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Con il doppio lavoro aumenta anche l'assegno

del 25/01/2011
di: di Debora Alberici
Con il doppio lavoro aumenta anche l'assegno
Il doppio lavoro del coniuge obbligato può far aumentare l'assegno di divorzio. Non solo. Tale obbligo decorre dallo scioglimento del vincolo coniugale. Ecco i due principi affermati dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 1613 del 24 gennaio 2011, ha confermato la misura di un assegno di divorzio a carico di un marito che aveva fatto il doppio lavoro, fissando la decorrenza dell'obbligo dallo scioglimento del vincolo coniugale. In particolare lui lavorava alle ferrovie e, a un certo punto, aveva fatto un doppio lavoro presso un'azienda di informatica. Poi la coppia aveva divorziato. I giudici avevano fissato un assegno di mantenimento in favore della donna, cinquantacinquenne casalinga, di circa 500 euro al mese. La misura del contributo, avevano motivato, era vincolata anche al doppio lavoro. Lui aveva impugnato la decisione ma la Corte d'appello di Roma aveva respinto tutti i motivi. Contro questa pronuncia l'uomo ha presentato ricorso in Cassazione ma ancora una volta senza successo. Gli Ermellini hanno infatti confermato la decisione dei magistrati romani. La decisione si ispira alle ormai moltissime pronunce di legittimità secondo le quali il mantenimento va parametrato al reddito dei coniugi. Fra le tante qualche anno fa la Suprema corte ne depositò una ben motivata (sentenza 11538 del 2009) secondo cui a seguito della separazione personale tra i coniugi, i figli hanno diritto a un mantenimento tale da garantire loro un tenore di vita corrispondente alle risorse economiche della famiglia e analogo, per quanto possibile, a quello goduto in precedenza, «continuando a trovare applicazione l'art. 147 C.c. che, imponendo il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, obbliga i genitori a far fronte a una molteplicità di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all'aspetto abitativo, culturale, scolastico, sportivo, sanitario». Ma non è tutto. Una bella notizia per il marito ricorso alla Suprema corte per contestare la decorrenza dell'assegno è arrivata dalla sentenza depositata ieri. Infatti, secondo Piazza Cavour l'uomo è obbligato all'assegno di divorzio da quando è stato sciolto il vincolo coniugale. Questo perché, si legge in un passaggio chiave, «l'art. 4 della legge n. 898 del 1970, nel consentire la decorrenza dell'assegno di divorzio dalla data della relativa domanda, non introduce una regola di carattere generale, ma si limita a conferire al giudice un potere discrezionale che rappresenta un temperamento al principio secondo cui l'assegno divorzile, trovando la propria fonte nel nuovo status delle parti, rispetto al quale la sentenza del giudice ha efficacia costitutiva, decorre dal passaggio in giudicato della pronuncia di risoluzione del vincolo coniugale». Sul punto la Procura della Cassazione aveva invece sollecitato una soluzione opposta e cioè di far decorrere l'assegno da prima dello scioglimento del matrimonio.
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