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Elenco forniture, immobili fuori

del 27/01/2011
di: di Franco Ricca
Elenco forniture, immobili fuori
Le compravendite di immobili non dovranno essere incluse nell'elenco telematico delle forniture Iva da 3 mila euro in su; da segnalare, invece, le operazioni intracomunitarie, ancorché soggette agli obblighi Intrastat. Sono alcune precisazioni rese dall'Agenzia delle entrate nel corso di incontri con la stampa specializzata, che saranno ufficializzate, come oramai consuetudine, in una prossima circolare. Altri chiarimenti riguardano la disciplina della territorialità e del debitore dell'imposta in vigore dal 1° gennaio 2010.

Comunicazione telematica delle operazioni Iva. Il provvedimento dell'Agenzia delle entrate del 22 dicembre 2010 ha dato attuazione alle disposizioni dell'art. 21 del dl 78/2010, con cui è stato istituito l'obbligo, per i soggetti passivi dell'Iva, di comunicare telematicamente all'Agenzia le operazioni rilevanti ai fini dell'imposta di importo non inferiore a 3 mila euro (importo elevato a 25 mila per le operazioni 2010). Per limitare l'aggravio per i contribuenti, il provvedimento stabilisce che non devono essere comunicate le seguenti operazioni, già monitorate dall'Agenzia con altri strumenti:

- importazioni

- esportazioni di cui all'art. 8, lett. a) e b) del dpr 633/72

- cessioni di beni e prestazioni di servizi scambiate con operatori di paesi black list

- operazioni comunicate ai sensi dell'art. 7 del dpr 605/73 (contratti di somministrazione di gas, energia elettrica ecc.).

In fase di prima applicazione, inoltre, non devono essere comunicate le operazioni per le quali non sussiste obbligo di fattura effettuate fino al 30 aprile 2011.

Al riguardo, l'Agenzia ha precisato che devono ritenersi escluse dall'obbligo in esame anche le operazioni riguardanti le cessioni di immobili (delle quali l'amministrazione ha notizia attraverso la registrazione degli atti), mentre devono essere comunicate le cessioni di autoveicoli, le quali, pur essendo sottoposte al regime di pubblicità mediante l'apposito registro, non sono monitorate dall'anagrafe tributaria.

L'obbligo di comunicazione, inoltre, sussiste per le operazioni intracomunitarie soggette a dichiarazione Intrastat, in quanto le informazioni che l'amministrazione finanziaria acquisisce attraverso i modelli Intra non contengono gli elementi richiesti dall'art. 21 del dl 78/2010, in particolare «la singola operazione».

Quanto alla soglia di 3 mila euro, l'Agenzia ha chiarito che per i contratti da cui derivano corrispettivi periodici (appalto, fornitura, somministrazione, noleggio, locazione ecc.), anche se conclusi verbalmente, la soglia va verificata tenendo conto dell'ammontare complessivo, nell'anno solare, con riferimento al medesimo cliente o fornitore. Per gli altri contratti, ad esempio la compravendita, «il superamento della soglia deve essere collegato alla singola operazione» (è naturale, anche se non precisato, che i pagamenti di acconto e saldo in giorni diversi si considereranno unica operazione).

Territorialità delle prestazioni di deposito di merci. In merito ai criteri di localizzazione delle operazioni ai fini Iva, secondo l'Agenzia le prestazioni di deposito merci non sono qualificabili come servizi relativi a beni immobili; pertanto, quando rese a soggetti passivi, tali prestazioni si considerano territoriali nel paese del committente, ai sensi dell'art. 7-ter del dpr 633/72. L'Agenzia non ha dunque condiviso l'ipotesi, che parrebbe accolta nella normativa olandese, che si tratti di servizi immobiliari da assoggettare all'Iva nel luogo in cui si trova l'immobile. L'Agenzia ha inoltre precisato che qualora il committente italiano riceva la fattura dal prestatore olandese con addebito dell'Iva, per non incorrere nella sanzione prevista dall'art. 6, comma 9-bis, del dlgs n. 471/97, dovrà adempiere agli obblighi d'imposta con il meccanismo del «reverse charge». In proposito, è da osservare che, trattandosi di addebito dell'Iva olandese, qualora il committente non provveda all'applicazione dell'imposta, la sanzione dovrebbe essere quella dal 100 al 200% dell'imposta, e non quella «mite» del 3%.

Prestazioni nei depositi Iva. Nel caso di prestazioni di servizi nel deposito Iva fatturate a soggetti passivi esteri, convalidando le soluzioni già suggerite da ItaliaOggi del 15 giugno 2010, l'Agenzia ha chiarito che si tratta di operazioni non territoriali ai sensi dell'art. 7-ter del dpr 633/72 (e non di operazioni senza pagamento dell'Iva ai sensi dell'art. 50-bis del dl 331/93), che pertanto non concorrono neppure alla base imponibile dell'estrazione dei beni.

Biglietti aerei per voli nazionali. Sempre in tema di territorialità e di debitore dell'Iva, l'Agenzia ha infine chiarito il trattamento dei biglietti aerei per voli all'interno del territorio nazionale, acquistati da un soggetto passivo italiano presso un soggetto estero. Trattandosi di trasporto (presumibilmente) di passeggeri, il luogo dell'operazione coincide con il territorio di svolgimento del trasporto, ai sensi dell'art. 7-quater, lett. b), dpr 633/72, sicché nella fattispecie l'Iva è dovuta in Italia. Ai sensi dell'art. 17, comma 2, del dpr 633/72, debitore dell'imposta è il committente soggetto passivo, che dovrà pertanto applicare il meccanismo dell'inversione contabile. Nel caso in cui il committente abbia ricevuto la fattura con addebito dell'Iva dalla compagnia aerea estera, per non incorrere nella sanzione del richiamato art. 6, comma 9-bis, dovrà osservare gli adempimenti prescritti e astenersi dal detrarre l'Iva addebitatagli irregolarmente; il fornitore, dal canto suo, potrà rettificare l'erronea fatturazione ai sensi dell'art. 26 del dpr 633/72. Si deve però ricordare che, in questo caso, se il committente non adempie all'obbligo del reverse charge, qualora l'Iva irregolarmente addebitata sia stata comunque versata all'erario, l'imposta resta detraibile e la sanzione è quella «mite» del 3%.

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