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Confprofessioni, parte il rilancio

del 27/01/2011
di: di Gaetano Stella presidente di Confprofessioni
Confprofessioni, parte il rilancio
Ai primi di febbraio 2009, il gruppo Luxottica ha siglato un patto con i sindacati che prevede innovative misure di welfare a sostegno dei dipendenti: accordi con catene commerciali, convenzioni con centri di medicina diagnostica e preventiva, cure odontoiatriche e pediatriche, incentivi all'uso dei mezzi pubblici, borse di studio per i figli, orientamento professionale… L'intesa ha segnato una svolta significativa al sistema delle relazioni sindacali e della rappresentanza. Dopo circa due anni, il 14 gennaio 2011 il referendum dei lavoratori della Fiat, al di là dei risvolti sul futuro produttivo e occupazionale di Mirafiori, ha accelerato il processo evolutivo delle relazioni industriali, modificando profondamente gli assetti associativi e sindacali e ridisegnando la mappa della rappresentanza.

Luxottica e Fiat, seppur con modalità differenti, sono due facce della stessa medaglia, che riporta in primo piano la centralità degli accordi aziendali e della contrattazione decentrata, in uno scenario associativo debole e frammentato, spesso ancorato su rendite di posizione logore e sganciate dalla realtà sottostante. Di fatto, l'evoluzione del mercato e le forti spinte alla competitività candidano i grandi gruppi industriali a trasformarsi in inediti protagonisti della rappresentanza, mettendo una pesante ipoteca sul ruolo del sindacato e della contrattazione collettiva nazionale, che dovrà affrontare con una certa urgenza il rapporto tra diritti sindacali, produttività e retribuzione, assecondando (meglio, governando) i cambiamenti in atto nel sistema produttivo e sociale del Paese.

Parallelamente, si assiste alla nascita di nuove aggregazioni associative che mirano a ridisegnare il panorama della rappresentanza in Italia, allargando il vecchio sistema triangolare della concertazione che fino a oggi vedeva protagonisti solo governo, Confindustria e sindacati. Così, il 10 maggio 2010, commercianti, artigiani e piccole imprese hanno dato vita a Rete Impresa Italia, un organismo che vanta più di due milioni di imprese iscritte, su 14 milioni di addetti. Il riassetto del sistema associativo pare una fenomeno irreversibile che coinvolge tutti i comparti produttivi del Paese. Il 27 gennaio 2011 verrà presentata a Roma l'Alleanza delle cooperative italiane, il coordinamento delle tre grandi centrali (Lega, Confcooperative e Agci) che punta a riorganizzare e rafforzare l'azione di rappresentanza della cooperazione.

E le professioni? In uno scenario in cui il riposizionamento dell'associazionismo spontaneo punta a dare risposte ai nuovi bisogni degli iscritti, superando i confini tradizionali delle categorie di riferimento, si sta assistendo a una curiosa tendenza dove «tutti» vogliono rappresentare «tutto»: associazioni artigiane che iscrivono industriali e commercianti, associazioni industriali che si aprono a artigiani e operatori del commercio e del turismo, associazioni agricole che assorbono cooperatori, commercianti… e tutti tendono a mettere le mani sui professionisti. Paradossalmente, il mondo delle attività intellettuali è il terreno di caccia più battuto della rappresentanza, che vede attivamente impegnati Confindustria, Confcommercio, Cna e organizzazioni sindacali. Lo scorso maggio, Confindustria, Colap e Uniprof (l'affiliazione tra Cna e Assoprofessioni) hanno sottoscritto il loro «manifesto delle professioni», schierandosi apertamente contro gli ordini professionali in una iniziativa più mediatica che di contenuti. Il 22 ottobre scorso a Roma è stato siglato un protocollo d'intesa tra il Colap e le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil assieme alle Associazioni dei Consumatori per certificare il sistema delle associazioni professionali, che sottende a legittimare e rafforzare la loro capacità di influenza presso gli organismi decisori.

L'accerchiamento al sistema delle professioni ha avuto una chiara conferma con le recenti modifiche allo statuto della Confcommercio, che prevedono l'esplicita adesione dei professionisti. È un passaggio chiave che segue l'adesione al contratto del commercio da parte di migliaia di professionisti e delle loro società strumentali.

Le ragioni che hanno portato i le associazioni dell'industria, del commercio, dell'artigianato e le organizzazioni sindacali a «invadere» il terreno delle attività intellettuali sono molteplici: dall'assenza di una «coscienza di classe» dei professionisti fino alle contrapposizioni interne al sistema professionale, che non è ancora riuscito a trovare una piattaforma politica, unitaria e condivisa, tra le sue componenti: ordini, casse di previdenza e associazioni sindacali. Anzi, la crescente tensione a presidiare spazi che esulano dalle rispettive finalità istitutive ha generato una confusione di ruoli che, in ultima analisi, penalizza solo i liberi professionisti. Di fronte a questo scenario, Confprofessioni ha l'obbligo e il dovere di richiamare l'intero comparto professionale per rafforzare il proprio ruolo di rappresentanza passiva (ovvero la tutela degli interessi delle categorie intellettuali) e attiva, contribuendo alle definizione delle scelte politiche del Paese, intervenendo direttamente sui temi centrali dell'economia, del lavoro, della salute e dello sviluppo sostenibile, grazie all'azione che sta portando avanti presso il Cnel e le commissioni governative di riforma. La Confederazione ha imboccato un percorso che porta all'allargamento del ruolo e della rappresentanza politica a tutto il mondo delle professioni, ponendosi come «polo aggregante» delle attività ad alto contenuto intellettuale e punto di riferimento esclusivo dei liberi professionisti. L'azione politica si accompagna a una precisa strategia al fianco dei professionisti sui temi che toccano da vicino la loro vita professionale: dalla riforma delle professioni alla previdenza, dalla formazione alle pari opportunità ai giovani, dal fisco al Mezzogiorno fino all'Europa. Partendo dal contratto di lavoro e dagli strumenti della bilateralità si sta puntando, con la massima condivisione, ad ampliare le garanzie esistenti e a introdurre servizi a valore aggiunto che possano rispondere alle esigenze reali delle categorie. Basti pensare alle potenzialità di sviluppo offerte del credito, dalla conciliazione o all'arbitrato, per citare solo qualche esempio. La rivoluzione è appena cominciata.

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