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Limiti alle multinazionali

del 27/01/2011
di: di Manola Di Renzo
Limiti alle multinazionali
Il colonialismo non è mai finito. Anche ora, nel 2011, continuano a svilupparsi sistemi moderni di politiche coloniali, seguendo sempre la stessa logica. Cercano di promuovere queste forme che creano occasioni di sviluppo e di crescita per gli ospitanti.

Parliamo in particolar modo delle multinazionali estere, che vengono in Europa, e in particolare in Italia, a fare investimenti e ad aprire nuove strutture. Le aziende che decidono di sviluppare il loro giro d'affari da noi si portano dietro la loro esperienza in campo sindacale e conoscendo le problematiche tipiche italiane imparano a eluderle.

Le grandi imprese con filiali in tutto il mondo insegnano a tenere i sindacati fuori dalle loro aziende. Li lasciano muovere a un distanza stabilita e nessuno parla.

Mai abbiamo pensato di mettere in dubbio il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori, sono attori fondamentali per un'evoluzione del sistema paese. L'esempio che viene dall'estero, però, fa riflettere. Specialmente in America vige una sorta di diktat, un motto che funziona da legge non scritta: «Tanto lavoro, poche chiacchiere».

Per esempio si parla di una prossima apertura in Italia di circa 50/60 nuovi punti vendita del gruppo Mac Donald's, e di conseguenza verranno assunti circa un migliaio di dipendenti. Questo significa più lavoro. Ma siamo sicuri che davanti a una notizia del genere alcune parti sindacali avrebbero da dire, a prescindere. Per i motivi sbagliati, però.

Il punto che vorremmo trattare è quanto faccia bene all'Italia questo tipo di investimento. E non mi riferisco nello specifico alla catena di fast food.

Il modo più utilizzato dalle grandi catene per poter tener a distanza i sindacati è avvalersi delle agenzie di lavoro interinale. Senza contratti a lungo termine o addirittura a tempo indeterminato, i vantaggi per l'azienda sono molteplici.

Ma queste grandi aziende non creano occupazione stabile, è questo il danno più grande. Si limitano a sfruttare le migliori condizioni possibili, creando solo brevi opportunità, lavori spesso a tempo determinato e a part-time. Non offrono particolari esperienze professionali, mentre contribuiscono a far aumentare i giri d'affari della casa-madre. I vantaggi per il paese in cui avviene l'investimento sono relativamente pochi.

Non vi è un reale contribuzione, seppur in modo indiretto, all'aumento del tasso di occupazione.

E mentre in Italia ci preoccupiamo di salvaguardare la figura del lavoratore e che l'azienda goda di «sana e robusta costituzione» per far fronte ai propri impegni, le imprese estere con un leggero balzo in avanti scavalcano ogni nostra priorità dando vita a disparità di trattamento tra le aziende nazionali e quelle internazionali, a grande discapito delle piccole imprese, senza che qualcuno dia voce a quanto accade.

Lascia perplessi il ruolo dei sindacati e di come essi non riescano a dialogare e soprattutto a entrare in queste realtà. È come se tutta l'attenzione di questi «attori sociali» andasse a rivolgersi alle questioni di rilevanza mediatica. Mirafiori e il caso Fiat, per fare un esempio.

La sensazione è che a volte i sindacati mostrino una chiusura eccessiva per dei sistemi in cui il cambiamento è necessario, mentre sono quasi rassegnati e poco influenti dove ci sarebbe da combattere. Occorre andare verso una contrattazione che osserva il contesto aziendale e territoriale, tenendo conto di: ambiti e fattori di rischio, organico, esigenze di conciliazione, strumenti e misure già esistenti, sviluppo dei percorsi professionali, formazione, valorizzazione delle differenze nella gestione delle risorse umane, presenza di rischi di discriminazione e verifica di presenza e necessità di iniziative per le pari opportunità. Uno sguardo lungimirante e con una precisa visione di insieme.

Solo che in questo caso, mentre il governo osserva le dinamiche di variazione del sistema, le parti sociali sembrano non capire come per taluni lavoratori manchino rilevanti forme di tutela. Forse le multinazionali non suscitano interesse.

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