sud

del 28/01/2011
di: Simona D'Alessio
L'impresa femminile cresce. Soprattutto al Sud
Ingegnose e determinate, le imprenditrici italiane si mettono brillantemente al riparo dai fendenti della crisi economica. E, in un solo anno, fanno salire del 2,9% le aziende «rosa», che al giugno 2010 risultano essere 1.421.085, mentre quelle guidate da uomini subiscono una flessione dello 0,36%. Si delinea, intanto, una inedita e interessante figura di donna a capo di un'attività in proprio: mediamente ha 54 anni, la sua scelta è più figlia della passione che della necessità, e miete sempre più successi nel Mezzogiorno. A rilevarlo è il 2° rapporto nazionale sull'imprenditoria femminile di Unioncamere, in collaborazione con il ministero dello sviluppo economico e il dipartimento delle pari opportunità, presentato ieri a Roma.

L'indagine conferma, dichiara Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, come nel nostro paese «uno dei modi privilegiati attraverso cui le donne partecipano al mondo del lavoro è quello dell'impresa», poiché una su quattro ha al vertice un esponente del gentil sesso.

Fra il 2009 e l'anno appena trascorso, inoltre, si assiste a uno scatto felino delle aziende femminili che, al confronto con quelle dei colleghi maschi, che ne perdono 17.072, aumentano di ben 29.040 unità; il Lazio detiene il primato (+6.638), a seguire ci sono la Lombardia (5.310) e la Campania (3.248).

Ad avere maggiore appeal per quelle che Lella Golfo (senatrice del Pdl e presidente della Fondazione Marisa Bellisario, l'ente per lo studio e la progettazione di interventi in favore delle imprenditrici) considera delle «capitane coraggiose» i settori dei servizi di alloggio e ristorazione (+4.346 nuove realtà), del commercio (+4.129) e delle costruzioni (+4.016), a testimonianza della crescente inclinazione a volersi cimentare anche in aree per anni ritenute soltanto «da uomini».

Tendenzialmente inclini a gestire il proprio patrimonio con prudenza, le manager del Belpaese, limitano il ricorso a fonti finanziarie esterne e, se lo fanno, prediligono le banche locali.

Nella sanità e nell'assistenza sociale, si legge ancora nel rapporto, quasi un'azienda su due è controllata da una donna; la classifica dei comparti, però, vede in vetta il commercio (29,2%) e al gradino inferiore l'agricoltura (17,8%), poi l'alloggio e la ristorazione (8,6%), il manifatturiero (8,3%) ed i servizi (7,6%).

A un impegno così rilevante da parte dell'imprenditrice, osserva Alessandra Servidori, consigliera nazionale di parità presso il ministero del Welfare, dovrebbero corrispondere sostegni adeguati, come quello alla maternità, poiché questa fetta di lavoratrici «spesso è in attività anche il giorno prima del parto».

Fra le buone notizie fornite da Unioncamere c'è anche l'alto tasso di femminilizzazione del tessuto produttivo del Sud (26,1%), seguito dal Nordovest (24,5%), dal Centro (21,5%) e dal Nordest (17,9%). E la palma di regione con il maggior numero di aziende «rosa» spetta al piccolo Molise (30,2%), a cui si affiancano sul podio la Basilicata (27,9%) e l'Abruzzo (27,7%).

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