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Terremoti, in 40 anni 100 mld per ricostruire

del 22/01/2011
di: Andrea Settefonti
Terremoti, in 40 anni 100 mld per ricostruire
«Occorre una vera legge organica, non un decreto ministeriale, che preveda la manutenzione del territorio. E soprattutto serve una cabina di regia unica per la gestione del territorio stesso, che dica chi fa cosa». A dirlo è stato Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi durante il secondo forum nazionale dedicato alle norme previste dal decreto ministeriale del gennaio 2008, che si è tenuto ieri a Firenze. «In Italia manca la prevenzione, si agisce soltanto quando c'è una emergenza. E questo ha costi altissimi. Negli ultimi 40 anni si sono spesi 100 miliardi di euro per ricostruire dopo disastri. La prevenzione sarebbe costata dieci volte meno». L'Italia è una terra soggetta a terremoti. «Secondo l'istituto nazionale di geofisica», ha detto Tiziana Guida dei Geologi del Lazio, «si registrano ogni anno 1.700-2.500 eventi con magnitudo pari a 2,5 gradi della scala Richter e ogni cento anni se ne può avere uno con intensità tra il 5 e il 6 grado». Dati che impongono di iniziare a fare prevenzione sul serio. «Si può fare prevenzione e previsione idrogeologica, si può fare prevenzione sismica, mitigazione del rischio», continua il presidente Graziano, «ma occorre una legge di governo del territorio con i decreti applicativi dei vari aspetti. Una legge che abbia dentro gli aspetti urbanistici, le ultime norme nazionali in questo campo sono del 1941, che riorganizzi le competenze e stabilisca un coordinamento per arrivare a un progetto organico». Ma, legge a parte, i fondi i disposizione per la prevenzione sono sempre pochi. Sia per la prevenzione del rischio sismico, sia per quello del dissesto idrogeologico. «La situazione in Italia resta grave. L'82% dei comuni ha almeno un'area ad alto rischio di frane e alluvioni sul proprio territorio e ci sono regioni come Calabria, Valle d'Aosta e Marche, dove siamo al 100%», commenta Graziano dati della Protezione civile alla mano. «Il 10% complessivo del territorio italiano è classificato ad alto rischio di dissesto idrogeologico». Ma il problema è che «praticamente nulla, sotto il profilo fondamentale della manutenzione delle aree a rischio, sia idrogeologico sia sismico, è stato finora fatto. Non solo non esistono una legge e i fondi, il fabbisogno stimato per la messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico è di circa 40 miliardi di euro, ma si ragiona nell'ottica dell'emergenza, dell'intervento a disastro già avvenuto».

Per far sentire la voce di chi opera per la difesa del territorio, Graziano ha evidenziato che occorrerà superare pregiudizi e steccati che oggi caratterizzano i rapporti con gli altri ordini professionali, come con gli Ingegneri e gli Architetti, «da soli otteniamo risultati minori», ha concluso.

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