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Abuso di diritto boomerang

del 28/01/2011
di: di Andrea Bongi
Abuso di diritto boomerang
L'utilizzo dell'abuso del diritto tributario negli accertamenti fiscali può avere effetti devastanti sui bilanci delle imprese rendendo ancor più difficile, per queste ultime, realizzare l'obiettivo di una fuoriuscita dalla crisi economica.

L'assenza di regole certe in ambito tributario può innescare un fattore concorrenziale negativo in grado di disincentivare l'avvio, o il ritorno, di attività produttive nel nostro paese.

È questo il grido di allarme che i presidenti di Abi, Ania e Confindustria (rispettivamente Giuseppe Mussari, Fabio Cerchiai ed Emma Marcegaglia) hanno evidenziato in una lettera indirizzata direttamente al ministro dell'economia e delle finanze Giulio Tremonti (riprodotta in pagina).

Secondo gli estensori la certezza delle regole fiscali «assume un ruolo di assoluto rilievo». E l'utilizzo, quasi indiscriminato, nelle attività di accertamento della teoria dell'abuso del diritto come se la stessa potesse corrispondere ad un parametro oggettivo sulla base del quale decidere l'applicabilità o meno di norme del diritto tributario positivo a fattispecie concrete, si legge nella missiva in commento, finisce per assimilare la nozione di risparmio fiscale a quella di elusione.

Per le imprese, soprattutto per quelle di grande dimensione, il rischio di commettere errori in ambito tributario deve essere fisiologicamente preventivato non «essendo mai del tutto scongiurabile la possibilità di commettere errori o divergenze interpretative». Il rischio però che l'amministrazione finanziaria possa sindacare scelte di natura economica compiute dalle imprese a distanza di anni dalle operazioni effettuate non può essere invece messo in conto. Senza una norma specifica che disciplini esattamente i confini e gli ambiti applicativi della teoria dell'abuso del diritto è messa a rischio la stessa certezza del diritto con la corrispondente elevata possibilità di veder sindacate le scelte operate dalle imprese solo perché non corrispondenti a quelle più onerose dal punto di vista fiscale.

Ed è proprio un intervento normativo quello che Giuseppe Mussari, Fabio Cerchiai ed Emma Marcegaglia chiedono al ministro Tremonti nella lettera congiunta. Una soluzione normativa che, vista la delicatezza della materia, dovrebbe assurgere al rango di principio generale dell'ordinamento tributario al pari delle disposizioni contenute nello Statuto dei diritti del contribuente.

L'assenza di un quadro normativo chiaro in tale ambito tributario si pone in netto contrasto, secondo i firmatari della missiva, con l'invito indirizzato alle imprese nella recente manovra di stabilità per riportare o aprire sedi operative in Italia.

Il rischio di un sindacato tributario sulle scelte economiche d'impresa costituisce dunque per i rappresentanti delle tre sigle associative un fattore di concorrenza negativo che colpisce il nostro paese rendendolo meno attrattivo rispetto alle altre economie concorrenti.

In un tale contesto non mancano tuttavia alcuni recenti segnali positivi puntualmente evidenziati nella lettera in commento. Lo stesso direttore dell'Agenzia delle entrate, si legge nel testo, «lamenta la mancanza di una precisa definizione normativa dell'abuso che possa orientare con sufficiente grado di affidabilità i comportamenti dei contribuenti e dell'amministrazione». Vittime di tale vuoto normativo non solo dunque soltanto le imprese ma anche gli stessi funzionari dell'amministrazione finanziaria che potrebbero correre il rischio di vedersi contestare censure a loro carico per danno erariale, per non aver contestato abusi in linea con le più recenti evoluzioni giurisprudenziali (si veda ItaliaOggi Sette del 17 gennaio scorso).

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