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Precari dal giudice

del 25/01/2011
di: di Simona D'Alessio
Precari dal giudice
Oltre 10 mila ricorsi affidati alla Cgil, 1.400 alla Uil e un migliaio alla Cisl. Numeri a cui vanno aggiunte non meno di 40 mila impugnazioni del personale della scuola pubblica (docenti e amministrativi) inoltrate al ministero dell'istruzione da Flc Cgil e Codacons, nonché tutte le vertenze che sono state avviate autonomamente. Sono queste le prime cifre che ItaliaOggi è in grado di anticipare riguardanti il contenzioso dei lavoratori precari che sono stati licenziati, o non hanno ottenuto il rinnovo del contratto e avevano tempo fino al 23 gennaio per presentare istanza contro presunte irregolarità nella risoluzione del rapporto, secondo quanto stabilito dall'entrata in vigore del cosiddetto collegato lavoro (60 giorni a partire dal 24 novembre 2010, ndr). La stima provoca già alcuni mal di pancia fra le tre sigle, poiché via Po si riserva di verificare l'effettiva bontà del computo effettuato dai rappresentanti di Corso d'Italia. Per ciò che concerne il comparto scolastico, in particolare, i diritti che vengono rivendicati vanno dall'assunzione a titolo definitivo agli scatti automatici d'anzianità che sono riservati soltanto al personale docente, dalla ricostruzione di carriera non più parziale (oggi valgono per intero i primi quattro anni d'insegnamento), fino all'illegittimità del termine dei contratti al 30 giugno, anziché al 31 agosto. I sindacati si sono impegnati moltissimo per spiegare alla gente questa opportunità: Uil temp@, l'associazione che ha gestito la pratica per conto dell'organizzazione guidata da Luigi Angeletti, ricorda come sia stata messa in atto, a partire dal varo della legge due mesi fa, una campagna informativa capillare attraverso tutti gli sportelli territoriali di categoria per «informare i lavoratori precari della possibilità di far valere i propri diritti rispetto a un ingiusto licenziamento, o a un contratto utilizzato in modo anomalo». Va sottolineato, inoltre, come i ricorrenti siano in buona parte stati impiegati nella pubblica amministrazione, così come esiste un discreto bacino di persone che hanno prestato servizio nelle varie strutture della Rai, attraverso forme di lavoro intermittente (ossia con delle opportune interruzioni fra un'assunzione e l'altra, perché non potessero reclamare la continuità del rapporto e richiedere il tempo indeterminato), e hanno deciso di presentare denuncia all'azienda radiotelevisiva di stato per stabilizzare la propria posizione. «Non c'è da stupirsi: per effetto delle recenti manovre, i tagli nel pubblico impiego sono stati rilevanti, perciò al giorno d'oggi si ricorre frequentemente al tempo determinato anche nei ministeri», osserva Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl. La prima scadenza per contestare l'interruzione di un rapporto lavorativo è, dunque, passata. «Ciò che faremo d'ora in poi, sarà sensibilizzare i cittadini sempre di più, adottando ogni iniziativa per indicare loro che, se ritengono d'aver subito un torto, hanno 60 giorni per chiederne conto al loro datore di lavoro», conclude il sindacalista.
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